A campagna elettorale chiusa, il testo dell'intervento tenuto dall'ormai esperto in materia Girolamo Rubino in occasione del dibattito sulla Città Metropolitana tenutasi a Palazzo Gentile il 5 maggio scorso.
Per comprendere il NO alla città metropolitana è importante ripercorrere rapidamente le tappe salienti, a partire dall'emanazione della prima legge sulle autonomie locali, avvenuta circa vent'anni fa, e la ratio della stessa legge 42/90 per rivendicarne poi il ruolo propositivo svolto dal Comune di Bitonto in questo contesto. E' da vent'anni, infatti, che seguiamo con attenzione ed apprensione gli sviluppi di questa legge; vorrei ricordare in proposito il Consiglio Comunale aperto ai cittadini voluto d'allora sindaco avv. Michele Coletti nel 1990 all'indomani dell'emanazione della legge ritenuta fin da subito lesiva dell'identità di Bitonto, soprattutto per la pressante richiesta del Comune di Bari di vedersi inserita nell'elenco delle Città Metropolitane, limitato allora dalla legge alle sole città di Roma, Torino, Milano e Napoli.
Il Comune di Bari, infatti, pur non avendone i medesimi requisiti ne faceva istanza con un emendamento presentato dall'onorevole Barbera dell'allora P.C.I., dopo la richiesta avanzata dal Consiglio Comunale barese su proposta dello stesso gruppo comunista.
E' importante a riguardo comprendere le motivazioni che avevano portato il legislatore dell'epoca ad individuare esclusivamente le predette Città di Roma Torino Milano e Napoli, poiché le stesse proponevano specifici problemi di natura sovra comunale, relativi ai servizi, ai trasporti e alla pianificazione territoriale. In proposito bisogna pensare che i comuni limitrofi a quelle aree possono ricondursi o a comuni dormitori come, per esempio, l'hinterland milanese o a comuni satelliti, come quelli del vesuviano o ancora a cittadelle di periferia come quelle poco lontane dal grande raccordo anulare di Roma, privi di una pianificazione amministrativa sufficiente a garantire le esigenze dei loro cittadini, tutti volgenti lo sguardo verso lo stesso polo di attrazione, per i quali l'istituzione della Città Metropolitana può costituire una giusta operazione di razionalizzazione istituzionale a loro stesso vantaggio.
E' evidente che questo non può essere il caso del Comune di Bari, con caratteristiche differenti e non idoneo funzionalmente a questa ipotesi, più interessato invero ad un mero allargamento territoriale o per conseguire a suo vantaggio gran parte dei fondi e/o finanziamenti che altrimenti sarebbero persi. Così facendo tuttavia ai restanti comuni non resterebbero che briciole, perché espropriati di tutte le funzioni più importanti, funzioni ridotte all'ordinaria amministrazione. In questo modo con il nome di Comuni metropolitani, essi sarebbero di fatto solo frazioni di Bari.
La legge di riordino delle autonomie locali spingeva sostanzialmente verso le aggregazioni tra comuni, favorendone la comune progettazione e prevedendo altresì l'Istituto dei Patti Territoriali. Di qui il ruolo propositivo ed ALTERNATIVO del Comune di Bitonto promotore del Patto Territoriale della Conca barese, approvato con decreto n.1060 del 31.5.99, dal Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, Dipartimento per le Politiche di sviluppo e Coesione per un importo complessivo di spesa di quasi 36 miliardi delle vecchie lire. Iter avviato con delibera CIPE del 3.12.97, previo riconoscimento Regionale, che aveva pertanto individuato la valenza economica della nostra area di riferimento di cui Bitonto è città capofila (Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi, Ruvo di Puglia, Palo del Colle e Bisceglie).
Così altre aree omogenee nascevano sullo stesso impulso: ad opera della città di Monopoli il Patto del sud-est barese polis (Monopoli capofila); di Altamura/Gravina il Patto del sistema murgiano ed infine il nord barese/ofantino (Andria-Barletta) poi diventata provincia.
