Quella leggerezza necessaria

di La Redazione
Dieci anni di BitontoTV
12 ottobre 2018

Quella leggerezza necessaria

Gli ultimi quattro anni di BitontoTV visti dal direttore Savino Carbone

Il 12 ottobre 2008 nasceva BitontoTV. A dieci anni di distanza l'attuale redazione ha deciso di raccontare i due lustri trascorsi attraverso le penne dei tre direttori che hanno guidato la testata e un editoriale di Sabino Paparella.

 

A chiunque mi chieda cosa è stata BitontoTV in questi ultimi anni risponderei con i nomi di ogni singolo componente della redazione. Sabino, Federica, Davide, Gabriele, Lisa, Francesco, Antonio, Massimiliano, Filippo, Alessandra, Rocco. Un gruppo di giovanissimi che ha voluto condividere una idea di mondo, senza rincorrere le velleitarie pretese di obiettività, ma con la ferma intenzione di difendere un patrimonio di valori sempre più minoritario.

BitontoTV è stata soprattutto questo, la minoranza. Lo è stata da quando ha rinunciato a costruire una linea editoriale a misura di lettore, abbandonando quel citizen journalism che nel tempo si è trasformato nella disintermediazione che oggi mette a rischio l’intera editoria (e la circolazione della libera opinione), rifiutando di consegnare le chiavi della redazione alla comunità. 

È proprio nel distacco dalla quotidianità locale che risiede la cifra della “terza BitontoTV”. Non fraintendetemi, non siamo mai rimasti estranei alla città, ma l’abbiamo vissuta con occhio altro. Non abbiamo inseguito i numeri - con buona pace di ogni “commerciale” - perché avrebbe significato rincorrere il risentimento diffuso sui social. Non abbiamo seguito la cronaca che spesso, nelle redazioni locali, scade in un voyeurismo svuotato di qualsiasi rilevanza giornalistica. Siamo andati a sinistra, quando l’intero mondo marciava a destra. 

 

Delle minoranze. Per la prima volta, almeno in provincia, un giornale ha votato la sua linea completamente al racconto di coloro ai quali non è concesso nemmeno l’appellativo di “ultimo”. Di quei “fantasmi” contro cui una politica becera e fascista oggi muove le classi più deboli e in difficoltà: migranti, rom. L’esodo di centinaia di migliaia di rifugiati partito nel 2015 - l’anno in cui BitontoTV ripensava se stessa - non poteva lasciarci indifferenti. Così, mentre la “politica” si lasciava sedurre dal “prima gli italiani”, BitontoTV abbandonava i consigli comunali e le segreterie dei partiti per vivere un mese in un campo rom (realizzando un documentario di oltre mezzora), raccontava i nuovi C.A.S., entrava nel C.A.R.A. (finendo sul The Post Internazionale e vincendo poi il primo premio “Michele Campione - Giornalista di Puglia"), i ghetti di Rignano Garganico, Borgo Mezzanone e Nardò, (rilanciata da TV2000 e portando in giro per l’hinterland una mostra fotografica, più unica che rara). Organizzava due edizioni della festa dei popoli, mettendo in rete - forse per la prima volta - tutto l’associazionismo locale. Illuminata dal pensiero di pace di don Tonino Bello

 

 

Della sinistra. In quest’ottica, la redazione politica ha portato avanti la prestigiosa tradizione di BitontoTV, continuando ad essere un punto di riferimento nel racconto di Palazzo Gentile e dintorni, con particolare attenzione alle sorti del centrosinistra cittadino. Come avvenuto in passato, BitontoTV è stata il portale dove seguire la notte delle scorse amministrative (il sito è persino andato in down a causa dei numerosi accessi), dove leggere le lunghe interviste ai protagonisti della vita pubblica bitontina e, soprattutto, trovare l’analisi, l’opinione. Ma anche il giornale che per primo ha parlato della rinascita della destra, nella sua matrice più bassa, quella rabbiosa e xenofoba, e che ha portato avanti battaglie di civiltà, come quella per il conferimento della cittadinanza simbolica ai minori nati in Italia da genitori stranieri.

Del patrimonio culturale e sociale. La “nicchia” BitontoTV ha incontrato in questi anni i numerosi protagonisti delle stagioni teatrali, dei festival, delle rassegne culturali. Tra le tante interviste basti ricordare Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace, Erri De Luca, Alex Majoli, ex Presidente Magnum Photography, Valerio bispuri, fotoreporter Contrasto, Fabio Bucciarelli, fotoreporter vincitore World Press Photo, Burhan Ozbilici, vincitore World Press Photo, Manoocher Deghati, plurivincitore World Press Photo, i divulgatori Massimo Temporelli e Roberto Vacca, i registi Pippo Mezzapesa, Cosimo Terlizzi, Mario Desiati, Andrea Marcolongo, Sergio Rubini, Michele Placido, Sabrina Impacciatore, Leo Gullotta, Maurizio Micheli, Brian Eno, David Lang, Ron, Morgan, Rudy Rotta, ZeroCalcare, Milo Manara, Giovanni Impastato, Roberto Vecchioni, Marco Materazzi e Javier Zanetti, Federico Buffa. E poi i numerosi speciali dedicati al nudo artistico, al mondo LGBTQ, alle incredibili storie, diventate marchio di fabbrica del giornale (come quella di Carmela Palermo o del piccolo Rino).

Nella piena consapevolezza che il patrimonio culturale e storico cittadino (che pur abbiamo divulgato con rigore) costituisce le fondamenta su cui costruire il futuro - e non l’ancora che impedisce di salpare - BitontoTV ha promosso numerose iniziative di successo, che oggi hanno una felice vita propria: sApericena, Filosofi in Città, durante il quale abbiamo ospitato un Premio Pulitzer, Manu Brabo. 

 

 

Un racconto per immagini. Prima ancora che un progetto politico, BitontoTV ha rappresentato la mediateca cittadina per eccellenza. Lavorare con professionalità e raffinatezza sulle immagini è stata negli ultimi anni tra le nostre priorità. Abbiamo confezionato oltre 500 videoservizi, prodotto più di 130 gallery fotografiche (conferendo per la prima volta dignità al fotogiornalismo locale, troppo spesso lasciato all’improvvisazione di qualche appassionato), circa 60 giornate di dirette streaming in alta qualità - BitontoTV è stata tra i pionieri dell’alta definizione e dell’integrazione dello streaming con i social network. Quest'ultimi largamente utilizzati: siamo andati oltre i tradizionali Facebook e YouTube, aprendo per primi un canale su Telegram e utilizzando con costanza le stories di Instagram.

 

BitontoTV è stata, dunque, tante cose ma a me piace associarla ad un valore, la “leggerezza”. Quella che, per dirla alla Calvino, è necessaria per staccarsi dal presente e guardare aventi: "Così, a cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millenio, senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci di portarvi" (Lezioni americane, Mondadori, 1993). L’unica cosa che è riuscita a muovere un gruppo che per quasi quattro anni ha investito una quantità enorme di tempo sì distaccandosi dalla comunità, ma in fondo lavorando per la stessa.

Una “leggerezza” che - mi perdonerete la partigianeria - non poteva camminare su gambe più solide e forti. 

 

Tutte le foto sono tratte dai reportage recenti di BitontoTV