Cosa ci fanno Cleopatra, Elena, Medea, Alcesti, Andromaca, Giulietta, Elettra e Lisistrata, tutte insieme a complottare sul destino dell'umanità? Non è certo un misunderstanding ma è la felice intuizione dell'attrice bitontina, Elisabetta Tonon, regista dello spettacolo Non chiamatemi Lisistrata!. Realizzato con i ragazzi del liceo classico e linguistico bitontino C. Sylos, con il coordinamento didattico della Prof.ssa Rosalba Cassano e la consulenza coreografica di Anna Moscatelli di Res Extensa, lo spettacolo è andato in scena al Teatro Traetta di Bitonto nei giorni scorsi. Tutte le protagoniste del teatro classico (e moderno con Shakespeare) a confronto in un'inedita e insolita versione della commedia di Aristofane. Lo spunto drammaturgico è dato dalla vigila del matrimonio di una nervosa Lisistrata, che aspetta ansiosa tutte le sue amiche e fidate damigelle per gli ultimi preparativi delle nozze. Un grande problema affligge tutte quante le donne: la lontananza degli uomini in una lunghissima e sanguinosa guerra. Guidate dalla strategica Lisistrata, colei che scioglie gli eserciti, decidono di ricattare i loro uomini con lo sciopero del sesso, perché pongano fine ai combattimenti e tornino a casa dalle loro mogli.
Rivisitati e rimodernati i canoni della commedia aristofanesca, tra declamazioni in lingua originale e coreografie sulle note di canzoni pop, riferimenti mitologici e irriverenti incursioni dell'attualità.
Il goffo coro di giovanissimi soldati/calciatori sfida l'ammiccante schiera di donne/damigelle: sulla scena sfilano cliché attinti dalla pubblicità, dalla televisione, dallo star system.
Le maschere hanno perso ‘il corpo' ma non hanno smarrito l'anima del personaggio. Il mito classico, unito a costumi moderni, alle scene minimal e ad un linguaggio fresco e giovanile, rivive e si rinnova senza perdere la propria fisionomia.
Le acerbità dei giovani interpreti scompaiono dietro la voluta e ricercata impostazione ludica e ironica della rappresentazione. In perfetto equilibrio tra serio e faceto, tra sviluppo dei temi e lazzi comici - dove la libertà di linguaggio aristofanesca non trascende mai la volgarità - lo spettacolo diverte e funziona.
Il testo, cucito e rammendato, conduce con chiarezza il nucleo della storia principale, che si conclude con la celebrazione delle nozze. Una romantica scena - i due giovani innamorati sembrano i fidanzatini di Peynet - chiude la vicenda con l'ottenimento della tanto agognata pace raggiunta con l'astuzia del gentil sesso.
Un femminismo "ante litteram" quello della 'donna' rappresentata nello spettacolo, una figura femminile rivoluzionaria e positiva per quel tempo come per oggi: l'esemplificazione delle debolezze, degli stereotipi, delle contraddizioni, ma anche la celebrazione del pragmatismo, della determinazione e della saggezza delle donne.
Chi ha il potere di creare, difficilmente sceglie la via della distruzione e della guerra. E se la pace è solo una ingenua utopia da donne, resta pur sempre una bella speranza.
Lucrezia Naglieri
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... peccato che quel liceo non può essere frequentato da studenti "disabili"! e che chi dovrebbe lavorarci non sono mentalmente e fisicamente sani!
kitem
Inserito lun, 07 giu 2010 - 14:55:44