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Bitonto Tv

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Lavoro e Vita
23/04/2014

Il lavoro come identità di un popolo

Città Democratica raccoglie l'iniziativa lanciata da BitontoTv e offre un contributo alle riflessioni sul mondo del lavoro

Prosegue la rassegna di riflessioni su "lavoro e vita" proposta da BitontoTv dieci giorni fa, all'indomani delle morti sul lavoro di Nicola e Vincenzo Rizzi. Dopo i contributi di giovani studiosi ed esperti della materia, ospitati la scorsa settimana, il dibattito si apre da oggi alle realtà associative e culturali del territorio. Ha raccolto per prima il nostro invito l'associazione Città Democratica

 

Raccogliere l'invito di BitontoTv, che propone di elaborare il lutto cittadino seguito alla morte di Nicola e Vincenzo Rizzi con una riflessione collettiva sul lavoro, è un dovere cui le associazioni politiche, come i partiti, non possono sottrarsi. Anche se, conviene subito precisarlo, in queste iniziative, se non adeguatamente moderate, si possono adombrare grossi rischi di ideologismi e strumentalizzazioni.


Il primo punto sui cui ci sembra giusto soffermarci è questo. Dopo l'onda emotiva delle prime ore ci sarà ancora qualcuno che si/ci ricorderà degli sviluppi del caso? Si potrà trarre una vera lezione di vita da questo sacrificio? In questa fase infatti la tentazione di iscrivere questa sciagura nel registro degli incidenti fatali è almeno equivalente alla sensazione che si sia trattato di una tragedia causata dall'insicurezza delle condizioni di lavoro. In entrambe le ipotesi non è affatto inutile seguire con attenzione il corso che la magistratura compirà per far luce su quanto effettivamente avvenuto.
Tuttavia, cogliendo l'occasione fornita da questo tristissimo evento, siamo spinti a focalizzare il nostro pensiero sul tema degli ultimi decenni: il lavoro è un diritto?


In pesante contraddizione con l'articolo 1 della nostra Costituzione Repubblicana, nel giugno del 2012 Elsa Fornero, Ministro del Lavoro del governo Monti, si lasciò sfuggire in conferenza stampa un'affermazione che naturalmente suscitò un vespaio di polemiche alternate come sempre a precisazioni, correzioni, smentite: "Il lavoro non è un diritto". 1 In accordo col proprio pensiero (era un governo tecnico, non politico!) finalmente una brillante esponente della tecnoburocrazia che governa - in pectore e non solo - l'Europa e l'Italia diceva la verità, ovvero ciò che pensava veramente, che aveva imparato negli anni a pensare, che aveva insegnato ai suoi allievi a pensare.
Ma la ferita che ne derivò fu talmente profonda da indurre al pensiero correttivo che non fosse ancora possibile proporre ai cittadini italiani una lettura realistica della storia. Tanto meglio: via Monti &C. e si prosegue con la politica, ovvero con uno spasmodico tentativo di governare la nave in grande tempesta, senza attivare più la virtù della previsione, della prevenzione, della disciplina, un tempo prerogative dell'uomo di Stato. 2 L'impotenza delle istituzioni, oggi, a confronto con i grandi signori del mondo comporta che troppo spesso, su temi dirimenti, si assapora il gusto amaro dell'impotenza. Le cause neanche più si ricercano, ci si concentra quasi esclusivamente su interventi palliativi. Il lavoro non è più un diritto, e adesso troviamo il modo di non accorgercene.


Il tema del lavoro, anche qui da noi, non sfugge alla regola. Una città a nettissima vocazione agricola è quella consegnataci dal XX secolo. Certo, stretta nella morsa del latifondismo, ma dall'identità occupazionale piuttosto definita. Poi, col boom economico anche Bitonto prova a cambiare rotta al seguito di quella che opportunamente Pasolini chiama "mutazione antropologica", dominata dal vero fascismo: la società dei consumi. 3 L'identità agricola è abbandonata inesorabilmente, le attività produttive si orientano verso una piccola imprenditoria basata sul tessile e sull'olivicoltura di produzione: molti piccoli produttori, divisi e in competizione a somma zero, e pochi "grandi" dominatori del mercato. Si è proseguito finché, con la rivoluzione tecnologica del XXI secolo, la nuova globalizzazione, il capitalismo finanziario, la deregulation, questa debole, poco identitaria, opzione economica si smaschera per quello che è: un miraggio, effimera ricchezza per pochi speculatori.

 

Impossibile con queste premesse competere a livello mondiale, sia che si voglia assecondare l'assurda impostazione neoliberista, sia che si voglia osare la ben più ardua sfida della qualità, del Made in Italy. Come porre rimedio alla radicata subcultura dei particolarismi, delle concorrenze sleali, dei meccanismi di automutilazione commerciale che hanno sempre impedito alla Città dell'Olio di divenire testimonial in Italia del proprio oro, alla stregua del Prosciutto di Parma, del Grana Padano e di altri prodotti d'eccellenza della gastronomia italiana?
Anziché guidare la nostra comunità verso questi lidi, evitando di scimmiottare il mercantilismo terziarista di Bari-capoluogo - cosa che invece è avvenuta - politici, imprenditori, consumatori, associazioni, stakeholder, opinionisti abbiamo portato a battesimo la new economy. Senza renderci conto di aver condannato la nostra città ad una sudditanza verso le metropoli, i nostri concittadini alla migrazione forzata, il nostro territorio alla barbarie.
Parte di noi si trae fuori brillantemente da queste secche, vuoi ricorrendo al pur sempre valido criterio del nepotismo, vuoi imponendosi, in forza di una solida formazione, nell'agguerritissimo mercato delle professioni; ma la maggioranza brancola in un buio pauroso. Impossibile rispondere alla domanda di altissima formazione, vano ogni tentativo di invocare ancora l'esplosione di un nuovo boom edilizio. Il lavoro è finito, per parafrasare un celebre saggio, ormai ventennale di J. Rifkin, che già esaminava il problema in ambito USA.


Per sfamarsi non resta, per la gente onesta, che inventarselo, il lavoro, oppure distillarlo dai residui velenosi e mortali dell'industria. Oppure che altro? Precariato e Insicurezza sono risvolti della stessa medaglia. Precariato significa dover pregare per avere un posto di lavoro, non si va per il sottile in termini di sicurezza: "Se ti piacciono, le condizioni sono queste, sennò, arrangiati! Come te ne trovo centinaia".  I contratti si vincono al ribasso, anche per gli enti pubblici: e i tagli su cosa e su chi ricadono?

 

1. Recuperiamo qui una riflessione che lo storico L. Canfora presenta nel volume "é l'Europa che ce lo chiede", Laterza 2012.


2. Rivelatore un saggio breve di G. Agamben pubblicato su Le Monde Diplomatique, gennaio 2014, intitolato "Una cittadinanza ridotta a dati biometrici. come l'ossessione della pubblica sicurezza fa mutare la democrazia".


3. Argomentazioni sviluppate dal Pasolini sociologo pubblicista dalle colonne del Corriere della Sera, poi raccolte negli "Scritti Corsari", Garzanti. On line una selezione: http://www.pasolini.net/saggistica_scritticorsari.htm

 

BitontoTV Staff

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