Distinta dalle altre il Patto Territoriale per l'Area Metropolitana di Bari che il comune di Bari avviava con soli 9 comuni i quali di fatto gravitano nell'orbita barese (Adelfia, Bari, Bitetto, Bitritto,
Casamassima, Modugno, Sannicandro di Bari, Triggiano, Valenzano). Bitonto non ne faceva parte perché le era stata riconosciuta una valenza economica autonoma.
Intelligentemente ciascuno di questi territori costituisce un distinto insieme socioeconomico omogeneo per le stesse dinamiche economiche, culturali, sociali e finanziarie. Per quest'ultimo aspetto posso particolarmente evidenziare gli elementi di sottocapitalizzazione che caratterizzano le aziende ricadenti nelle aree diverse da quella di Bari Città e pongono altresì distinti problemi di risoluzione.
Poi è stata la volta, nel 2002, dei Piani Integrati Territoriali che hanno migliorato l'aspetto della propensione concertativa tra soggetti economici e sociali della stessa area di riferimento in relazione allo sviluppo del territorio, delle infrastrutture tramite progetti materiali, afferenti nuove opere, e ricerca immateriale in relazione allo sviluppo di ricerca, innovazione, riqualificazione della formazione professionale con Bitonto Vice capofila del PIT n.2. (aggregavano gli ex Patto Nordbarese/ofantino Andria Barletta ecc. e il Patto Territoriale della Conca Barese nel PIT n.2. Andria comune capofila e Bitonto Vice).
L'ex patto Polis sud est barese si trasformava così in Pit n.5, il sistema murgiano in Pit n.4 e l'area di Bari Città in Pit n.3 per l'area metropolitana di Bari, che consolidava ed allargava le relazioni con n.15 comuni viciniori (Adelfia, Bari, Bitetto, Bitritto, Capurso, Casamassima, Cellamare, Modugno, Palo, Sannicandro di Bari, Triggiano, Valenzano, Mola di Bari, Noicattaro, Rutigliano).
E' imprescindibile questo excursus storico poiché chiarificatore dell'odierno status delle cose, gli aggregati economici sono altresì aggregati territoriali e le relative politiche di coesione sono alla base deì futuri assetti territoriali. Tutto questo diviene ancor più rilevante, alla luce della modifica del titolo V della Costituzione che ha introdotto la Città Metropolitana, quale Ente Territoriale accanto a Regione, Provincia e Comune e la relativa normativa transitoria di istituzione definitivamente approvata al Senato il 29.4 u.s. in seno alla legge sul federalismo fiscale.
Grande responsabilità, inoltre, grava sulle amministrazioni, che si sono susseguite, della Provincia di Bari sulla mancata realizzazione dei Circondari, già presenti invece in altre regioni (Toscana Emilia Lombardia), quali Organi di decentramento territoriale, e previsti al Titolo II art. 6 e 7 dello stesso Statuto della Provincia, in attuazione dell'art. 129 della Carta Costituzionale; essi, una volta costituiti, avrebbero maggiormente sancito gli assetti che andavano realizzandosi.
E' sorprendente che i candidati Presidenti alle prossime elezioni provinciali non dicano agli elettori che questo è l'ultimo mandato per l'Ente Provincia, il quale scomparirà con l'Istituzione della Città Metropolitana e dichiarino apertamente quali sono i loro programmi al proposito e cosa ne sarà per il futuro del nostro territorio.
E' la prova che il PALAZZO è chiuso ai cittadini.
