
Quanta fretta. L'ancestrale saggezza dei bitontini direbbe "
bell bell a fa' r bglitt".Solo sette giorni fa ci trovavamo a dover ipotizzare le incognite conseguenti ad un eventuale scioglimento del Consiglio. In poche ore, la controversa convergenza trasversale di ventuno consiglieri
(resasi necessaria per l'inspiegabile diserzione di Angela Saracino tra le fila dell'opposizione), il week-end di meditazione, il commissariamento, i concitati conclavi di partito, il primo candidato sindaco. E mentre tutto sembra essere ancora in gioco, molto sembra essere già stato deciso. Una gran solerzia sull'onda dell'urgenza, si dirà.
Dalle indiscrezioni quanto dalle dichiarazioni ufficiali di partiti e di singoli in queste ore emergono perlopiù nomi e identikit di candidati possibili, segno che la fretta di concludere sia sospettamente ad usum delphini. Con calma. Nonostante lo stato di effettiva emergenza, occorre forse che qualcuno provi a sollevare analisi più ad ampio respiro, perché la memoria storica bitontina non rimanga solo un reperto da incorniciare negli almanacchi di storia patria quando sarà troppo tardi per trarne insegnamento.
Il dato oggettivo, ormai storico, da cui entrambi gli schieramenti politici sono tenuti a partire in questa campagna elettorale è il fallimento.
Ha inesorabilmente fallito politicamente il carrozzone cui è spettata l'amministrazione di Bitonto in questi quattro anni, nessuno escluso: dal cocchiere
Vincenzo Fiore, ai rampanti relatori di quella conferenza al fu Hotel Nuovo in cui si presentava l'impresa del Cantiere della Partecipazione (
Desantis, Muschitiello, Antuofermo, Lisi, Martucci, per citare solo i superstiti:
clicca qui per l'articolo correlato), al passeggero caricato in corsa,
Raffaele Valla, ai cavalli di razza del
PdL. Che quel progetto fosse fin dal principio colmo di contraddizioni artatamente celate non doveva essere imprevedibile, se persino un osservatore inesperto come chi scrive provava a suggerirlo in tempi non sospetti (
clicca qui per l'articolo correlato ). Dinanzi alle responsabilità di questo fallimento politico, non ci sono scaricabarile né soloniche lettere ai giornali che tengano. Piuttosto che illudersi di recuperare una perduta verginità, chi rinchiudendosi nel partito, chi cercando sponde a sinistra, i sostenitori di quella titanica impresa dovrebbero cominciare col riconoscere di aver giustificato in nome di una guerra santa contro il duopolio cattocomunista un patto scellerato, privo di ogni ragione politica per un progetto coerente di città. Senza di ciò, indovinare se sarà
Somma o
Damascelli l'uomo della svolta partitocentrica del PdL, o se saranno solo
Fli e
Puglia Prima di Tutto a sostenere il rigurgito elettorale di Raffaele Valla è del tutto secondario per comprendere la credibilità politica delle loro strategie. Risposte?
Il fallimento è anche il dato di partenza dei dirimpettai. Un fallimento elettorale, quello del 2008, ancora senza paternità accertata, nonostante 40 mesi di sofisticatissime disquisizioni attorno a un tavolo. Un fallimento che, agli occhi di tutti i bitontini tranne che dei diretti interessati, non fu certo motivato semplicemente dalla dispersione elettorale, né tantomeno dal mancato apparentamento di
Città Democratica al secondo turno, ma "
ab origine" dalla decisione targata
PD di giustificare con delle primarie di facciata la riproposizione del solito gioco dell'alternanza tutto interno all'asse
Procacci-Rossiello. Un dato storico, questo, che evidentemente a qualcuno fa male ricordare in queste ore. La domanda è:
cosa ha imparato il Partito Democratico da quella lezione? E i suoi compagni di banco?I risultati del "
tavolo del centrosinistra", a giudicare dai distinguo posti da Città Democratica nel suo ultimo documento (
clicca qui per l'articolo correlato ), e a giudicare dalla posizione dei
Socialisti, che rispetto alle dimissioni contestuali avrebbero preferito attendere qualche giorno e chiedere alla città un anno di commissariamento per regolare i conti in casa centrosinistra, sono pari a zero. Se all'inizio del criptico lavoro di quel tavolo chiedersi quali fossero regole e contenuti della discussione era ritenuto una violazione di privacy (
clicca qui per l'articolo correlato ), oggi la domanda per chi fa informazione è non solo legittima, ma obbligatoria: di cosa si è parlato in questi quattro anni al tavolo del centrosinistra? Quali posizioni si sono confrontate, al di là delle indiscrezioni? Chi ha giocato allo sfascio, se qualcuno ha giocato allo sfascio?
