Bitonto, sabato 19 maggio 2012. Nella giornata di silenzio elettorale, in poche ore, un numero impressionante di giovani che per due mesi hanno animato lo spirito della
campagna elettorale riempie
piazza Aldo Moro per un
sit-in di protesta (rigorosamente estraneo alla campagna elettorale!)
contro tutte le mafie. “
C'eravamo tutti stasera in piazza, a manifestare il nostro dolore e il nostro sdegno – dice
Enza commentando l’iniziativa
- senza colori, senza bandiere e senza ideologie” (clicca qui per leggere l'articolo) .
Bitonto, domenica 24 giugno 2012. Alla “
passeggiata di indignazione” nata sui social network e organizzata dalla nuova amministrazione comunale, d’intesa col
Comitato per la Legalità e il
gruppo ecclesiale “Non tacerò” partecipa
un centinaio di persone. Il caldo, la coincidenza con le messe vespertine, la partita della nazionale a ridosso di mezz’ora. Mancano le forze politiche di
opposizione: dal
Pdl tuonano “è
fondamentale che tutti vengano invitati ufficialmente, non solo con un annuncio stampa" (
clicca qui per leggere l'articolo); tra
PD e GD si cincischia, chiarendo alla fine che
“nutriamo seri dubbi sulla effettiva utilità, in termini pratici, della manifestazione di domenica ed è per questo che molti di noi hanno deciso di non aderirvi” (
clicca qui per leggere l'articolo) .
Per carità, tutti argomenti legittimi, ma tanto, tanto
piccoli da rasentare il ridicolo.
Va bene che
Domenico Damascelli non perda occasione per evidenziare l’effettiva spocchia dei nuovi arrivati, che hanno dato ampie dimostrazioni di non essere affezionati al
savoir faire istituzionale, né ai gesti di apertura e di coinvolgimento, però ridurre se stessi alla
casella postale di un partito non può che rasentare il grottesco. Se la legalità si fa discorso di invito, anziché di proposta, è un comunicato stampa già scritto, sfiziosa retorica d’occasione.
Va bene anche che GD e PD lamentino la logistica farraginosa dell’organizzazione, però delle due l’una: o le manifestazioni simboliche sul tema hanno un valore – e allora devono avercelo
sempre – oppure non ce l’hanno. E in questo tanti militanti democratici, giovani e meno giovani, non sembrano essersi dimostrati luminosi modelli di
coerenza. Né vale condire il discorso con una proposta di
costituzione di parte civile: non c’entra, è un altro discorso quello, non fate i vecchi volponi. Il rischio è anzi quello di convincere ancor più che le motivazioni raffazzonate per la propria assenza non siano tanto più che scuse.
In generale, mettere l’una affianco all’altra queste due manifestazioni, l’unanimismo in tempi sospetti del sit-in contro le mafie e i cavillosi sofismi opposti alla passeggiata di indignazione, lascia un amaro dubbio: che anche il discorso sulla legalità sia da tanti considerato un
discorso d’occasione, il corollario impegnato e ispirato delle passioni civili a cadenza quinquennale. Tutti in buona fede, specie i giovani, non abbiamo dubbi. Ma se la facilità di saper dire il proprio “
si” in poche ore alla causa della legalità è rimasta irretita dall’ubriacatura di civismo insufflata dalla campagna elettorale, è davvero un discorso politico questo che si pretende di interpretare impettiti?
Comprensibile come atteggiamento se venisse dai movimenti e dalle associazioni, ma se sono i
partiti e i loro militanti ad utilizzare questo linguaggio,
apologetico ed autoreferenziale, il timore che la politica a Bitonto si sia rassegnata ai tempi e alle liturgie del
tifo pare più che fondato. Specie se la posta in gioco è la
legalità, la pratica politica che par excellence chiede di essere servita in silenzio, con pazienza, costanza, dedizione e rifiuta la logica impulsiva degli occasionalismi.
