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Esperia
12/07/2014

La Smart City si consuma?

Bitonto Èstate 2014, Parco delle Arti e prospettive di rigenerazione civica

I detrattori diranno senz'altro che è l'ennesima "furbata" abbaticchiana, che sfrutta altrui risorse per appuntare l'ennesima stelletta sul petto dell'Amministrazione; i sostenitori, invece, ci spiegheranno che si tratta di un esempio della gestione "smart" della cosa pubblica, capace di ottimizzare col minimo sforzo le reti di collaborazione istituzionale, associativa e d'impresa già presenti sul territorio.

 

Leggere il cartellone di eventi della Bitonto Èstate dà un'idea nitida di come le scelte politiche si prestino, spesso, ad una duplice (quando va bene) lettura. Un'idea, questa, ancor più nitida, quando si legge questa programmazione a qualche giorno appena di distanza dall'acuta riflessione sui "cartelloni estivi" che Elvira Zaccagnino, da queste stesse colonne, ha suggerito nel suo Svoltalacarta (clicca sul link per leggere l'articolo): "l'estate di rumori" che questo cartellone di eventi promette, se da una parte è un'impareggiabile risorsa nell'ottica del consumo e del mercato, dall'altra continua a scuscitare delle domande in merito alle prospettive sociali di lungo periodo che la "movida bitontina" sta prefigurando.

 


Quello che è certo è che non si può rimproverare il binomio Abbaticchio-Mangini di incoerenza. La Bitonto Èstate 2014, in assoluta continuità con l'impronta strategica a cui questa Amministrazione ci ha abituati, fa di "partenariato pubblico-privato", "sussidiarietà", "prossimità" e "rete" le sue parole d'ordine. Per limitare al minimo gli esborsi comunali e riuscire al tempo stesso a coinvolgere negli interventi tutti i target di utenza possibili - dal turista forestiero, al minore, al disabile, all'anziano - si sfruttano iniziative sovracomunali (ad esempio il Festival del Parco dell'Alta Murgia, che porterà a Bitonto la guest star di quest'anno, Goran Bregovic), di altri enti (ad esempio la "DiversEstate" dell'ASP Maria Cristina di Savoia e "Un lido per tutti" di Cooperativa Eughenia), di associazioni o di imprenditori privati, a cui offrire supporto organizzativo e logistico, secondo i collaudati format "Bitonto Not(t)e di Musica" e "Shopping in famiglia".

 


Nessuna novità, dunque, o quasi: c'è infatti un elemento originale in questa Bè2014, ed è quasi una risposta a quell'interrogativo che già un anno fa provavamo a sollevare (clicca qui per leggere l'articolo), in merito al follow-up di queste iniziative, vale a dire alla loro capacità di lasciare segni stabili e duraturi nel "sistema Bitonto": il suo nome è Parco delle Arti, il sistema di gestione in rete dei principali contenitori culturali cittadini (Teatro, Torrione, Biblioteca comunale e Officine Culturali), che Michele Abbaticchio in persona considera la punta di diamante della sua pianificazione strategica in ambito turistico-culturale, e che da quest'estate garantirà l'apertura in sincrono, il venerdì e il sabato, dalle 20 alle 24, dei suddetti contenitori, per le più disparate manifestazioni.

 


Resta, però, come accennavamo all'inizio, la domanda in merito alle dinamiche sociali che questo fermento di marketing cittadino lascia prefigurare per Bitonto: al di là della Bitonto-da-bere, della "movida", dell'afflusso di forestieri dai comuni vicini, del "rientrismo" di tutti quei giovani (e non solo) che negli anni scorsi migravano ineluttabilmente verso le località costiere viciniori; al di là delle impennate dei consumi nei locali bitontini e dell'indubbio giovamento dell'economia locale, questa strategia di riattivazione del "sistema Bitonto" sta cambiando i bitontini? Sta modificando il loro modo di sentirsi una comunità? Di sentirsi, cioè, accomunati da qualcosa di più di un certificato di residenza?
La domanda, come si vede, è "laicamente" al di sopra della volgare disputa sui meriti del cartellone estivo. Sta a porre un problema più profondo: se, cioè, la "rinascita" di una citta possa basarsi sui soli fattori economici; se il benessere civico sia direttamente proporzionale ai consumi nei pub; se la cultura sia esattamente traducibile in turismo, senza alcun resto.
Si tratta di un'incognita complessa, rispetto alla quale probabilmente le stesse scelte amministrative non possono che giocare un ruolo laterale. I processi di lungo periodo sono infatti difficilmente governabili, se non vedono il coinvolgimento attivo dei soggetti interessati. Tutto sta a capire se i bitontini si accontenteranno di essere semplici consumatori della città e della sua movida, o se ne alimenteranno il fermento con un rinnovato impegno ad abitare, e quindi a reinventare, Bitonto.

 



Sabino Paparella

 

BitontoTV Staff

Commenti

  • Leggo solo ora quest'articolo, che trovo pieno di spunti di riflessione. Alle domande, non credo retoriche, di Sabino Paparella, risponderei che c'è da credere e da sperare nel senso di questo percorso.
    Una comunità non è un a priori, ma è qualcosa che si costruisce, si plasma, si forma attraverso la musica, l'arte, la cultura. Ed è quello che sta avvenendo a Bitonto. Mi piace pensare che siamo sulla strada della costruzione di quella "grammatica della bellezza" fin troppo dimenticata negli anni passati.
    Certo, c'è ancora molto da fare: bisogna partire "dal basso", bisogna avere il coraggio di "riappropriarsi" delle piazze (vedi quanto sta accadendo contestualmente a Molfetta) per riempirle di pensieri, di idee, di sogni...Starei però ben attento anche a non sottovalutare la struttura economica: non solo perché - come hai scritto - questa porta introiti ai locali o ai pub, ma soprattutto perché stare meglio economicamente è il primo, imprescindibile passo per curare quel malessere sociale che la città vive da sempre.

    P.S. Un consiglio non pertinente di carattere estetico all'autore: tingiti i capelli, perché è brutto vedere un ragazzo della tua età già con i capelli bianchi...

    Giacomo

    Inserito gio, 07 ago 2014 - 13:06:16

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