'Il bene mio': Provvidenza come una fenice

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
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05 ottobre 2018

La recensione dell'ultimo film di Pippo Mezzapesa, presentato ieri al Cinema Coviello

C’era chi pensava che a Provvidenza non sarebbe mai successo niente, finchè un giorno accadde l’imprevedibile. È l’incipit di una storia che nasce dalle macerie, quelle di un terremoto che ha colpito e distrutto un piccolo e felice villaggio del Sud Italia. Una storia portata sul grande schermo, a settembre a Venezia e ieri al Cinema Coviello di Bitonto, nel film “Il bene mio”, da Pippo Mezzapesa. Il ritratto senza tempo di una di quelle città fantasma in cui capita d’imbattersi durante bizzarri itinerari turistici. 

“Ed ecco a voi Elia, l’ultimo abitante di Provvidenza”. È il suo migliore amico, Gesualdo, a presentare il protagonista di questo film al gruppo di cinesi in visita a Provvidenza. Una moderna Pompei, divenuta meta di pellegrinaggi organizzati da Gesualdo a bordo di un vecchio pullman, deserta, spopolata, distrutta ma tenuta in vita ancora da un unico abitante che non ha voluto abbandonarla seguendo il resto della comunità. Aggrappato a ricordi e legami spezzati da quel “capriccio” della terra che, tremando gli aveva portato via tutto. Elia è impeccabilmente interpretato da un Sergio Rubini perfettamente a suo agio in quelle atmosfere meridionali a lui tanto care. Non vuole lasciarla Provvidenza e, giorno per giorno, lotta per evitare che essa possa cadere nell’oblio, raccogliendo le tracce di un passato che sembra essere rimasto intrappolato sotto le macerie. Tutto è stato distrutto, ma in realtà tutto è ancora riconoscibile da quei dettagli che hanno resistito al sisma e al tempo. Nemici invasori di Provvidenza, questi ultimi, hanno dovuto far i conti con l’ostinazione di Elia che instancabilmente trova la forza di non dimenticare sebbene, talvolta rimuovere possa apparire la cosa più semplice e immediata da fare. L’hanno creduto tutti gli altri abitanti di Provvidenza a partire dal sindaco che ha preferito abbandonare qui luoghi e trasferire altrove l’intera popolazione piuttosto che ricostruire il paese dalle macerie. Una promessa non mantenuta che lascia la sua traccia nella prima inquadratura della macchina da presa che scorre su un grande cartellone: su di esso l’immagine di una Provvidenza che Elia sognava di poter rivedere. 

Un film poetico che, attraverso una fotografia capace di toccare anche le corde degli animi meno sensibili, ritrae un mondo che non vuole essere dimenticato ma ricordato. Ci si imbatte nell’insegna “Biliardi”, ancora perfettamente leggibile o nel ricordo del Bar Jolly, luogo d’incontro dei giovani del paese. Quasi intatta è rimasta la sala del piccolo cinema di Provvidenza dove Elia aveva visto e rivisto “Balla coi lupi”. Anche il celebre film di Kevin Costner sopravvive in quel luogo in un manifesto rimasto affisso, seppur sbiadito, ai muri. Perché il Cinema sopravvive a tutto, evidente e forte il messaggio della regia. Elia, seduto fra quelle poltrone in velluto, ormai impolverate, piene di calcinacci, rivive il ricordo della donna che amava, scomparsa fra le macerie, Maria. È lei che di tanto in tanto gli appare, prima in sogno e poi, attraverso l’arrivo di Noor, una clandestina in fuga verso la Francia che si rifugia tra le macerie di quella città fantasma. In quella scuola, abbandonata, dietro un vecchio cancello arrugginito e cigolante, dove Maria insegnava e dove il suon ricordo è rimasto sepolto. Lì, questa donna venuta da lontano, si nasconde agli occhi di Elia fino a che deciderà di uscire da quelle mura e mostrarsi agli occhi dell’unico abitante di Provvidenza. Come un corpo che riemerge dalle macerie e ha bisogno di cure. Così come tutti quegli oggetti che Elia ritrova sepolti e che quotidianamente cerca a tutti i costi di riparare per poi portarli nella sua soffitta. 

Luogo magico, macchina del tempo in cui nel finale anche gli altri abitanti di Provvidenza ritroveranno il ricordo delle loro vite spezzate dal terremoto. Loro, che volevano cancellare solo in quel momento capiranno quanto Elia avesse ragione nell’affermare che, invece, “bisogna ricordare!”. Una fenice, questa Provvidenza di Mezzapesa, che aspetta solo di rinascere dalle sue stesse ceneri per regalare un magnifico spettacolo. Un film da vedere senza sosta, una fotografia da ammirare, una storia da ricordare.

 

In alto l'intervista realizzata al regista Mezzapesa e alla sceneggiatrice Gaeta ieri, prima della proiezione al Cinema Coviello

Il videoservizio realizzato da BitontoTV sul set del film