Nulla di tutto ciò è dato sapere alla città. È dei "
nomi" che si parla ormai, il tempo del parlamentuccio sinistrorso è esaurito. Il tema ora in casa PD, nell'urgenza, è al massimo come sostituire delle primarie fantoccio con un'unzione divina
(inquietante dejavu) o magari un'apparizione mariana. Ma se tutto si riduce a schierarsi tra "
Procacci si" e "
Procacci no", allora davvero nulla è cambiato in quattro anni. Se è a questo che sarà dedicata l'ennesima riunione del tavolo del centrosinistra di questa sera, allora non c'è da dubitare che sarà anche l'ultima. Anzi, indubitabilmente si potrà dire che quel tavolo -
de facto - non sia mai esistito. Cosa potrebbe avvenire allora, con l'esasperarsi degli alleati non allineati all'intellighenzia piddina e della stessa fronda interna al Partito Democratico, non è facile prevederlo.
Certo viene da chiedersi, mentre tutti cercano di capire come poter vincere le elezioni, chi pensi a come non far perdere i bitontini.
Tante domande, nessuna risposta, troppi nomi.
Di risposte a questi e tanti altri interrogativi, più che di nomi, avrebbe bisogno una campagna elettorale disgraziata come quella appena cominciata.
Sabino Paparella
CONTRADDIZIONE E PARADOSSI –
C’è in giro un eccesso di valutazione del ruolo del sindaco. Un’aberrazione ideologica che implica la falsa idea dell’IMPOTENZA di tutti gli altri: partiti, movimenti, associazioni, comuni cittadini. Una convinzione pericolosa nella misura in cui fa imboccare al comprensibile scontento, il vicolo cieco della ricerca del SANTONE o del RAGAZZO PRODIGIO, della RICETTA MIRACOLOSA posseduta solo da quegli ideologi in grado di parlare in nome del POPOLO INCAPACE. Anche le proteste più fondate possono condurre al nulla di fatto se chi le esprime non crede nella possibilità collettiva di trasformare la società. La DENUNCIA SENZA SPERANZA di una città in decadenza non porta da nessuna parte, anzi non ne scalfisce il suo perpetuarsi, se non è corroborata dalla consapevolezza di poter essere soggetti attivi del cambiamento. Bisogna evitare che la protesta possa degradarsi in una denuncia priva di prospettive da una parte e dall’altra evitare la ricerca spasmodica dell’uomo del destino, del condottiero, il solo in grado di trovare soluzione ai problemi degli scontenti.
Se è vero che la classe politica bitontina è lo specchio, la rappresentazione della società, allora la decadenza della città di Bitonto è solo colpa di chi è stato liberamente eletto proprio dai cittadini ad amministrare la città? Il muro che si è creato tra la politica e la società non dipende anche dall’incapacità e dalla mancanza di fiducia dei cittadini di poter condizionare democraticamente le scelte e le decisioni politiche? Dall’incapacità e dalla mancanza di volontà di selezionare scientemente amministratori competenti, innovativi e animati da una sincera passione ideale? Dalla pigrizia e dalla riluttanza a concorrere e intervenire sui processi decisionali che interessano l'intera collettività: nei partiti politici in qualità di militanti o mediante comitati – associazioni – consulte o semplici cittadini?