Il Comune di Bari, invece, proprio a mezzo del tanto discusso PIANO STRATEGICO METROPOLI TERRA DI BARI, va avanti con la benevolenza della Regione Puglia e della stessa Provincia di Bari ricomprendendo ora n.31 comuni. Il P.S.M.T.B. annienta le pregresse esperienze prima citate e punta a realizzare il documento programmatico per la realizzazione della Città Metropolitana, chiamandolo altresì "NUOVO MODELLO DI GOVERNANCE" inserendo anche il P.U.M,. ossia Piano Urbano della Mobilità, che altro non è se non quello barese allargato ai Comuni della Provincia. Il tutto sotto le mentite spoglie di finanziamenti da procacciare e spendere per progetti che nulla hanno a che vedere peraltro con la pianificazione strategica, ma relativi a ristrutturazioni di chiese, campanili, musei o addirittura festicciole di maggio, come quelle che ci accingiamo ad assistere, le quali allargano il maggio barese alla parte della provincia aderente alla pianificazione strategica con l'intento di coniugare le tradizioni locali con la nuova filosofia di città metropolitana che non ci appartiene e non è voluta dai cittadini.
Il P.S.M.T.B. nel mentre costituisce l'evoluzione dei piani del Comune di Bari al fine di pervenire alla realizzazione della Città Metropolitana da sempre agognata, rappresenta d'altra parte l'involuzione e l'arresto delle iniziative portate avanti nel tempo dalla Città di Bitonto nell'ambito dell'aggregazione tra i comuni della sua area di riferimento con lo scippo perpetrato alla nostra Città, capofila del Piano Strategico del Patto delle Città, costituito dalle Città di Bitonto, Molfetta, Corato, Terlizzi, Ruvo di Puglia, Giovinazzo per poco meno di 250.000 abitanti, realizzato per evitare i rischi di una nuova marginalità tra la nuova sesta provincia e la Città Metropolitana di Bari. Il Piano strategico Patto delle Città presentato nell'ambito dei Piani Strategici per le Aree e Città Metropolitane, non è stato ammesso ai finanziamenti da parte della Regione Puglia nel luglio ‘06, a fronte della nuova visione strategica che ora ricomprende Bitonto e le città del Patto.
Fare l'elenco del fallimento del P.S.M.T.B. e dell'utilizzo dei fondi europei che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo e la crescita del territorio così riarticolato, è presto detto:
>dal 2005 ad oggi impegni di spesa per decine di migliaia di euro a fronte di una serie di incontri pubblici, farciti di belle parole, di annunci e di un libro dei sogni, ovvero di progetti che non appaiono tutti esecutivi e che nulla hanno di strategico (4/mln);
>Spese per centinaia di migliaia di euro per la Ripartizione del piano strategico tra coordinatori, consulenti, componenti di commissione, comitati vari e lettori madrelingua che ha utilizzato e pagato decine di persone (88) (spesa di circa 2,5/mln di Euro);
>dal 2006 al 2008 la Ripartizione del Piano Strategico è stata ospitata in un appartamento di 300 mq. A Palazzo Fizzarotti a Bari con costi di decine di migliaia di Euro. (315.000 euro). Dall'inizio del 2009 la sede è stata spostata nei locali dell'ex consorzio asi: con ulteriori costi del trasloco (ben 30.000 euro).
>Convenzione stipulata con la rai education per la realizzazione di 5 programmi per altre decine di migliaia di Euro. (240.000 €)
>Partecipazione a fiere (205.000 €)
>Magliette per bambini per altre migliaia di € (Eu. 25.000)
>Materiale pubblicitario (28.000 €)
>€ 65.000 per i giornalini e le brochure tanto discussi dalla stampa
>Costi per insegnanti di madre lingua che hanno preso parte alla commissione giudicatrice per la costituzione dello staff per la partecipazione attiva della struttura (8.000 €)
E' bene ricordare che la Convenzione" del P.S.M.T.B, oltre ad utilizzare i fondi europei, grava sui Comuni partecipanti con costi ripartiti per il 75% rispetto alla popolazione e per il 25% rispetto all'estensione del territorio: vorrei ricordare l'estensione del Comune di Bitonto di 172 kmq. il più grande. Quello di Bari è invece di 110 Kmq. quindi di molto inferiore a quello di Bitonto.
