Sia chiaro: non si tratta di essere contrari o favorevoli all'adesione all'Area Metropolitana di Bari, quesito di per sè anacronistico e non più proponibile, ma di pretendere con forza una forma di partecipazione che tenga conto non solo delle diverse identità socio-culturali, ma anche del ruolo giocato fino ad oggi dalla comunità bitontina nel voler perseguire l'aggregazione di Comuni che va sotto il nome di Piano Strategico "Area Metropolitana Terra di Bari".
Partendo da questo assunto non si possono non raccontare gli ultimi 8 mesi della vicenda, senza una lettura della bozza di Convenzione, elaborata dal Comitato Scientifico e arrivata sulle scrivanie dei 31 Sindaci sin dalla fine di febbraio 2008.
Il testo - già nelle premesse - dà atto della diversità nelle posizioni di alcuni primi cittadini, che, nelle riunioni del Comitato metropolitano del 18 gennaio e del 19 febbraio, avevano lasciato emergere profonde spaccature tra coloro a sostegno dell'applicazione dell'articolo 30 del TUEL (leadership ad una sola città con prevalenza su tutto e su tutti) e chi (tra questi Bitonto) era convinto si dovesse prediligere la disposizione dell'articolo 32 del TUEL per costruire, cioè, l'Unione dei Comuni, che più si confà alle caratteristiche del territorio su cui insiste la nascente Area Metropolitana.
Nel frattempo non va sottaciuto che la Regione Puglia con delibera 72 del 2007 aveva riconosciuto ai poli di Bitonto e Gioia del Colle un finanziamento aggiuntivo di 700.000 euro, per permettere loro di ritagliarsi autonomia operativa rispetto all'aggregazione facente capo alla città di Bari. Il carteggio intercorso tra il Comune di Bitonto, gli altri Enti Locali aderenti al "Patto delle Città" e l'assessore al Bilancio, Francesco Saponaro, della giunta Vendola confermavano la posizione della Regione a sostegno della cosiddetta unità triadica. Ma del destino di questi soldi - oggi - non si ha notizia.
Sta di fatto che la bozza di Convenzione sottoposta ai Comuni contiene una realtà completamente diversa. La prima differenza - la più eclatante e di cui tanto si è già parlato - sta nello stravolgimento della composizione della "Cabina di Regia" (articolo 10), nella cui nuova formulazione si svuota completamente il ruolo giocato dalle 30 città partecipanti, chiamate, a rotazione (ogni 5-6 anni), a far parte del gruppo delle 5 damigelle a scorta delle decisioni del Comune capofila. Quest'ultimo ha comunque l'obbligo ogni sei mesi di rendicontare del suo operato alla Cabina di Regia stessa (articolo 11, comma 6).
L'articolo 11, poi, chiarisce esattamente in cosa consta la Convenzione: delega a Bari "elaborazione, predisposizione, promozione, modifica, monitoraggio, rendicontazione" del Piano Strategico Metropoli Terra di Bari e del Piano Metropolitano della Mobilità sostenibile. Il Comune è anche autorizzato (comma 4) ad operare "in nome e per conto degli Enti deleganti". Non si cade in fallo se si afferma, allora, che le autorità dei Comuni aderenti all'Area Metropolitana vengono spogliate della maggior parte dei propri poteri progettuali, esecutivi e valutativi.
La struttura amministrativa dell'Area Metropolitana sarà (articolo 15) l' "Ufficio Unico del Comune Capofila" che ha sede presso il Comune di Bari e vanta di una dotazione organica presa dal Comune stesso (articolo 15 comma 10). Gli enti convenzionati però devono contribuire al funzionamento dell'Ufficio (articolo 15 comma 3) con un sostegno proporzionale alla propria grandezza, che può essere anche erogato con personale (comma 4) sebbene sia facoltà del dirigente rispedire al mittente - in qualsiasi momento - indicazioni e risorse in caso di inadempienze (articolo 15 comma 12).
La durata del Piano è legata alla "completa realizzazione di tutte le fasi di elaborazione, predisposizione, redazione, monitoraggio e rendicontazione del Piano Strategico" e "alla attuazione dei progetti delle attività ivi previste". Non sono conosciuti ad oggi i criteri per valutare i vari passaggi indicati e soprattutto per stimare i risultati ottenuti. In questo senso, alcuni Comuni hanno sottoposto la bozza di Convenzione alla analisi di esperti giuristi, i quali hanno redatto delle analitiche e dotte relazioni-indicazioni, tempestivamente inoltrate al Comitato Scientifico, ma nessuna di queste accolta nella stesura del documento.
Il Comune capofila si è in pratica arrogato tutto il potere della gestione del Piano Strategico, dimostrandosi sordo a qualsiasi indicazione puntasse ad una redistribuzione delle autorità e, magari, delle funzioni. Ha tuttavia accolto la data di proroga della consegna dei progetti da finanziare e sottoporre alla Regione Puglia che, causa elezioni, è stata spostata al 31 Luglio.
Su questo argomento aleggia però un quesito inquietante: i fondi disponibili sono relativi agli anni 2007-2008. L'assessorato al Bilancio della Regione ha necessità di impiegare le somme entro dicembre per non perderle definitivamente. Ciò significa che i progetti presentati (e più volte i funzionari regionali ne hanno sottolineato l'aspetto) devono essere "esecutivi", ovvero immediatamente appaltabili. Quanti dei 31 Comuni sono in grado di definire - in così poche settimane - progetti con tali caratteristiche? Nei fatti, solo quelli che possono contare su una struttura amministrativa dedicata. E l'unico Comune che ne è provvisto - oggi - è il capofila...
Francesco Paolo Cambione
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