"Non ti agitare così tanto, vedrai che anche questo è solo un modo di distribuirsi i finanziamenti pubblici, il resto non interessa a nessuno". Qualche settimana fa un amico saggio, conoscitore dei venti che spirano nei corridoi dei pubblici palazzi, commentava così i nostri articoli di critica su come andava evolvendosi la creazione della "Metropoli Terra di Bari" (chè non vi venga in mente di chiamarla Area Metropolitana!).
Abbiamo dovuto aspettare poco perché quella profezia si confermasse già in tutta la sua correttezza. In questi giorni, infatti, c'è fibrillazione nel team di lavoro diretto da Luca Scandale, in quanto si devono scegliere i progetti da sottoporre alla Regione che poi, a sua volta, dovrà decidere come devolvere gli oltre 11 miliardi di euro di finanziamenti. Fatta eccezione per le risorse ‘riservate' alla città di Bari che, essendo capofila e l'unica dei 31 Comuni ad essersi dotata (a spese di tutti gli altri) di un ufficio ad hoc, vedrà tutti i suoi progetti approvati, bisogna pensare a distribuire bene la parte restante tra i Comuni sudditi, cercando di fare meno scontenti possibili.
Anticipazioni è difficile recuperarne e le uniche notizie certe riguardano i soldi per la ristrutturazione del Porto di Molfetta (casualmente entrata già dal primo anno nella cabina di regia!) e il recupero delle Lame di Terra di Bari. Per il resto si parla di una cinquantina di progetti da portare in Regione entro martedì prossimo. Molti, però, sono i Comuni in ritardo nella compilazione corretta dei formulari. Bitonto, in questa corsa tra poveri a raccogliere le briciole da sotto il tavolo dei ricchi e potenti (Bari e Molfetta), sembra essere in buona posizione: l'assessore Antuofermo ed il sindaco Valla si dicono sicuri che le proposte progettuali (trattasi di piani per diversi milioni di euro, ndr) supereranno il vaglio degli Scandale's Boys prima e dei funzionari della Regione poi.
Presi da questi problemi e galvanizzati per la scelta del ministro Brunetta - che gli ha inseriti tra i 100 casi virtuosi della Pubblica amministrazione per aver affiancato l'aggettivo "semantico" alla parola "web" - si sono dimenticati, però, di rinnovare l'abbonamento ai servizi che permettono al sito internet ba2015.org di essere visibile a tutti. Il disservizio, segnalato subito da un'associazione di studenti universitari (forse ingenuamente!), ha permesso di "riaccendere" il sito entro pochi giorni, lasciando ancora dei margini per chi volesse disturbare la comunicazione su internet del Piano strategico. Chiunque, infatti, se vuole, spendendo anche soltanto una decina di euro, può registrare i domini ba2015.info, ba2015.biz e il nuovissimo ba2015.mobi. Il dominio ba2015.org, inoltre, risulta essere intestato a Luca Scandale, quindi ad un privato con contratto a tempo "determinato" con la pubblica amministrazione e non - come sarebbe più giusto - direttamente ad uno degli enti pubblici cui fa capo il Piano strategico. Sarebbe interessante conoscere anche i mezzi di pagamento utilizzati dal dottor Scandale per pagare questi servizi. Se il metodo è lo stesso dell'affidamento del progetto "Agorà", forse la risposta è semplice. Che poi il sito non è aggiornato per nulla e di semantico ha poco è dimostrato dal fatto che molti dei contenuti risalgono a Gennaio 2008 e molte delle indicazioni contenute non tengono per nulla conto delle modifiche, anche sostanziali, apportate nel frattempo alla convenzione. E la partecipazione dei cittadini è limitata fondamentalmente alle conversazioni su un "forum", il cui software è il più comune ed utilizzato persino dai ragazzini per realizzarne dei personali.
In altri termini, al di là delle parole di Emiliano e del commento filosofico sull'Area Vasta del presidente di Assindustria di Bari, Laterza, nel workshop di mercoledì scorso con i responsabili di altri piani strategici sparsi per l'Italia, è forte la sensazione che, dietro tutta la comunicazione, ci sia molta approssimazione, che l'obiettivo nel breve siano esclusivamente i tantissimi fondi a disposizione e che, nel lungo termine, la cosa interessi solo il comune di Bari per dimostrare come tutto l'hinterland sia omogeneo - trattandosi di una sola realtà sociale, economica e culturale - e quanto di conseguenza si possa ambire al ruolo di città metropolitana.
Francesco Paolo Cambione
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