Appunti di politica balneare

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia
06 agosto 2018
Photo Credits: BitontoTV

Appunti di politica balneare

Dove sta, politicamente, l’attuale maggioranza amministrativa di Bitonto?

Facciamo un gioco. Di quelli senza impegno, buoni sotto l’ombrellone, tra un cruciverba e una bibita ghiacciata. Proviamo a fotografare dall’alto la geografia politica bitontina a un anno abbondante dalle elezioni, fingendo di non conoscere quanto è avvenuto, avviene e sta per avvenire a Palazzo Gentile, tra gruppi consiliari e avvicendamenti assessorili. Se facessimo astrazione dal piano amministrativo, come si presenterebbe la foto di gruppo della politica nostrana?

È verosimile credere che il quadro che ci si presenterebbe davanti sarebbe molto frammentato. Provando (non senza forzature) a disporne le schegge secondo il tradizionale “arco” ideologico, a partire da “sinistra”, un primo polo, costituito da un gruppetto di forze minori pesantemente ridimensionate a livello elettorale – sul piano locale – e a livello culturale – nella congiuntura nazionale – sarebbe quello riunito intorno alla sigla “Pares”: caravanserraglio che va dai superstiti della stagione valliana agli eredi della tradizione socialista bitontina, passando per il gruppo di personalità legate a Emanuele Sannicandro. Segue un evergreen: il fu Partito Democratico, forse l’unico caso di soggetto politico in preda ad una sindrome da disturbo post-traumatico da ben prima del trauma stesso. Tenuto in ostaggio da una segreteria che è stata “congelata” quando era già in avanzato stato di decomposizione, il PD bitontino da un anno a questa parte risulta semplicemente “non pervenuto” agli onori delle cronache (e neanche a quelli delle chiacchiere da bar), fatta eccezione per qualche sprazzo di idea e di proposta intorno alla questione della cittadinanza simbolica per i minori stranieri. La fase di atavico smarrimento, peggiorata, se possibile, in conseguenza al recente tracollo nazionale, non lascia intravedere spiragli di luce.

Al centro, nella “palude” bitontina, tradizionalmente maggioritaria, salgono le quotazioni di un nuovo soggetto politico, il “partito dei Sindaci”, ovvero Italia in Comune, forte dell’asse diretto, sotto il segno della “Capitale italiana della Cultura”, tra il suo fondatore Federico Pizzarotti e il Primo Cittadino bitontino, che ne sta egemonizzando la conduzione regionale.

Scendendo verso il corno destro dell’arco, in una posizione finalmente priva di ogni ambiguità dopo le risoluzioni adottate a livello nazionale, troviamo l’importante polo del Movimento 5 Stelle di Bitonto, l’unico a poter vantare persino una sponda romana, con la deputata della Repubblica Francesca Ruggiero

Infine, c’è il fronte delle destre: della destra incravattata del forzista Domenico Damascelli, unico pilastro, con il suo ruolo in Consiglio Regionale, di una costruzione politica fragile e malridotta; e, soprattutto, delle nuove destre, scomposte e diffuse, ma con un fortissimo potenziale nell’attuale congiuntura, che Damiano Somma potrebbe progressivamente proporsi di federare e guidare.

Il gioco, qui, finisce. Perché, prima o poi, si deve chiudere l’ombrellone, mettere un punto alle giaculatorie balneari sulle macchie d’olio in piazza Cattedrale, e tornare a parlare di politica sul serio. E allora, tocca fare un passo oltre. Atteso che quello appena descritto sarà presumibilmente lo scacchiere sul quale si giocheranno le prossime partite elettorali a livello europeo, regionale e infine comunale (sempre che prima non si ripresenti la scadenza nazionale stessa), bisogna ricollegare questo prospetto di teoria politica alle dinamiche e alle prassi amministrative del Comune di Bitonto.

