Bari, Galleria BLUorG - Dal 19 gennaio al 15 marzo 2010
This is it - Fabio Santacroce
Si è inaugurata venerdì 19 febbraio, presso l'Associazione Culturale BLUorG di Bari, "this is it" mostra personale del giovane artista barese Fabio Santacroce  a cura di Marilena Di Tursi. L'evento è il quarto appuntamento >> Progetti - BARI INCONTEMPORANEA << promossi dall'Associazione BLUorG, con la direzione artistica di Giuseppe Bellini, e realizzati grazie al Programma Operativo "Puglia Circuito del Contemporaneo", in rapporto al Programma Quadro A.P.Q. "Sensi Contemporanei", Accordo tra il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero per i Beni Culturali, la Regione Puglia, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia, la Provincia di Lecce, e i Comuni di Barletta e Polignano a Mare; per la diffusione dell'Arte Contemporanea e la valorizzazione di contesti architettonici e urbanistici delle regioni del sud d'Italia.
L'artista, per siglare la sua ultima produzione, prende in prestito il titolo con il quale  Michael Jackson si accingeva a lanciare il suo nuovo tour, un parallelo che come indica la curatrice, trova in questo slogan " ... la parola chiave o d'ordine per accedere  ad una condizione di fragile onnipotenza, uno status quo esistenziale. Un regno del caos, controllato da un'empatia verso gli oggetti e i materiali  che l'artista barese mette in scena nei suoi convulsi assemblaggi di tecnologia e di materia organica, uniti in inseparabili connubi, e in una sorta di tormentati ipertesti. Si tratta in genere di sostanze (acqua, terra, zucchero, crema, frutta) strutturalmente deperibili, sorta di ‘memento mori' per richiamare la dimensione vitale e fatalmente anche la sua inscindibile caducità e per riproporre binomi inossidabile dell'esperienza artistica quali vita/morte, natura/artificio, spirito/materia, caos/equilibrio".
Via M. Celentano 92/94Â Â Â 70121Â -Â Bari.
dal lunedì al sabato
Orari 10.00 - 13.30Â /Â Â 17.00 - 20.30
Domenica su appuntamento
Chiusura straordinaria sabato 27 febbraio 2010
Tel.: +39Â Â 080/9904379
e-mail: info@bluorg.it  bluorg@fastwebnet.it
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Bari, Museo Nuova Era - dal 27 febbraio al 30 marzo 2010
BIANCO - COLD LANDASCAPES - Massimo Pastore
Due sono le cose che, secondo Keplero, ci svelano le armonie in quelle che compongono la natura e sono la luce e il suono. Che la luce sia intrinseca alla fotografia è fuori di discussione mentre può apparire ininfluente un qualsiasi riferimento al suono. Eppure, secondo la scienza che ne studia la struttura, il suono non è altro che una "vibrazione che attraversa l'aria" e pare quasi di avvertirla, nell'intenso splendore delle innevate foto di Massimo Pastore , questa vibrazione e tanto forte da poterne dedurre una loro altrettanto intrinseca musicalità . Vibrando nell'aria, il suono non solo viene avvertito dalla nostra mente ma coinvolge, fisicamente e inevitabilmente, anche il nostro corpo. Guardando quei corpi nudi che animano l'ambientazione delle foto, si innesca un meccanismo empatico con l'autore: ci appare naturale la loro condizione che può così permettere alla pelle, liberamente, di recepire la carezza del suono. Forte del messaggio che vuole trasmetterci, quell'uomo in marcia sul nastro d'asfalto volge il capo come a guardarci ed appare quasi sorpreso a vederci, fuori campo, imbacuccati nei nostri vestiti. Non esprime però soltanto stupore quello sguardo ma, nel contempo, il fugace disincanto di chi venga distolto dalla magica astrazione in cui sono immersi anche tutti gli altri personaggi colti dall'obiettivo di Massimo Pastore. Rimandano vagamente, questi personaggi, isolati o a gruppi, ai calchi di gesso, inventati nel clima della pop art degli anni