Alla riscoperta degli organi lignei napoletani e pugliesi

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
15 ottobre 2018
Photo Credits: Puglia Digital Library

Alla riscoperta degli organi lignei napoletani e pugliesi

La ricerca della dott.ssa Diliddo sull’intaglio del legno e i suoi capolavori

Serata all’insegna della ricerca storica quella dello scorso venerdì 12 ottobre, in cui presso la Biblioteca Comunale è stato presentato il libro “L’Arte dell’intaglio: arredi lignei tra XVII e XVIII secolo in Italia meridionale” (Schena Editore, 2016). A illustrarlo proprio l’autrice, la dott.ssa Isabella Diliddo, ricercatrice in Storia dell’Arte presso l’Università di Bari, che ha concentrato il focus della sua indagine su una serie di suppellettili liturgici che spesso e volentieri i grandi manuali di storia dell’arte ignorano. In particolare, la relazione della Diliddo ha avuto il suo vertice nella presentazione di vari esempi di organi e cantorie lignei che tra Napoli e la Puglia arricchiscono molte delle nostre chiese barocche e settecentesche. 

“Il legno è un materiale meno nobile e più economico, diversamente dal marmo che era reperibile solo a Napoli” ha spiegato la Diliddo, in modo da venire incontro ai nuovi acquirenti di opere per la cura spirituale dei fedeli, ovvero le confraternite. Nella declinazione tutta particolare dell’assistenzialismo e della gestione dei riti processionali, le confraternite attendono così alle nuove direttive della Chiesa post tridentina, coinvolgere con i sensi e con forti emozioni il fedele che partecipa ai santi riti. È in questo modo che nasce l’esigenza di una nuova musica sacra, e di nuovi strumenti ed esperti. 

Così, dal primo organo documentato a Napoli, quello in santa Maria Monteoliveto, nasce una vera e propria tradizione dell’intaglio e della costruzione di queste complesse opere d’arte che sono gli organi. Molti sono gli esempi che attraversano tutto il Mezzogiorno, e la Puglia certo non ne rimane esclusa, ma spesso e volentieri queste opere rimangono perlopiù nascoste e sconosciute, anche per la scarsità di documenti e fonti che abbiamo sulla loro realizzazione. Ci sono certo piccole eccezioni, come quella di Nicola De Simone, primo organaro che da Napoli all’inizio del Settecento viene ad operare in Puglia, e ha anche a che fare con la costruzione della guglia dell’Immacolata in Piazza Cattedrale a Bitonto.

Al termine ha relazionato anche il dott. Francesco Lovascio, laureando all’Università di Bari, con una relazione sulle tecniche decorative delle immagini lignee del Sei-Settecento, in particolare quelle delle madonne vestite, incluse nei riti del pathos religioso controriformistico.