Le parole che qui di seguito vi riporterò sono di G.L.
G. ha 28 anni, bitontino. Conosco G da vent'anni, vive a Padova da 4 anni e francamente non immaginavo che il suo allontanamento dalla mia città natale fosse dettato dall'esigenza di vivere lontano da Lei.
"Siamo stati assieme per 3 anni, all'inizio era tutto fantastico, le prime esperienze, i primi viaggi assieme, eravamo piccoli ma sognavamo di fare i grandi. L'avevo conosciuta alla festa di 18 anni di un mio compagno di classe. La prima volta quando la incontrai, rimasi folgorato dalla sua allegria e spontaneità .
Impiegai 2 mesi per poter uscire solo con lei. Dopo qualche settimana eravamo diventati inseparabili. Ricordo le chiacchierate, gli abbracci e i primi sms, poi c'è stato il mio primo impiego. L era più giovane di me di 3 anni e quando io iniziai a lavorare, lei andava ancora a scuola.
Le giornate all'inizio passavano tranquille, entrambi non vedevamo l'ora di rincontrarci e raccontare ognuno la propria giornata. Fu dopo qualche settimana che il suo sguardo diventava sempre più contratto ogni qualvolta che le raccontavo le mie ore senza di lei.
Iniziò con qualche domanda a volte impertinente e assurda, finì col pretendere che le raccontassi la mia giornata scandita per ore. Per quanto io cercassi di tranquillizzarla giustificando ogni mio atteggiamento, nei suoi occhi incontravo spesso il terrore. Mi abbracciava, mi stringeva forte a sé perché aveva paura di perdermi.
Credevo di essere felice. Mi sentivo importante per la persona che amavo. Ogni sera le concedevo di chiamarmi a casa dopo averla accompagnata.
La morbosità di L però continuava a diventare sempre più insistente: ispezionava l'auto, controllava i cassetti, i messaggi sul telefono, i numeri in rubrica; ogni qualvolta che le dicevo di smettere, urlava, piangeva e poi calmata, mi chiedeva scusa.
Ho passato due anni senza accorgermi mai che ogni giorno, ogni momento con lei diventava un esame, un tormento di domande, dubbi e pressioni: non potevo cambiare profumo o comprare un nuovo paio di jeans perché lei non si insospettisse, non potevo canticchiare una canzone, perché lei immaginasse stessi pensando un'altra.
Dal di fuori invece sembravamo fatti l'uno per l'altra, d'altronde non avevo più amici e quando i miei cercavo di capire questo amore morboso, io tacevo.
La prima volta, che ho iniziato a capire, è stato quando dopo un mio ritardo dettato dal traffico, lei ha cominciato a urlare, isterica cominciò ad offendermi e a colpirmi con i pugni sul petto.
Ci furono altri episodi, ebbi il coraggio di parlarne a casa. Grazie a loro capii che quella persona mi aveva solo logorato, avevo perso tutto, dagli amici al sorriso, annientato dal suo amore, annientato dal mio senso del dovere.
Avevo immaginato la mia vita senza lei e più ci pensavo più mi ci abituavo all'idea. Decisi di mollare cercando di trovare le parole, cercando non farle più male del dovuto.
Era di inverno, fine febbraio, mentre l'accompagnavo a casa , le dissi che volevo parlarle, raccontai tutto in un fiato, con il timore che potesse interrompermi e reagire con i suoi modi.
Fui rapido, mi fissò negli occhi - lo immaginavo- mi rispose.
Scese dalla macchina, aprì il portone e sparì.
Per la prima sera dopo tre anni, non dovevo correre a casa per aspettare ansioso la sua chiamata. Girovagai per la città e dopo circa mezz'ora tornai a casa. I miei erano svegli, mi dissero che aveva chiamato 8 volte in 20 minuti, prima urlava, poi il silenzio.
Passai quella notte tranquillo, dormii sereno, avevo chiuso e continuai a pensare alla mia vita senza lei.
