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Esperia
04/04/2014

La banalità del bello

Lo strano caso della Mezzanotte e le prospettive del marketing territoriale

Dici marketing territoriale e pensi a mega-cartelloni pubblicitari, a costosi spot televisivi, a banner seducenti, alla ricerca degli sponsor. Pensi a una eroica missione di resistenza, in una città che da tutt'altre faccende "interne" sembra rapita, dal quotidiano stillicidio di furti e violenze, al malaffare che si annida nelle procedure di smaltimento dei rifiuti, alla rissa politica che strozza l'ASP Maria Cristina. Mai penseresti di ritrovarlo, quel marketing territoriale, nella pagina di "diario" di una nota artista italiana, Silvia Mezzanotte, sulle colonne del Resto del Carlino.


La notizia, "svelata" l'altro ieri dal Sindaco sul suo profilo Facebook, ha del clamoroso. E non perché nel bel mezzo di un cumulo di crimini e disastri cittadini qualcuno ancora "ci fa pubblicità", al contrario: stupisce, quella "cartolina" della cantante dei Matia Bazar, per la straordinaria ordinarietà del suo ritratto di Bitonto. Non parla di capolavori misconosciuti, non parla di un sorprendente riscatto del sud, non parla di eroi antimafia. Macché. Di Bitonto rimane l'immagine di una "cittadina fatta di case bianche, strade lastricate di pietra lucida, archi, viuzze e piazzette e gli anziani seduti su seggioline di paglia a ridosso dell'uscio che chiacchierano fittamente in una lingua a me incomprensibile". Giusto un accenno di concessione celebrativa al "Sindaco illuminato" che la guida, poi basta.


Ci spiazza, questo ritratto istantaneo, proprio perché revoca la nostra convinzione di costituire un caso straordinario, un'emergenza, per lo più negativa s'intende. Siamo una città normale, con un "bellissimo teatro...gioiello della città", sul cui palcoscenico trovano espressione i sogni di gente normale votata all'arte del canto. Eppure, per questa città normale c'è da starci svegli la notte, c'è materiale per la memoria - e per le pagine di un quotidiano nazionale. Non è anche questo marketing territoriale? Non è anche questa la Bitonto da "esportare", una città la cui bellezza sta nell'esperienza quotidiana di chi la vive? Senza bisogno di fuochi d'artificio, senza particolari brand da affermare, senza dover recitare la giustificazione preventiva del piccoloborgomeridionalechecercadiemergeredall'atavicotarlocriminale...


Lo strano caso della Mezzanotte sgonfia anche una certa "ansia da prestazione" di cui, anche in tempi recenti, la città è frequentemente vittima: l'idea colta - agli antipodi del catastrofismo della strada, ma al contempo così simile nelle sue nevrosi - secondo cui "i panni sporchi vanno lavati in casa" e non si devono denunciare pubblicamente i problemi di Bitonto, onde evitare un cattivo ritorno pubblicitario. Ecco, investire intellettualmente nella bellezza ordinaria della città equivale all'esatto opposto: significa non preoccuparsi di dover "mostrare i muscoli", significa riconoscere le proprie fragilità, significa scommettere che la città continui ad essere interessante ed appetibile, pur nei suoi endemici limiti e difficoltà.
Significa, in fondo, accantonare le strategie di marketing e incorniciare i racconti à la Mezzanotte; credere che, prima che da "vendere", Bitonto sia una città da "vedere". E che il modello a cui puntare non sono i divertimentifici salentini, ma la semplice ricchezza di una storia senza panegirici, di un'opera d'arte senza cornice. Significa credere che Bitonto non debba essere se non quello che è. Banale, si dirà. Eppure è un modello di sviluppo su cui non tutti saranno d'accordo. Restare in disaccordo: la prima, avvincente, ruga di bellezza di una città rimasta "al naturale".

 

Sabino Paparella

BitontoTV Staff

Commenti

  • Complimenti a Sabino. Ecco un classico esempio di come "raccontare la città invisibile" di cui parlavo appena ieri. Invisibile spesso agli occhi di noi bitontini e luccicante a quelli di chi, venendo da fuori, conserva uno stupore che dovremmo ritrovare.

    Valentino Losito

    Inserito ven, 04 apr 2014 - 22:12:36

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