A questo punto, non è neanche il caso di ritornare all'originario modello del Piano Strategico Terra di Bari sottoscritto il 31.10.06, ma è il caso di chiedere nuovamente con forza il riconoscimento del nostro Piano Strategico del Patto delle Città al fine di non restare privi della pianificazione del nostro territorio altrimenti demandata in bianco al Comitato Scientifico barese che decide dei progetti e di quant'altro. Infatti, la teoria dei tre poli: Patto per l'area metropolitana di bari, patto delle città e patto per un area a sud di bari (gioia) assunta in fase di avvio, e poi stravolta dall'amministrazione Emiliano con la benevolenza dei 30 sindaci che guardavano meramente al procacciamento dei fondi e non a quello che il Comune di Bari voleva effettivamente realizzare, ovvero la Città Metropolitana, era stata concepita nell'ottica di assicurare una strategia chiara per il miglioramento del sistema socio-economico e culturale, mirata a obiettivi concreti e misurabili nel tempo, al fine di sgombrare il campo da possibili equivoci riconducibili ad un unum o fughe in avanti in chiave bari centrica; o per la necessità di creare massa critica;
questa strada non è più percorribile poiché è dimostrato che entrare nell'ottica di Bari senza una propria pianificazione strategica non è possibile.
Affidare il futuro della nostra Città al messia di turno, non è quindi più pensabile. La storia dei 700.000 € assegnati dall'assessore regionale Saponaro ai 2 poli e poi dirottati verso altre direzioni la dice tutta sui modi di fare del comune di Bari.
Ora, è chiaro, c'è bisogno che le forze politiche cittadine si uniscano perché la Regione Puglia riconosca istituzionalmente la città attraverso l'approvazione del Piano strategico del Patto delle Città, come lo è stato per Altamura l'approvazione del Piano strategico della "città murgiana della qualità e del benessere" o di Monopoli della "Valle d'Itria", quest'ultimo ammesso a furor di popolo dopo un primo no da parte regionale.
Diversamente al nostro comune, dopo la spoliazione delle funzioni principali e fondamentali assegnate alla città metropolitana, non rimarrebbero che le funzioni residuali, previste per i comuni metropolitani, simili a quelle di una frazione. Comuni metropolitani che il comune di Bari sta già cercando di fare con le sue 9 circoscrizioni.
A poco serve l'emendamento alla legge per il quale i comuni che non vorranno entrare a far parte della città metropolitana dovranno essere costretti a far parte di altre province anziché costituirne delle nuove come previsto dal testo originario della 142/90 e dal Testo unico degli enti locali dlgs 267/2000. Gli stessi potranno sempre ricorrere successivamente all'art. 133 della Costituzione per promuovere nuove circoscrizioni provinciali avvalendosi di una pianificazione strategica e territoriale già in itinere.
Al momento, paradossalmente per noi, sono ancora numerosi i disegni e/o le istanze di nuove province all'attenzione delle camere.
Il principio dell'identità che la nostra Città persegue passa necessariamente attraverso l'autodeterminazione strategica del nostro territorio, da non poter affidare con delega in bianco al comune di Bari.
Senza di questa l'identità cittadina potrà essere simile solo a rievocazioni di tipo folcloristiche.
Se la città metropolitana è sempre stata voluta da tutti a Bari, sia quelli di destra, sia quelli di sinistra, perché vedono in essa la grande affermazione della loro città, Bari, anche noi, cittadini di Bitonto, dobbiamo iniziare, imparando da loro, ad essere tutti uniti, senza divisioni partitiche che non servono in questo momento, perché la nostra identità non venga annullata ma venga considerata un bene importante da salvaguardare e tutelare.
E' per questo che diciamo un chiaro NO alla Città Metropolitana.
Testata giornalistica – Reg. stampa n.29/08 del 15/10/2008 Tribunale di Bari - Direttrice responsabile: Marica Buquicchio - Vicedirettore: Maurizio Loragno
Copyright © 2011 Francesco Paolo Cambione - via Solferino, 25 - 70032 Bitonto (Ba) - P.IVA 05064920720 | Supporto redazione e WebTV - THESIS s.r.l.
Ma i nostri "uomini politici" queste cose le sanno o fanno finta di non sapere?
SPARTACO
Inserito lun, 08 giu 2009 - 16:28:20