La rivoluzione vera è quando cambi i paradigmi

Marica Buquicchio, Vito Schiraldi
di Marica Buquicchio, Vito Schiraldi
Dieci anni di BitontoTV
12 ottobre 2018

La rivoluzione vera è quando cambi i paradigmi

La BitontoTV raccontata da Marica Buquicchio e Vito Schiraldi

Il 12 ottobre 2008 nasceva BitontoTV. A dieci anni di distanza l'attuale redazione ha deciso di raccontare i due lustri trascorsi attraverso le penne dei tre direttori che hanno guidato la testata e un editoriale di Sabino Paparella.

 

Rendere i meccanismi amministrativi e politici che governano una città uno spettacolo più interessante della cronaca. È stata questa, da sempre, la sfida vinta da BitontoTV, consolidata proprio durante la nostra direzione, improntata ad una fondamentale riflessione: quello che rende migliore o peggiore la vita delle persone è la quantità e la qualità dei servizi che gli vengono messi a disposizione con le tasse che paga. Ecco perché i protagonisti principali del nostro “racconto giornalistico” non potevano che essere coloro i quali quei servizi li gestiscono al posto nostro: i politici. Come si confrontano? Cosa si dicono? Come raggiungono le decisioni che poi condizionano la vita di un’intera cittadinanza? Quali meccanismi regolano i loro rapporti? Aspetti che alla “gente comune” sono a lungo stati preclusi: nelle stanze dei bottoni ci entravano solo gli addetti ai lavori. E i politici. Il progetto di BitontoTv è stato allora, prima di tutto, il profanatore di quelle stanze, con un unico obiettivo: portare con noi la gente che, per troppo tempo, era stata costretta a starne fuori, senza capire bene cosa accadesse al loro interno. 

Certo, abbiamo dovuto dare prima di tutto un determinante contributo per una fondamentale trasformazione dell’uso di internet: non più essenzialmente un luogo di lavoro “virtuale”, in cui scambiarsi e-mail e file da elaborare, ma uno strumento di informazione e intrattenimento, esattamente come i giornali o la televisione. 

E che però, a differenza di giornali e televisioni, ha permesso una sostanziale evoluzione: la possibilità di interagire attraverso i commenti. Interagire con il contenuto dell’articolo, con gli altri commentatori, interagire addirittura con gli stessi amministratori: un concetto rivoluzionario in quel momento storico in cui il termine “partecipazione” aveva un significato completamente diverso nella grammatica politica italiana. Grazie alla possibilità di commentare gli articoli, BitontoTV è stata una vera piazza virtuale della città, ben prima dei social, in cui si affacciavano gli archetipi che popolano una comunità: c’erano il provocatore, l’esperto, il saggio, il comico, l’ingenuo, il disonesto, il mistificatore seriale. Un universo di personaggi accolti con le loro caratteristiche, cui veniva garantita una proprietà per noi fondamentale: l’anonimato. Una scelta precisa e ponderata, che aveva una motivazione che tutt’ora sentiamo parte della nostra missione: premiare le idee, i concetti delle persone oltre l’identità di chi le pronuncia. Perché è impossibile giudicare con distaccata oggettività un pensiero senza lasciarsi, anche inconsapevolmente, influenzare dalla storia di chi lo ha espresso. Un confronto di “pure idee”, un “convivio concettuale” in cui potersi esprimere liberamente senza il timore di vedere le proprie parole etichettate a prescindere dal contenuto. La “libertà” è stata allora il grimaldello per far crescere la credibilità e l’autorevolezza della testata: liberi erano i commentatori che partecipavano alle discussioni. Liberi i protagonisti della vita politica di esprimere i propri punti di vista. Liberi, soprattutto, i giornalisti, giovani e completamente slegati da partiti e associazioni politiche di ogni tipo: una caratteristica imprescindibile per far parte della famiglia bitivina.

 

 

 

“Se sta su BitontoTv, è vero”. Sapere che tra addetti ai lavori e semplici lettori ci fosse questo tipo di consapevolezza è stato il nostro orgoglio più grande. Perché abbiamo accantonato da subito la tentazione di inseguire i contenuti con i numeri “da capogiro”, come la cronaca, rimasta un contorno della pietanza principale. Abbiamo investito sulla qualità dell’informazione, sulla completezza, sull’approfondimento delle questioni. Perché non ci siamo mai accontentati del semplice racconto, della facile morale, delle conclusioni scontate. Convinti, come lo siamo ora, che per le rivoluzioni non siano affatto necessarie la sopraffazione del nemico di turno, la violenza anche solo verbale, il sopruso dialogico. Per innescare le vere rivoluzioni l’unica strada è cambiare i paradigmi.