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In una fugace conversazione avuta alcuni giorni fa, Andrea Cramarossa ci parlava della capacità di far male che le parole possiedono. Più che ad insulti o ad altre manifeste espressioni di malvolenza, abbiamo idea che il giovane poeta e teatrante barese si riferisse alle parole adoperate senza far caso al loro significato più profondo, parole buttate lì, con noncuranza, con faciloneria, sciattamente, avvolte da un'innocenza di parata eppure capaci di depositare all'interno degli spiriti più sensibili la peggiore semenza. A semine rovinose possono conseguire raccolti altrettanto infelici. E ci vuol poco perché le persone vulnerabili, cedendo, varchino l'incerta frontiera della 'normalitÃ
'. Possono così ritrovarsi tanto in una casa di cura per malattie psichiatriche quanto in un personale e non meno doloroso luogo del pensiero. E i lacci di un pensiero soffocato dall'incomprensione e dai pregiudizi possono essere più tormentosi di quelli di un letto di contenzione. L'antico manicomio criminale, allora, puoi ritrovartelo in testa. Di qui una solitudine alla quale unico rimedio è ancora la parola, una parola che suona come gesto di denuncia e di liberazione. Di parole così Andrea Cramarossa riempie le sessanta pagine del suo ultimo libro. Edito da Adda, "Manicomio criminale" è 'poemetto' non afferrabile ma che intriga per il calore, la dignità , la forza discreta espressa da questo J'Accuse.
Divisa in tre sezioni, l'opera si apre co l procedere parallelo di due voci consonanti. E' questo un dialogo, un domandarsi e rispondersi, è l'effetto di due lingue che si sovrappongono come emissioni radiofoniche convergenti sulla stessa frequenza'? Non ha importanza poiché il respiro di questo doppio dire è unico. Un respiro affannoso nel quale vibra la richiesta d'aiuto ("Ho ucciso mio figlio / l'ho smarrito in un giorno di pioggia / la pioggia se l'è portato via"). Forte è l'odore della sofferenza, come forte è l'odore di elettroshock, di camicia di forza, di innaffiature sedative con acqua gelida ("che grido di tortura è mai questo?"). Più forte si fa il bisogno d'amore, di attenzione, di solidarietà ("i tuoi baci prudono / regalami un aquilone"). Il dialogo nella seconda frazione (Asse paradigmatico) cede il posto ad un mologare torrentizio. La piena trasporta carcasse di sofferenza. E' un rovistare, un inventariare amaro fra ricordi e assenze, omissioni e cose tolte, negate. La conclusione ha l'odore della disfatta : "Ho un corpo ma non una ragione per esistere
". Siamo a "la foce dell'orrore".
Il successivo ed ultimo quadro (Cuoio) è cronaca assilante e stringatissima di una marcia di avvicinamento all'epilogo. Con il "lancio della sparizione
" (ultimo verso) ha termine un personale calvario. Si chiude il cerchio su questo olacausto del sentimento."
Andrea Cramarossa nasce a Bari nel 1972. Si è diplomato come attore nell'Accademia Internazionale dell'Attore di Roma. Da qui ha, poi, frequentato diversi seminari legati al cinema, alla danza e a quant'altro. Cramarossa ha recitato in diversi spettacoli teatrali, fra i quali ricordiamo: "Medea" di Jean Vouthier - Coro - regia di Elvira Maizzani, compagnia "La DifferAnce", Bari; "L''amore delle tre melarance" di Carlo Gozzi - Principe - regia di Elvira Maizzani, compagnia "La DifferAnce". A seguire "La Guardia alla Luna" di Massimo Bontempelli - Delegato di polizia - regia di Elvira Maizzani, compagnia "La DifferAnce", Bari (Stagione teatrale 1992/93); "Rosaspina" di Elvira Maizzani - Re, Il nonno, I cavalieri - regia di Elvira Maizzani, compagnia "La DifferAnce", Bari; "La Bella Addormentata" di Rosso di San Secondo - Nasoviola, Notaro Tremulo - regia di Elvira Maizzani, Compagnia "La DifferAnce", Bari; "La Foresta dei Sacrilegi" di Jean-Pierre Duprey - Il Pazzo - regia di Elvira Maizzani, compagnia "La DifferAnce", Bari (Stagione teatrale 1993/94). Nella Stagione teatrale 1993/94 Andrea ha lavorato in "Colore del Tempo" di Guillame Apollinaire - Nyctor - regia di Elvira Maizzani, compagnia "La DifferAnce", Bari e in "Giorni Felici" di Samuel Beckett - Willy - regia di Elvira Maizzani, compagnia "La DifferAnce", Bari; "Arlecchino Medico Volante" di Dominique Biancolelli - Ottavio - regia di Arcangelo Adriani, compagnia "Adriani Teatro", Bitonto (BA).
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