I giorni, i mesi successivi furono un inferno: dai mazzi di fiori sotto casa ai peluche, lettere d'amore e di minacce.
Tornavo da lavoro e la incontravo sotto casa, uscivo e mi pedinava, e poi le solite telefonate anonime nel cuore della notte.
Aveva minacciato mia madre, l'aveva incolpata per la fine del nostro rapporto e un giorno per strada cercò anche di colpirla.
I miei volevano che sporgessi denuncia, io decisi di affrontarla, fu inutile, scoprii che ai suoi non aveva detto che ci eravamo lasciati, ricordo lo sguardo attonito della madre e della sorella incredule per quello che le stavo raccontando.
Ci fu la svolta quando un amico di famiglia di Padova mi chiese se avessi avuto voglia di passare un po' di tempo da lui. Partii e la prima volta ci rimasi una settimana, ricordo la sensazione di libertà nel passeggiare e avere la certezza di non incontrare la sua ombra.
Durante quella mia breve permanenza incoraggiato dai miei lasciai dei curriculum, ritornai a Padova per dei colloqui e fui assunto.
Sono passati quattro anni ormai, e non ti nascondo che ogni qual volta che scendo a Bitonto la paura di rivederla mi assale.
Dopo la mia partenza L ha continuato nell'assillo delle telefonate, qualche mese dopo inviò a mia madre una busta, c'era solo una foto, ritraeva lei abbracciata ad un altro ragazzo, sul retro scritto dillo a quel bastardo di tuo figlio".
Eleonora Noventa, Roberta Vanin, Simona Melchionda, Sonia Balconi, Maria Montaro, Debora Palazzo, Michelina Wojcicka, Chiara Brandonisio, Anna Maria Tarantino.
Nove donne uccise dall'inizio di giugno, due massacrate per un rifiuto.
Fidanzati gelosi, amanti respinti, le cronache delle ultime settimane raccontano di epiloghi drammatici di alcune relazioni sfociate in omicidio.
Gelosia, morbosità , ossessione e abbandono. L'incapacità di accettare la fine di una relazione fa paura, così come il pensiero di dover essere oggetto di violenza da chi magari dice di amarti.
Paura di continuare a vivere, paura di morire, paura di non avere la forza di parlare.
Scrivere di violenze domestiche è difficile, rischi di cadere nella banalità o di seguire la scia della popolarità dell'argomento.
Vorrei chiedervi di non smontare superficialmente quanto scritto per rispetto di chi quel dramma l'ha vissuto e non vuole vederlo svilito in poche centinaia di parole.
Antonella Natilla
Testata giornalistica – Reg. stampa n.29/08 del 15/10/2008 Tribunale di Bari - Direttrice responsabile: Marica Buquicchio - Vicedirettore: Maurizio Loragno
Copyright © 2011 Francesco Paolo Cambione - via Solferino, 25 - 70032 Bitonto (Ba) - P.IVA 05064920720 | Supporto redazione e WebTV - THESIS s.r.l.
nel lontano 1977 fondai l'FLdD - Fronte di Liberazione dalla Donna - perchè era fin troppo chiaro, già da allora, la deformazione sociale che avrebbe introdotto quel finto movimento, costruito ad arte di tipo americano, che fu quello femminista.
la Rivoluzione fu quando si faceva l'Amore e non la guerra, quando si andarono ad abbattere i famosi tabù cercando insieme ed in assoluta Libertà e quindi parità , di essere compagni di vita in un comune percorso di emancipazione.
poi viene costruito il femminismo all'americana, l'uomo viene raffigurato come (ammasso melmoso di frustazione)- ci lascio pure l'errore - quindi nemico da eliminare, non si è più compagni di vita ma nemici in una guerra della follia.
io continuo a preferire fare l'Amore e non la guerra...
