

"Dall'alto delle cose vedo i colori fondersi e unirsi in forma dando aspetto ai miei sogni, dall'alto delle cose vedo la matita rincorrere i servi del tempo che fuggono cercando di fermare i minuti, dall'alto delle cose nascondo il bianco della tavola con segni e parole per fondere la memoria con l'oggi.". Sono grandi campiture di colore le prime sperimentazioni artistiche di Francesco Musante, intangibili come il pallore della luna e candide come lo sguardo di un bambino.
Nasce a Genova il 17 febbraio 1950; passa da torino a Carrara, approdando nella eterea atmosfera de La Spezia. Sono di questo periodo suoi dipinti dedicati all'America con scritte e inserti di oggetti e legni che risentono sia dell'influenza della Pop Art sia dei Combine Paintings di Rauschenberg.
Dal 1971 Francesco Musante decide di fare l'artista a tempo pieno. Pittore, scultore e ceramista fa il suo esordio nel 1973 con una collettiva ed una personale tenutasi alla Galleria Il Quadrifoglio di La Spezia. Anno che segna l'inizio del suo lungo e fortunato percorso artistico anche come incisore. Dal 1975 in poi si dedica alla pittura figurativa, inizialmente elaborando una serie di figure femminili ispirate a Klimt e alla Secessione Viennese. Un tema che sviscererà lungo dieci anni utilizzando le più diverse tecniche, dall' acquarello, all'olio, al collage, all'incisione e svariati supporti, tela, legno, ceramica, lastra, carta, con una progressiva attenzione al dialogo tra immagini, parole, storie.
Ladro di lune, acrobata del segno, saltimbanco del colore, giocoliere della parola poetica, musicante della fantasia, Francesco Musante scompone e ricompone il ricordo del sogno su un incantato notturno di stelle e sorrisi lunari.
Decorativo, abbondante ma non pleonastico, carico di colore e traboccante di simboli, racconta la vicenda alchemica della fantasia, della parola che musica il disegno, delle cose che in sogno hanno un'anima. Trampolieri, burattinai, giocolieri, clown, mangiafuoco, danzatrici, fate, principesse, animano un paese fantastico, si esibiscono nel regno dell'invenzione senza freni, senza spazio nè tempo. "Ci sono giorni che saltello sui nostri cuori come un rospo impazzito solo per apparire principe ai tuoi occhi". Simboli arcaici, segni ricorrenti e consapevoli. La Luna e/è la Donna. Con le sue fasi, ci inganna e ci intorpidisce; bugiarda e maldestra ci seduce e ci lascia soggiogati in equilibrio sull'inquietudine della domanda. L'intermittenza della poesia e la crudezza della visionarietà; la solitudine della contemplazione e l'insistenza di visioni, ricordi, memorie, che affidano ai contorni della follia una vivacità sul punto di esplodere. Lo spazio oscuro della notte totalmente abitato da spigolosi omini fucsia e sincopato da morbide forme geometriche.
I viaggi, le partenze, il tempo, la sessualità, le finestre, le fughe, la pazzia. Il disordine immerso nei pensieri che pulsano, desiderano, variano, ricordano, si appassionano, tremano. "Quando comincio un dipinto, partendo dal disegno, cerco di dimenticare la mia età e persino il mondo in cui vivo, disegno soltanto e quindi mi metto in una posizione infantile, non pongo limiti all'inverosimile". Il delirio notturno di un funambolo innamorato, l'artista indaga mitologie surreali, visita castelli di aria e magia, vuoti di tempo, pieni del niente, custodi della felicità. La corrispondenza sentimentale delle parole con le figure, l'armonia ora circense ora melanconica dei colori caldi del gioco e delle fredde tonalità della sera, sono segno inconfondibile dell'opera dell'artista ligure, cifra stilistica originale ed emozionante delle sue favole brevi.
Gli amori romantici di Chagall, le visioni febbricitanti di Magritte, il caos segnico di Mirò, Musante si ispira ai maestri e si fa cantastorie dell'immaginazione, menestrello dei sogni, dei pensieri nascosti.
Una spiazzante e caotica semplicità, quando il reale tocca l'assurdo, il vero colore delle cose appare più strano di quello inventato. Sopra di noi la notte gioca con i nostri sogni. La fantasia apre le porte dell'eternità, la melodia delicata e rassicurante di un vecchio carillon schiude memorie infantili, la notte si confonde con l'onirico, le stelle vegliano il sonno dei bambini.
La semplicità che ci fa innamorare e i colori che ci fanno sognare, la follia che ci fa chiedere se si può correre al contrario, il silenzio che "in punta di lapis" ci fa mantenere in equilibrio, l'incanto che ci permette di saltare da una finestra aperta su un'altra dimensione.
L'equilibrio puramente teorico di un sogno incontrato in una notte di mezza estate sotto una nuvola piena di gocce di tiepido amore.
Lara Carbonara e Lucrezia Naglieri
Testata giornalistica – Reg. stampa n.29/08 del 15/10/2008 Tribunale di Bari - Direttrice responsabile: Marica Buquicchio
Copyright © 2011 Francesco Paolo Cambione - via Solferino, 25 - 70032 Bitonto (Ba) - P.IVA 05064920720 | Supporto redazione e WebTV - THESIS s.r.l.