Alla fine è successo esattamente quello che i più pessimisti paventavano: Bari avrebbe fatto la parte del leone nella distribuzione degli incarichi dirigenziali e la composizione della Cabina di Regia sarebbe stata molto vicina alla farsa.
Il "Piano Strategico Metropoli Terra di Bari" ha dimostrato, nella seduta del Consiglio dei Sindaci di venerdì scorso, tutti i punti deboli e le negatività che i suoi detrattori (tra questi anche insigni docenti universitari, ndr) da mesi vanno sostenendo in più sedi. Per cui alla fine molti lo prendono per quello che è (almeno in questo momento): uno strumento per arrabattare i fondi comunitari, distribuiti da apposite leggi della Regione Puglia. Altrimenti non si spiegherebbe l'accanimento di tanti Sindaci a voler entrare a tutti i costi nella Cabina di Regia fin dall'inizio. Dopo che a fine febbraio - con un blitz sulla cui legittimità emergono dubbi anche legali - il Comitato Scientifico aveva cambiato il modello di direzione proposto fino ad allora, tutti e trenta i primi cittadini dei Comuni che aderiscono al Piano hanno rivendicato il diritto ad entrare per primi nella Cabina di Regia. Così a fianco delle giustificate recriminazioni di Bitonto e Gioia del Colle, sostenute dalla vecchia stesura della bozza, facevano da contralto le richieste degli altri sindaci a reclamare lo stesso diritto di partecipazione. La situazione si è fatta talmente incandescente che l'assessore Elio Sannicandro (plenipotenziario del Sindaco di Bari sulla vicenda, ndr) ha affidato la soluzione del dilemma ad un salomonico sorteggio il quale, tenendo conto di alcuni criteri dimensionali e geografici, puntasse a portare l'assise fuori dall'empasse in cui si era venuta a trovare. Sono stati così realizzati dei gironi - come se fosse la Champions League - ed estratti i nominativi dei Comuni. Ironia della sorte: le due città che originariamente facevano parte della Cabina di Regia di diritto sono state sorteggiate entrambe per il sesto anno. Per il primo, invece, a comporre il direttivo gestionale ci sono Molfetta, Sammichele di Bari, Grumo Appula, Adelfia e Rutigliano. Va comunque sottolineato che il sorteggio in questa vicenda non solo è politicamente "blasfemo", ma contravviene esplicitamente alla lettera della Convenzione, appena sottoscritta, che parla di "elezione" delle città-membri della Cabina di Regia. Insomma un guazzabuglio.
La questione sta nel fatto che il comune di Bari ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza nel poter aspirare a diventare Città metropolitana: troppo debole è il suo carisma nonché il potere di influenza sulle città da inglobare nei progetti espansionistici. Oltretutto non si può aspirare a diventare Città metropolitana con poco più di trecento mila abitanti. Se poi a questo aggiungiamo che il capoluogo è uno dei pochissimi Comuni che aderiscono al Piano ancora in mano al centrosinistra, si comprende bene l'isolamento in cui gli ideatori della "Metropoli Terra di Bari" si trovano e le difficoltà di fronte alle quali vengono posti.
Ci sono da riscontrare due elementi interessanti. Da una parte alcuni interventi accesissimi del sindaco Raffaele Valla durante il Consiglio Metropolitano dei Sindaci che, di fronte alle rivendicazioni di paesi molto più piccoli ed economicamente meno rilevanti, ha cercato di sostenere con forza la posizione della città, puntando al male minore di entrare subito nella Cabina di Regia seppur per un solo anno. Le cronache della riunione parlano di una assemblea così accesa da rischiare un nulla di fatto e che sarebbe equivalso ad un impatto mortale sulla partenza del Piano. Dall'altra parte c'è da registrare la forte irritazione del sindaco di Bari, Michele Emiliano, che ha vissuto come uno sgarbo personale il voto contrario del PD bitontino. Una volta "tolto di mezzo" Pice pensava di avere il partito dalla sua parte e pare si sia fortemente risentito telefonicamente anche con alcuni alti rappresentanti locali dello stesso PD.
Insomma, il Piano strategico è partito. La sensazione forte è che, così come si siano messe le cose, non farà tanta strada. Molti sono i Comuni pronti ad impugnare le decisioni assunte dalla Capofila sulla scelta dei progetti da finanziare; molti stanno concorrendo alla corsa per presentare il maggior numero di progetti possibili. Molti alla fine saranno i delusi, perché le risorse non sono infinite.
Francesco Paolo Cambione
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