Bitonto Tv

Esperia
04/10/2013

L’esercito che ci salverà

Città e scuola: auspici e moniti per il varo del Piano di Offerta Formativa Terrritoriale

Ieri dal suo profilo Facebook il primo cittadino Michele Abbaticchio ha annunciato l'avvio di una serie di misure dedicate alla scuola bitontina; fra le altre cose, egli scrive, "l'anno scolastico in corso conoscerà, dopo diversi anni, la stesura di un Piano di Offerta Formativa Territoriale che integrerà il piano didattico con tematiche sociali imprescindibili per una Comunità a misura d'uomo : LEGALITA', INTEGRAZIONE SOCIALE E TURISMO CULTURALE". La notizia, tra il rumore di fondo della "politica" da bar, rischia di passare inosservata, ma è uno di quei segni di intelligenza e di speranza su cui una comunità come quella bitontina dovrebbe basare - per dirla cristianamente - il suo "discernimento vocazionale".

Non è affatto scontato - non lo è stato, purtroppo, anche per i più giovani di noi, che nella scuola bitontina hanno da pochi anni concluso il proprio percorso di istruzione - che gli istituti scolastici vivano la città e nella città; che sappiano guardare oltre il proprio ombelico, e accorgersi di essere parte integrante di un territorio che reclama istanze di cultura; che sappiano riconoscere negli enti locali interlocutori imprescindibili della propria funzione sociale (perché la scuola, specialmente la scuola pubblica, ha una funzione eminentemente sociale), e non meri bancomat per monetizzare questo o quel progetto. E con troppa evidenza la crisi sociale che questa città, pur nella consueta distrazione generale, sta attraversando, con tutto il corollario di discussioni sul ruolo delle agenzie formative nella prevenzione della devianza minorile, denuncia l'assurdità di una scuola che mentre cavilla sul numero di PON da pubblicizzare non si accorge di possedere il più grande laboratorio all'aperto che si potrebbe desiderare: la polis, Bitonto, appunto. In questo senso l'istituzione di un POF Territoriale costituisce, almeno sul piano delle promesse, una rara e felice novità.

Il Sindaco parla di "esperti esterni, prodotti audio-visivi, spettacoli teatrali e format culturali" destinati "all'apertura di un canale diretto tra l'istituzione locale ed il tessuto scolastico". Ci sarebbe da aggiungere l'auspicio che anche questo strumento non si trasformi in un esercizio retorico curriculare, ma punti decisamente a permettere che bambini e ragazzi si "sporchino le mani" nella città, fra le sue strade, le sue istituzioni, i suoi paesaggi, le sue opere d'arte. Che sia insomma un modo per rendere meno autoreferenziale una cultura - che di suo non ha proprio nulla di autoreferenziale - spesso costretta a galleggiare nei pensatoi di aule blindate; perché le cattedre che pontificano su humanitas, valori, Costituzione, legalità, ma non sanno affrontare il disturbo della strada e del servizio, sono un tradimento alla Cultura, prima ancora che alla città.

Che le scuole comincino a pulsare all'unisono con la città è davvero l'unica speranza perché a Bitonto rinasca, forte, un autentico senso di comunità, l'ingombrante assente delle innumerevoli iniziative che da mesi, sull'onda dell'emergenza criminale, si stanno susseguendo sui temi della legalità. Presidio civico e riscoperta del legame col proprio territorio: tutto il resto è un palliativo per sedare l'allarme sociale, è retorica sicuritaria e legalismo, dalle telecamere al tira e molla per avere tre o quattro poliziotti in commissariato. È su questa sfida ad una ecologia di comunità che si gioca oggi, a Bitonto, tra le aule, la possibilità della cultura di riappropriarsi dell'accezione positiva del suo essere "glocale", ragionata sull'universale per essere applicata nel particolare. Il non-senso del degrado e dell'anomia sociale è tale che solo un esercito, un esercito di insegnanti e studenti ci salverà. E il fatto che nessuno prenda in considerazione una tale speranza - tra una richiesta di militarizzazione e l'altra - è il segno più evidente della sua verità.

 


Sabino Paparella

 

BitontoTV Staff

Commenti

  • Una cosa mi dispiace molto di Francesco Franco,persona che stimo nella sua interezza,che venga seguito,in altre sedi mediatiche,da un manipolo di ragazzotti, o che si sentono ancora tali,che nulla hanno a che fare con l'ironia o la competenza comunicativa che egli ha mostrato di possedere già all'epoca Valla o meglio durante la sua campagna elettorale.Buon lavoro Francesco,visto che ora vuol essere così citato,e occhio all' "uso e consumo" della sua arte.Chiedo scusa al dott. Paparella della mia intrusione.

    Gianni

    Inserito sab, 12 ott 2013 - 11:03:21

  • Mirabile l'analisi, Sabino Paparella, e lo dico senza timore di strumentalizzazioni , da cittadino e da uomo di scuola. Rivolgo un invito prima di tutto ai miei colleghi ed a tutta la comunità scolastica e cittadina, perché sostengano e facciano proprio qualsiasi tentativo di uscire dall'isolamento e dall'autoreferenzialita'. La scuola ha un'altra missione, di collegarci con il mondo, con i nostri antenati ed i nostri epigoni. Ma non può farlo senza radicarci nella nostra terra, senza insegnarci a viverci, e ad abbandonarla. Capito, Francesco Franco, non fare l'economicista. Esiste anche la marxiana sovrastruttura.

    Sabino Lafasciano

    Inserito ven, 11 ott 2013 - 21:51:43

  • "Senza lavoro non ci sono insegnamenti scolastici che tengano",a qualcuno piace l'esercito degli ignoranti:è più facile da gestire! "Per grazia di Dio" sotto il baldacchino non cammina più nessuno, si opta per la strada della crescita della PERSONA. Ed è proprio in questo passaggio della vita che qualcuno ha inciampato... anche se laureato in misurazione ma non in equilibrio.

    Gianni

    Inserito sab, 05 ott 2013 - 22:56:20

  • Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
    Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Articolo 23)

    L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
    Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 1

    Il lavoro non mi piace − non piace a nessuno − ma mi piace quello che c'è nel lavoro: la possibilità di trovare sé stessi.
    Joseph Conrad

    Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno.
    Voltaire


    Sabino, manca nelle tue analisi l'argomento più importante, il LAVORO!
    Pon e Pof oltreché acronimi buffi risultano inutili in zone ormai desertificate come la conca barese.
    Senza lavoro non ci sono insegnamenti scolastici che tengano.

    francesco franco

    Inserito sab, 05 ott 2013 - 10:26:48

  • Wow! Un articolo che fa proprio il pensiero di molti educatori in materia di educazione al vivere civile, alla solidarietà sociale e alla cittadinanza attiva. Cero il linguaggio di Sabino non è proprio per tutti, ma wow lo stesso!

    antonia

    Inserito ven, 04 ott 2013 - 16:16:29

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