Gino Ancona
Gino Ancona
http://www.artiemestieri.info
Inserito lun, 26 lug 2010 - 08:57:24
"adesso ho paura che stiamo cadendo nell'eccesso opposto"
eccerto con questa 'rivoluzione femminista' gli uomini hanno perso il controllo della situazione...Eleonora Noventa, Roberta Vanin, Simona Melchionda, Sonia Balconi, Maria Montaro, Debora Palazzo, Michelina Wojcicka, Chiara Brandonisio, Anna Maria Tarantino....chissà perchè alla fine sono sempre le donne ad essere violentate e uccise. ai 'maschi' (ammasso melmoso di frustazione) verrà mai in mente, un giorno, di non usare più la strada più facile -la violenza - per risolvere le loro schizofrenie?
misia
Inserito lun, 26 lug 2010 - 07:52:17
quando si comportano cosi' le donne è malattia, se si comportano cosi' i maschi è sopraffazione, delinquenza etc...
una volta avevano sempre ragione "i maschi", a prescindere, perche' i pantaloni li portavano loro e naturalmente non era giusto, adesso ho paura che stiamo cadendo nell'eccesso opposto.
nicola
Inserito lun, 26 lug 2010 - 00:04:49
appunto Balle, la ragazza è vittima della sua malattia, hai mai sentito parlare di disturbo manioco-ossessivo? i suoi familiari farebbero bene a portarla in analisi.
Alessja
Inserito dom, 25 lug 2010 - 14:17:14
se si trattasse di malattia la ragazza è vittima
balle
Inserito dom, 25 lug 2010 - 13:34:55
E no caro/a Balle al contrario di quanto dici tu il tutto dimostra che l'uomo non si è mai evoltuto. Non sono comportamenti naturali ma malati.
Alessja
Inserito dom, 25 lug 2010 - 12:43:53
sono comportamenti naturali che non si verificano in maniera ecessiva solo perché l'uomo si é evoluto.
Balle
Inserito dom, 25 lug 2010 - 12:23:23
carissima Antonella finalmente!!!
finalmente una donna che parla della violenza delle donne, di quella follia che ci tocca subire spacciata per amore, di quella isteria che ci vuole schiavi di deformazioni di una mente paranoica, di quella schizzofrenia profonda con la quale è impossibile comunicare, di tutto il dolore che ci avvilisce l'animo, della solitudine che ci avvolge, dello schifo per la vita, della miseria e di tutto quello che ci viene portato via, delle menzogne per cancellarci dalla vita sociale ed isolarci dal resto del mondo che ci vuole sempre carnefici da eliminare ma sempre per il bene e la difesa dei deboli, delle donne e dei bambini ma soprattutto per la sicurezza.
bisogna essere molto forti per evitare la tragedia che ora è stata voluta di moda e che purtroppo diviene inevitabile quando la nostra mente è animata dalla stessa follia.
...era più bello quando si faceva l'Amore e non la guerra!
Gino Ancona
Gino Ancona
http://www.artiemestieri.info
Inserito dom, 25 lug 2010 - 09:56:45
e brava ad antonella natilla..... :-)
barney
Inserito dom, 25 lug 2010 - 09:43:49
pazzia allo stato puro...
sia uomini che donne spesso sviluppano la loro vita su un'altra persona...forse perchè non riescono a realizzare la propria individualità ....
la famiglia dovrebbe aiutare queste persone che sono sole nel loro animo e proprio per questo si attaccano morbosamente ad un'altro individuo...
ma spesso le mamme incitano le figlie a trovare un ragazzo o un futuro marito...costi quel che costi...
un consiglio ad L...
cosa hai da temere di fronte alla follia di una persona...denunciarla ai servizi sociali perchè l'aiutino penso sia la cosa migliore...
sono persone malate...
che proiettano la loro vita sugli altri...
a volte amare una persona significa lasciarla andare per la sua strada...
annina
Inserito dom, 25 lug 2010 - 09:18:18