E la legalità, in questa occasione e in ogni occasione, poteva costituire quello spazio di eccedenza politica capace di richiamare i militanti di opposizione alla responsabilità di non farsi bastare l’identificazione con i propri ruoli nei rispettivi partiti; poteva costituire la
chiamata ad un altrove di responsabilità, oltre le etichette partitiche, per dimostrare di non essere meramente
“i militanti del PdL o del PD”, di essere eccedenti rispetto a qualsiasi categorizzazione, perché impegnati ad inventare un discorso nuovo sulla città. Non è questo la politica?
Il rischio, diversamente, è che iniziative lodevoli e che dovrebbero ricevere un appoggio incondizionato, dall’occupazione simbolica di
piazza Unità d’Italia per una
partita della nazionale a un
concerto per i terremotati emiliani, finiscano per ridursi, nell’immaginario collettivo, a p
resìdi politici poco invitanti e dunque poco frequentati. Il gioco delle parti, qui, ha fatto il suo tempo.
Sabino Paparella
Opinioni, supposizioni e fatti dimostrabili
Opinioni
"...l’effettiva spocchia dei nuovi arrivati,"
(un dubbio a margine: se la "spocchia" è un sostantivo astratto, come fa ed essere effettiva?)
Supposizioni
"...che hanno dato ampie dimostrazioni di non essere affezionati al savoir faire istituzionale, né ai gesti di apertura e di coinvolgimento, ..."
Fatti dimostrabili
1)
Abbaticchio, ha fatto una scelta comunicativa rivolgendo l'invito alle iniziative tramite il web:
- sulla sua fan page, per coinvolgere i suoi sostenitori e i suoi consiglieri;
- sui giornali per "intercettare" il target dei non elettori (vale a dire gli astenuti, i non aventi diritto al voto, chi ha votato altro e l'opposizione);
2)
Gli Abbaticchiani numerosi hanno partecipato alle iniziative del sit in, alla marcia nel centro storico, alla partita in una piazza in cui avevano SPARATO IL GIORNO PRIMA.
3)
Gli Intiniani aderiscono alle iniziative che piacciono loro.
4)
Damascelli da pubblica lezione ad Abbaticchio sulle buone maniere. Il prete lo segue.
Considerazioni finali
1)
Arguta l'argomento scelto questa volta da Paparella che ha saputo cogliere una contraddizione in nuce nel comportatmento dei piddini: egli ha messo in evidenza uno dei punti deboli della loro campagna elettorale: l'assenza di una comunicazione coerente.
2)
Non so voi, ma a me del fatto che Abbaticchio appaia a taluni spocchioso a talatri poco educato, non interessa. Mi preme solo che egli faccia bene il lavoro per il quale lo paghiamo. Accetto ben volentieri di vederlo in desabillè in casa (cioè a Bitonto), se poi sa "indossare l'abito buono" nelle relazioni extra comunali.
antonia
Inserito sab, 07 lug 2012 - 12:04:26
Caro Sabino, questa è forse la prima volta che non mi vede con te di accordo: La legalità è una magna parola che comprende sia
il rispetto delle leggi che l'educazione ed il rispetto degli altri.La marcia silente inventata inventata dal neo Sindaco doveva essere concordata con le altre forze politiche per il
famoso e desueto senso del rispetto delle idee degli altri e
per una loro sana e lodevole circolazione.
L'arroganza del giovane narciso ha fatto dimenticare le buone
maniere e ha fatto di lui il primo trasgressore della legalità.
Ha deciso di imperio per la marcia ed è quindi giusto che se la sia fatta da solo. La democrazia partecipata vuole
innanzitutto il rispetto delle opinioni ed il coinvolgimento delle altrui riflessioni.Qui non si tratta come qualche sprovveduto ha scritto,di essere invitati,ma di bon ton
atteso che la materia di cui trattasi è alquanto delicata.Il distinguo lo ha volutao fare il primo cittadino sfidando gli altri.
Quindi caro Sabino non si possono trattare gli altri come bambini
che anche se non invitati comunque sono portati dai genitori
alle feste dei grandi.Protestare insieme contro la violata legalità significa anche decidere insieme il tipo di protesta e
di manifestazione e non invece:" vieni con me cretino"
Cordialmente tuo :RIFLETTI E MI DARAI RAGIONE
feste.
IL PRETE
Inserito ven, 06 lug 2012 - 11:15:56