È a quest’altezza che le cose si complicano, e che sorprendono. A lasciare perplessi è innanzitutto il fatto che, nel florilegio di nomi sin qui percorso, nessun soggetto dell’attuale maggioranza amministrativa ha fatto la sua comparsa. Dove sta, politicamente, l’attuale maggioranza di governo? Dove si collocano, in questo schema, a partire dal quale si deciderà il futuro della città e non solo, gli storici movimenti che hanno “creato” Michele Abbaticchio Sindaco? E le innumerevoli sigle elettorali inventate dal Primo Cittadino, con buona dose di creatività, un anno e mezzo fa? Dove si schiera Città Democratica? Dove si schiera Progetto Comune? Che ruolo si ritaglia 70032? E i fedelissimi del Sindaco? E le truppe schierate da Gaetano Brattoli?

La risposta – sorprendente solo per chi non abbia osservato quel che avveniva negli ultimi sei o sette anni – è che nel succitato schema la maggioranza di Abbaticchio non sta da nessuna parte e sta dappertutto. Perché l’attuale Sindaco ha avuto l’indubbia capacità di coniugare una straordinaria forza centripeta, ponendosi come unico magnete politico della città negli ultimi sette anni, e una altrettanto determinante forza centrifuga, “colonizzando” politicamente ogni porzione dell’arco di cui sopra.

Di conseguenza, la maggioranza di Abbaticchio sta certamente nella “palude” centrista di “Italia in Comune”, nella quale egli conta di travasare gran parte delle liste civiche e personali a suo sostegno, e a capo della quale, soprattutto, con un indubbio capolavoro di astuzia, egli si accinge a mettere a livello comunale (dopo la nomina a livello regionale del fido Vincenzo Gesualdo) nientemeno che il suo ex acerrimo avversario alle elezioni: l’ex grillino Dino Ciminiello. Ma, al contempo, la maggioranza di Abbaticchio può stare anche a sinistra, con la flebile e mai definitiva (dunque, innocua) intesa tra Città Democratica e il riluttante PD. E ancora, quella maggioranza può flettersi in modo significativo (forse, nel modo più significativo) a destra, dal momento che nel fronte che starebbe allestendo il coniuge dell’assessora Legista, Damiano Somma, potrebbe rientrare la maggior parte degli attuali consiglieri abbaticchiani: dall’esponente del “partito dei vigili” Emanuele Avellis a Fabio Fiore (Riformisti, Cattolici, Popolari), dal Presidente dell’assise Vito Labianca a Marida Milo Milo (Iniziativa Democratica), sino all’enfant prodige della politica palmarista Arcangelo Putignano (Tra la Gente),  passando per la riottosa componente di “70032” (Giuseppe Fioriello, Giuseppe Santoruvo), solo parzialmente acquietata dal Sindaco, dopo segnali di intemperanza, con la nomina dell’avvocato Massimo Labianca (in “quota” 70032, appunto) nel CdA dell’Azienda Servizi Vari.

Abbaticchio, insomma, non ha alcun interesse a scontentare nessuno. Dopotutto, in ogni caso non sarà lui a dover sbrogliare la matassa in occasione delle prossime elezioni amministrative. E se anche il passaggio di consegne dovesse verificarsi in favore della nuova destra, che egli sta così significativamente aiutando a legittimarsi e a crescere, davanti al tribunale della storia cittadina il Sindaco potrà pur sempre declinare le proprie responsabilità, chiamando in causa l’inettitudine di chi lo avrà succeduto.

Così, proprio nel momento in cui tutte le carte sembrerebbero essere in mano al Primo Cittadino, la verità è che la responsabilità di questo cruciale passaggio politico ricade nelle mani di chi vorrà farsene carico per indicare un modello altro. Che si tratti di alternative o di concorrentisecondo una dicotomia che abbiamo già provato a proporre – è questo il momento in cui chi avesse qualcosa da dire per la Bitonto del dopo Abbaticchio deve farsi avanti. Dopo, potrebbe essere già troppo tardi.