Era ormai chiaro da più parti: il Piano Strategico "Metropoli terra di Bari" diventava una bomba ad orologeria che - prima o poi - sarebbe esplosa nelle stesse mani di chi lo aveva pensato. Coloro che seguivano da anni le mosse della pianificazione partecipata avevano subodorato già dal mese di febbraio la bufera. A causarla l'atteggiamento dei "pensatori" del piano stesso i quali, stringendo i tempi e tirando subito le reti prima dell'inevitabile, hanno cercato di portare a casa più risultati possibili per presentarsi, al cospetto dell'assessore regionale al bilancio, con le carte in regola ed ottenere tutti quei finanziamenti, altrimenti perduti.
Molti i consigli comunali che, sull'onda emotiva, sono stati quasi costretti ad approvare la convenzione, all'oscuro della storia passata, delle modifiche non condivise e sulla base di promesse su progetti finanziabili tutte da dimostrare. Bitonto ne è un esempio tipico ma, sulla stessa falsariga, potremmo annoverare diversi tra i 12 Comuni che per ultimi hanno sottoscritto la convenzione, con differenti colori nell'amministrazione.
Ottenuta l'approvazione di tutti, Michele Emiliano ha tentato un altro colpo di mano nell'ultimo Consiglio metropolitano, quando ha tentato di far approvare una delibera che nel dispositivo prevedeva la "presa d'atto e condivisione di tutti gli atti finora adottati". In altri termini si chiedeva ai Sindaci di ratificare quello che il Sindaco, il comitato scientifico & company avessero decretato nei primi mesi dell'anno. Ma non solo. Potenzialmente qualcuno si potrebbe appellare sulle decisioni che saranno prese da qui in avanti, essendo il Sindaco di Molfetta in cabina di regia ma non avendo ancora il consiglio comunale della sua città formalmente votato l'adesione alla convenzione, quantomeno alla data dell'1 agosto.
Con questi presupposti, il Comune capofila contava sull'estate per placare gli animi e riuscire a realizzare i propri ‘sogni' per quella che sempre più apertamente si definisce "area metropolitana". Se fino a qualche mese fa, infatti, c'era pudore da parte di molti amministratori baresi nel citare la parolina magica per evitare di urtare la suscettibilità di quei Comuni con propria dignità ed identità, adesso, con le convenzioni firmate, tutte le remore stanno crollando. Addirittura un assessore della giunta Emiliano (Pasquale Martino, ndr) si è sentito in diritto di giudicare nel merito un'ordinanza assunta, nel pieno dei suoi poteri, dal Sindaco di Adelfia in una situazione di forte disagio sociale. Nell'esporre le proprie perplessità l'assessore barese si è giustificato, affermando: "in quanto è in ballo una dimensione di area metropolitana. Cosa succederebbe se tutti i Comuni dell'area si mettessero a caccia di...?" Come a dire che gli amministratori dei 30 Enti Locali, con il tempo, non saranno più liberi di prendere decisioni autonome, ma dovranno sentire i colleghi del capoluogo sulla legittimità dei propri atti.
Ciò che, più di tutto, ha fatto esplodere il caso al ritorno delle vacanze è stato "Agorà", il giornale gratuito che avrebbe dovuto squarciale il velo dell'ignoranza dei cittadini su cosa è effettivamente il Piano strategico. È costato ben 104.000 euro, progetto e stampa aggiudicate senza gara, la distribuzione che avrebbe dovuto essere gratuita ma che, di fatto - come ha sottolineato il Sindaco di Acquaviva - è stata a carico di tutti i Comuni.
Leggendo Agorà, tre elementi balzano subito all'attenzione: il grande imbarazzo degli intervistati nel doversi barcamenare con il bilancino tra "Piano Strategico" e "Area metropolitana", la illuminante definizione a pag 21 sulla cabina di regia e la composizione della redazione di Agorà.
Sul secondo punto è spiegato come la cabina sia formata "dai Sindaci di 3 Comuni in rappresentanza degli altri 30"(!!!); per cui, dopo tante polemiche e battaglie, il giornale ufficiale del Piano spiega che quanto fatto il 1 agosto nel Consiglio Metropolitano dei Sindaci è stato tutto un gioco tra vecchie glorie e la governance del piano. Un'ultima curiosità deriva dalla lettura dei nomi dei redattori di "Agorà": provengono quasi tutti dalla stessa redazione televisiva. E sarà per questo che Telenorba, dopo aver incensato per mesi il progetto, improvvisamente ha scoperto che fa acqua da tutte le parti e ogni giorno propina servizi quantomeno critici sul percorso finora intrapreso.
A somme tirate, la situazione è una babilonia di idee e posizioni. Forse qualcosa in più sarà chiaro durante il mese di settembre, quando la ‘compagnia di giro', formata dal professor Luca Scandale, dall'assessore Elio Sannicandro e dal special guest - solo per alcune tappe più infuocate - Michele Emiliano, girerà i Comuni sudditi per spiegare il proprio concetto di "condivisione".
Prossime date della tournee sono Terlizzi il 10 di settembre e soprattutto le giornate tematiche alla Fiera del Levante dal 15 al 20. Particolarmente interessante quella del 16 sulla governance, quando forse finalmente si spiegherà se la cabina di regia è a 5 (cfr. verbale del c.m.s. del 1 agosto) o a 3 (cfr. Agorà e ba2015.org).
Comunque vada la confusione regna sovrana, i soldi si spendono a vanvera, di progetti che non debordino nella fantascienza non se ne vedono e il proprietario degli uffici di Palazzo Fizzarotti continua ad incassare 7.000 euro al mese di fitto...
Francesco Paolo Cambione
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