Referendum costituzionale 2016. Le ragioni del Sì spiegate da Cociancich

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Politica, Cronaca, Referendum Costituzionale 2016
31 ottobre 2016

Referendum costituzionale 2016. Le ragioni del Sì spiegate da Cociancich

Città democratica ha organizzato due incontri di approfondimento

Il 4 dicembre si avvicina e ancora una volta Bitonto si dedica il tempo per fermarsi a discutere sulle ragioni del Sì e del No al referendum costituzionale. Proprio per questo l’associazione polico-culturale Città Democratica ha organizzato due incontri, uno dei quali tenutosi lo scorso 29 ottobre, per riflettere e far riflettere. Presso il Sancti Nicolai Convivium nell’ultimo incontro, moderato da Gaetano Santoruvo, giovane laureando, è intervenuto Roberto Cociancich, senatore Pd e coordinatore del Comitato Nazionale per il Sì, introdotto da Beppe Martucci, rappresentate di Città Democratica, che ha dichiarato come “il referendum costituzionale è un appuntamento che dovrebbe riguardare tutti direttamente e Città Democratica vuole dare la possibilità a chi voterà di prendere consapevolezza del sì e del no”.

La nostra Costituzione è bellissima” ha dichiarato Cociancich, “ha forgiato la nostra identità di cittadini. La prima parte contiene valori in cui tutte le parti politiche si riconoscono. Purtroppo non sempre tutti li vedono riconosciuti. La situazione attuale del Paese ci mostra una crisi economica ancora grave e una crisi nella fiducia nelle istituzioni. Se vincerà il No, non ci sarà certo un cataclisma, ma un sentiero in declino, mentre con il Sì possiamo risalire”. Diversi sono i punti toccati nella discussione: da una parte il ridisegno dei poteri dello Stato e delle regioni con la clausola di supremazia, che dispone alcune materie, come sanità, infrastrutture e turismo, sotto la decisione dello Stato, dall’altra la fine del bicameralismo paritario con un Senato fatto di consiglieri regionali e sindaci.

“Negli ultimi 15 anni la Corte Costituzionale ha passato la maggior parte del tempo a definire le materie di competenza statale e regionale” ha spiegato Cociancich. “La riforma scrive quanto è stato deciso finora in Costituzione, ma le altre materie su cui la Corte non si è espressa sono tornate allo Stato, perché le molte e diverse legislazioni regionali, una per ogni regione, non permettono che le varie esigenze siano soddisfatte. Il Senato avrà come membri 95 rappresentanti delle regioni e sindaci, eletti dai consigli comunali, e altri 5 sono nominati dal Presidente della Repubblica. Questo è fondamentale per la corresponsabilità delle realtà territoriali nei vari processi decisionali. Il famoso articolo 70 è più lungo e complicato del precedente perché definisce nel dettaglio le materie su cui il Senato avrà facoltà di esprimersi, come le proposte di riforma costituzionale, le leggi di tutela delle minoranze. La legge elettorale e quelle che regolano la vita delle regioni ed enti locali”.

Non viene così toccata formalmente alcuna norma che riguarda il potere del governo e del Presidente del Consiglio, mentre le leggi ordinarie, cioè quelle che non riguardano da vicino gli enti locali, non saranno più bicamerali, a cui il Senato potrà proporre modifiche, ma la Camera dei Deputati, l’unica delle due a votare la fiducia al governo, avrà l’ultima parola. “Il modello a cui si ispira la riforma è quello del Bundestag, il parlamento tedesco,che è composto dal governo delle varie regioni tedesche. Questo in Italia non era possibile farlo in questo momento politico, visto che la maggioranza dei governi regionali sono di centro-sinistra. È meglio che ci siano anche le opposizioni. Per questo in Senato non ci saranno gruppi politici, ma regioni. Le intese devono essere prese non in rispondenza del colore politico, ma degli interessi delle parti territoriali, perché in Parlamento, anche se si è di opinioni diverse, si è sempre pronti a difendere gli enti locali e a trovare un accordo. Inoltre i rappresentanti territoriali devono poter difendere i propri interessi anche di fronte alla UE, visto che il 70% della legislazione italiana prende le mosse da quella europea”.

Il prossimo incontro organizzato da Città Democratica si terrà il 5 novembre e avrà come ospite Alessandro Torre, professore ordinario  di Diritto costituzionale presso l’Università di Bari, che esporrà le ragioni del No.