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Cultura e spettacolo
03/05/2014

Abitare le 'periferie': istruzioni per l’uso

Sabino Chialà protagonista dell'incontro organizzato dalla Parrocchia-Santuari SS. Medici e dall'Ordine dei Giornalisti di Puglia

Luogo, contenuto, atteggiamento, fine. Sono questi i cardini fondamentali dell'incontro tenutosi nella serata di ieri presso la Cripta della Basilica dei Santi Medici dal titolo "Verso le periferie della storia", con la partecipazione di Sabino Chialà, monaco di Bose e priore della Fraternità di Ostuni.

L'appuntamento, in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti di Puglia, rientra nel ciclo di incontri svolti con cadenza mensile presso la Basilica e che oltre alla precedente visita dello stesso Chialà agli inizi di Aprile, ha visto la presenza di Giancarlo Bruni a dicembre ed il Vescovo di Taranto Filippo Santoro con la sua missione di annunciare il Vangelo in Brasile. È proprio Chialà, dopo i brevi saluti di Don Ciccio Savino, rettore della Basilica, e Valentino Losito, Presidente dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia, a catturare l'attenzione dei partecipanti: "È facile intuire come già il titolo riprenda le indicazioni sul tema della periferia intesa come senso geografico, dell'anima ed esistenziale fornite da due altissime personalità. Papa Francesco ed il teologo Johann Baptist Metz".

 

Papa Francesco durante la veglia di Pentecoste dello scorso anno affermò "preferisco mille volte una Chiesa incidentata, piuttosto che chiusa e malata", stesso tema ripreso nell'Evangelii Gaudium, mentre il teologo Metz nei suoi saggi ritorna sul tema del volto storico di Cristo che evade dalla realtà.

Terminata l'introduzione il monaco di Bose inizia la spiegazione dei perni del discorso esposti in precedenza: "il luogo è già in se una novità: il luogo dell'annuncio della parola di Cristo non è più il centro, svuotato del materiale umano, ma la periferia con le sue varie interpretazioni. Chi si appresta a proclamare nelle periferie, oltre alla parola deve munirsi anche di disponibilità al confronto inteso come abbandono delle proprie sicurezze e degli spazi protetti senza opporci al mondo che ci si appresta a conoscere. È Cristo stesso che ci chiede di uscire, ma noi non lo facciamo perché in questo modo siamo convinti di proteggere il Maestro. Non è così. Il cristiano deve opporsi alla cultura dello scontro e le civiltà stesse devono incontrarsi e non scontrarsi con la fede che svolge un ruolo fondamentale. Vi faccio un piccolo esempio: il povero ci mette a disagio perché minaccia il nostro benessere, ma invece è un'opportunità che ci permetterebbe di far riscoprire la nostra umanità."


In seguito descrive il significato del termine contenuto: "Cosa portiamo?" chiede "La figura di Cristo è la risposta: tutta la verità rivelata proviene dalla fonte di Dio. Ciò che risplende è proprio la bellezza dell'amore salvifico di Dio che si è manifestato in Gesù Cristo. Proprio nel momento in cui questo messaggio è associato alla parola periferia ecco che il suo significato emerge con tutta la sua forza e sembra non avere alcuna possibilità di essere compreso. Guardate però che il Vangelo è per l'uomo e non contro l'uomo. Proprio per questo motivo i cristiani devono riscoprire la quotidianità della spiritualità".


Come deve però comportarsi che si accinge a questo cammino? Ecco la definizione che Chialà espone parlando dell'atteggiamento: "Deve essere senza paura, ricco di dolcezza e rispetto. Le periferie non ci devono mettere angoscia perché se ben valorizzate possono essere una benedizione. Per questo non bisogna avere paura. Se a questo aggiungiamo la dolcezza ed il rispetto senza dover umiliare il diverso ci accorgiamo presto che il Vangelo diventa un punto di gioia per chi lo vive, dando però precedenza alle azioni e non solo alle parole".


Tutto questo porta ad un solo fine: "Il compito del Cristiano", conclude "è farsi prossimo e non estraneo e la compassione cristiana né è il senso più alto di tutta la vita. Basti pensare che i miracoli più belli sono stati quelli in cui Gesù è entrato nella sofferenza della persona rompendo il muro della solitudine, mantenendo o dando speranza senza operare in modo opposto. L'uomo di Dio non deve fare paura, ma incoraggiare a vivere coloro che incontriamo. Questa è l'essenza della vita cristiana".

 


Michele Rienzo

 

BitontoTV Staff

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