La classe politica di una città, non è un corpo estraneo, non è formata da alieni venuti da un altro pianeta, non viene imposta con la forza, ma è il risultato di una libera scelta. Così come la sovranità popolare non si esaurisce nell’espressione del voto, lasciando così carta bianca a coloro che, invece, meritano di essere controllati e marcati stretti; che necessitano, all’occorrenza, di suggerimenti, di proposte, di progetti; di essere redarguiti quando sbagliano e incoraggiati davanti a scelte coraggiose ma giuste e necessarie; partecipando e sporcandosi le mani.
M.D.P.
Inserito sab, 25 feb 2012 - 17:58:30
Carissomo
ho quasi sempre condiviso i tuoi percorsi storici e logici,ma ora devo dirti che la tua analisi e nemesi storica è alquanto rabberciata e raffazzonata vuoi per la fretta vuoi per il desi
derio di dare contezza di una inesistente sensibilità didattica.
Mi spiego: la coalizione che conquistò palazzo Gentile era solo elettorale e non politica come tu ti affanni a dire,perchè non vi eranono affinità politiche,ma solo punitive per chi aveva
smrrito ilsenso della coalizione.Qundo fu proposto Valla ,la gente era entusiasta perchè aveva visto un cambiamento tanto atteso e voluto e Bitonto aveva votato per ribellione e non per convinzione ,la stessa ribellione che aveva animato coloro i quali avevano voluto il cambiamento.Se tutto è andato in prostituzione è colpa del sig. Valla che non è stato all'altezza di quello che si diceva di lui,perchè la sua stoffa era fatta solo di cartapesta.Se a questo aggiungi il desiderio del comando fine a se stesso ecco che la frittata è servita.La sinistra ha semprte governato bitonto solo che oggi come ieri qualche solone deve imparare l'umiltà e scendere dal pidistallo sul quale da solo si è collocato perchè non si può lasciare il popolo al suo destino baro e crudele dopo le macerie lasciate da chi volega fare il generale senza conoscere neanche le più elementari norme del comando.U abbraccio affettuoso e continua a scrivere,con molta riflessione.
se stesso ecco che la frittata è servita.
VALE
Inserito gio, 23 feb 2012 - 16:43:36
Caro Sabino
ti leggo sempre con la speranza di restare senza fiato, e sempre avviene. Ci riesci per il ritmo che sai dare a ciò che scrivi e per la lucidità incredibile delle tue coraggiose analisi. Anche stavolta condivido quasi totalmente la tua doverosa ricostruzione della memoria storico-politica della nostra città, ma credo che ci sia una mancanza, diciamo una svista. Non scenderò nel dettaglio per onestà intellettuale, però ti chiedo: "Città democratica" è l'unica forza politica ad aver esplicitamente fatto dei distinguo e delle critiche alla gestione del tavolo del "CENTRO-sinistra?". A me pare, anche scorrendo il vostro sito, che siano piovute critiche anche da altre forze. Poi c'è chi si è già rimangiato tutto e chi no. Ed è un peccato che questi ultimi non vengano citati.
CompAnna
Inserito gio, 23 feb 2012 - 15:38:10
Finchè daremo valore al nostro abbigliamento firmato, finchè compreremo merendine ai nostri bambini anzichè preparargli buon cibo, finchè disprezzeremo l'altro pur sapendo che ha ragione, finchè butteremo carte a terra offendendo chi ci invita a metterle nel cestino, finchè non rimprovererò mio figlio quando è nel torto,finchè le minime regole della convivenza civile saranno infrante, Bitonto non si rialzerà.
Tutti siamo responsabili di questo fallimento perchè tutti siamo la res publica.
Katia
Katia
Inserito gio, 23 feb 2012 - 12:47:47