sessanta, dallo scultore americano George Segal perché, come quelli, sono figure spettrali, scolpite nel tempo, pressoché alienate nella quotidianità dei loro atteggiamenti. Ma a differenza da quelli dell'americano la vitalità dell'aspetto materico , non il gesso bensì la loro pelle vibratile, li rende ben vivi, ignudi quali sono, ai nostri occhi. Appaiono come in procinto di agire, però la loro azione sembra improvvisamente arrestarsi, solo pensata. Esattamente come l'indicazione "pensato" introdotta da Anton Webern nelle sue composizioni: " Non suonare la nota, pensala soltanto ". I personaggi di Massimo Pastore appaiono del tutto avulsi dalla realtà  in cui sono immersi ed in atteggiamenti che inducono chi li osserva a concludere che le note, come Webern suggeriva, senza suonarle le stiano soltanto pensando su di uno sfondo altrettanto bianco quanto loro. Nelle foto di Massimo Pastore questo "non colore" assolve alla funzione di "dominante" nella più classica delle accezioni fotografiche, è preponderante in tutte le zone dell'immagine. Ma il bianco è anche l'estremo della scala cromatica che si contrappone all'altro, il nero. Contrapposizione che viene generalmente ripresa per spiegarne un'altra: quella tra la vita e la morte. Lo sfondo quasi monocromatico a cui ci troviamo di fronte dà però una visione molto più intimista e sofferta della vita e richiama alla perfezione le parole di Wassily Kandisky il quale, sostenendo la stretta affinità fra le arti ed in particolare fra musica e pittura, affermava che "il bianco ci colpisce come un grande silenzio che ci sembra assoluto". C'è una sorprendente assonanza fra questa affermazione del grande pittore e l'esigenza attribuita a Webern che certe sue note dovessero restare soltanto "pensate" . E Kandisky , a meglio chiarire il suo pensiero , non esita ad affermare che il bianco "è come un nulla senza possibilità , come la morte del nulla dopo che il sole si è spento, come un eterno silenzio senza futuro e senza speranza". Sono concetti questi che vanno ben meditati per comprendere quel senso di vita e di morte che, per l'appunto, aleggia nelle foto di Massimo Pastore.   (Viviana Checchia)
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Palo Del Colle (BA), LE MOSCHE - dal 20 febbraio al 20 marzo 2010
10289 km da Fitzcarraldo. Un discorso pieno di trappole
Si inaugura sabato 20 febbraio h.19,00 presso la galleria Lemosche a Palo del Colle la collettiva di arte contemporanea "10289 km da Fitzcarraldo. Un discorso pieno di trappole". Otto gli artisti invitati: Lea Caputo,_Valentina Dell'aquila,_Raffaele Fiorella,_Nunzio Fucci, Gianmaria Giannetti,_Marcello Moscara,_Saverio Perillo,_Sergio Racanati . La mostra è un discorso sulla necessità e anzi sulla natura delle nostre utopie, effimere minime ma indispensabili, eppure continuamente sabotate.
10289 sono i km che separano la sede della galleria da Iquitos, in Amazzonia,dove nel 1981
Werner Herzog ha finito di girare il suo"Fitzcarraldo",la storia di un uomo che per rincorrere
il suo sogno fa passare una nave sopra una montagna.
Questa cosa vista da qui è un'utopia o una velleità ? E che differenza c'è? Quanto sono lontane l'una dall'altra e quanto noi da li dove sono? Video, installazioni site-specific, pittura e fotografia per definire questa distanza variabile. L'utopia del resto è una promessa di felicità che si tradisce di continuo, a volte appena un passo avanti a noi eppure sempre disattesa. (Lemosche)
Testi catalogo: Antonella Gaeta e Antonella Marino
vernissage: 20 febbraio 2010. ore 19
Via Massimo D'Azeglio 13/15 (70027)
+39 3381228080
allemosche@libero.it
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A cura di Lucrezia Naglieri
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