Cosa pensa la gente dell'omosessualità e degli altri tabù sessuali? L'esperimento sociale di un gruppo scout

Federica Monte
di Federica Monte
Cronaca, Video
27 luglio 2018

I ragazzi del Clan Acqua di Frida hanno esposto a via Sparano foto provocatorie registrando le reazioni dei passanti. Il video

Cosa resta dei tabù sessuali nel 2018? A chiederselo nelle scorse settimane sono stati i ragazzi Scout del Clan Acqua di Frida del Bitonto 2, guidati da Arcangelo Tarantino e Marina Mancazzo, che ogni anno al termine del Capitolo – una summa di dialoghi e confronti su una determinata tematica annuale - realizzano un'azione, per fare qualcosa di concreto perché tutto quello che è stato scoperto e discusso non rimanga fine a se stesso. Quest’anno a conclusione del Capitolo riguardante i “Tabù sessuali” hanno esposto in Via Sparano, a Bari, tre foto volutamente provocatorie che raccontavano di pedofilia, pornografia e omosessualità, attendendo le reazioni dai passanti.

Si sente tanto parlare di Tabù, ma che cosa è? Su Treccani.it si legge che il "Tabù" o "tabu" è “in etnologia e in storia delle religioni,  interdizione o divieto sacrale di avere contatto con determinate persone, di frequentare certi luoghi, di cibarsi di alcuni alimenti, di pronunciare determinate parole, in psicanalisi, il termine indica ogni atto proibito, oggetto intoccabile, pensiero non ammissibile alla coscienza” e ancora il tabù verbale o lessicale è “la tendenza a evitare certe parole o locuzioni per motivi di decenza, di rispetto religioso o morale, di convenienza sociale: certe parti del corpo e funzioni fisiologiche, per tabù, vengono nominate con eufemismi”. Per i ragazzi del Clan “Acqua di Frida” il tabù “è un limite ed una protezione, un argomento difficile da affrontare, imbarazzante, un argomento snobbato, scontato”, come spiegato da Federica Grumo portavoce del gruppo. Di qui la scelta dell’esperimento sociale, arrivata a conclusione di un percorso informativo e di confronto.

L’unico elemento in comune tra le tre foto esposte era quindi il tabù celato dietro di esse, qualcosa che esiste ma di cui non è corretto parlare, qualcosa da non svelare per vergogna. Come se evitare di parlare di qualcosa significasse negarne l’esistenza, o come se ci fosse un’equazione sacra a due incognite tra silenzio e pudore. “Non abbiamo voluto assolutamente accumunare l’omosessualità alla pedofila e alla pornografia – le ultime due accertate come devianze sessuali, mentre la prima semplice espressione dell’orientamento sessuale di un individuo – abbiamo voluto sfidare i nostri interlocutori e le loro reazioni sono state svariate e impressionanti” ha continuato Federica. Infatti, se le reazioni di fronte alla pedofila e alla pornografia sono state unanime e di condanna assoluta – fatta eccezione per uomo che ha definito più naturale la pornografia rispetto all’omosessualità -, quelle riguardanti l’amore tra due persone dello stesso sesso sono state contrastanti. 

“Mazzate lo stesso, fuori di casa” è la risposta che una ragazza quindicenne ha dato alla domanda di un ragazzo scout “E se tua figlia fosse lesbica?”. La veemenza mista a sfrontatezza della ragazza è sintomatica dell’estremo bisogno, persistente ancora oggi, di una nuova educazione al rispetto. Di genere e sessuale. Ma a lasciare ancor più perplessi è il commento - che riprende il classico stereotipo di stampo cattolico - di un uomo quarantenne, di fronte alla fotografia dei due ragazzi che si baciano, “che schifo. Gay, gay, gay. È un abominio. Perché se c’è la donna sulla terra e c’è l’uomo, vuol dire che Dio ha fatto l’uomo per la donna e la donna per l’uomo. Per moltiplicare e per riempire la terra di figli”. Sorprende, invece, che un uomo sulla sessantina assieme alla moglie si faccia ambasciatore di comprensione e accoglienza, affermando che “l’amore con la A maiuscola, va bene per tutti”.

“Dopo esserci confrontati con una ragazza che ha condiviso apertamente con noi la sua omosessualità, come una delle tante possibili manifestazioni del proprio essere, assolutamente paritaria alle altre, e non qualcosa da tollerare, abbiamo pensato alla necessità di fare qualcosa per concretizzare i nostri dibattiti, per lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato, come direbbe Baden-Powell!” ha concluso la portavoce del gruppo.