Museo Visuale alla Contessa: la 167 raccontata da un’originale installazione

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli
06 luglio 2018
Photo Credits: Camera a Sud

Museo Visuale alla Contessa: la 167 raccontata da un’originale installazione

Realizzato nell'ambito di 'Ignoti alla Città' da un gruppo di artisti

La periferia è una fabbrica di idee, è la città del futuro”, le parole di Renzo Piano sono perfette per commentare il progetto che ha portato alla realizzazione del Museo Visuale di quartiere presso Villa Sylos, meglio nota a tutti come “La Contessa” di Bitonto. Un’installazione visiva dall’emblematico titolo “FUSCIATINN WHAT?”, inauguratasi lo scorso mercoledì 4 luglio all’interno degli spazi dello storico edificio. Un tentativo, ben riuscito, di rappresentare, attraverso l’espressione artistica, la vita vissuta in alcune di quelle zone lontane dalle luci della ribalta che “offuscano’”quotidianamente il centro della città. L’iniziativa si inserisce, infatti, come attività collaterale, all’interno della rassegna cinematografica dedicata al documentario “Ignoti alla città. La periferia si fa racconto”, in programma presso La Contessa dal 4 al 7 luglio. 

Ed è infatti la periferia la vera protagonista del Museo Visuale, nello specifico quella del quartiere 167 di Bitonto all’interno del quale un gruppo di artisti ha lavorato per circa un mese. Un regista, Pierluca Ditano, e un fotografo, Luca Vianello, insieme al designer Giuseppe Frisino, la regista Michela Tommasi e lo scrittore Marco Montanaro. La squadra è stata impegnata nella residenza artistica conclusasi con la realizzazione dell’installazione visiva e che si è aperta ad un confronto con i residenti e chiunque fosse stato interessato al progetto attraverso un workshop. Risultato ne è stata, dunque, una riproduzione di quelle zone ai margini della città fedele ai suoni, alle immagini e alle parole di chi quel territorio lo vive nel quotidiano. 

 

 

Ad accogliere i visitatori, varcata la soglia della Villa, vi è, sullo schermo di uno smartphone affisso sulla parete, uno di questi simpatici abitanti della zona che illustra le immagini del quartiere proiettate sulla parete. Un’esperienza interattiva per il pubblico, invitato ad aggirarsi per le varie stanze de La Contessa circondato da fotografie e citazioni che invadono i muri dell’edificio raccontando una storia come inchiostro sulle pagine bianche di un libro. La storia di una periferia che gli artisti in residenza hanno sperimentato sulla propria pelle incontrando gli abitanti del quartiere, mappando i luoghi significativi e raccogliendo materiale fotografico. L’allestimento è frutto di un approfondito lavoro di ricerca condotto sul campo mediante un confronto diretto con la gente che vive quelle zone adiacenti a Villa Sylos, finalizzato a dar vita all’installazione site specific di carattere temporaneo. Materiali audio e video fruibili attraverso dispositivi leggeri e artefatti reperiti sul territorio quali vecchi schermi televisivi, monitor di computer collegati a cuffie per l’ascolto.  Una totale immersione in quei luoghi tanto marginali per collocazione quanto centrali per ricchezza di storie da narrare.  

Non un classico reportage ma una vera e propria riduzione in scala della 167 la cui essenza è stata condensata fra le mura della Contessa. Una periferia nella periferia, dunque, raccontata da quella stessa periferia. Un gioco di parole che ben si addice all’allestimento del Museo Visuale, costruito secondo una percezione simile a quella delle scatole cinesi. Man mano che ci si addentra nell’edificio, attraversando i corridoi, anch’essi riempiti di materiale visivo, anch’essi pagine di questa storia, la periferia si restringe sempre più fino ad arrivare a identificarsi con lo stesso visitatore. Perché la periferia non è un luogo ma una condizione, la speciale condizione di chi, come quei bambini e uomini ritratti in foto e video, sa che prima poi le ‘luci della ribalta’ arriveranno anche da loro. “La Contessa” ne è la metafora per eccellenza: un luogo ai confini della città rinato dall’abbandono e restituito alla città.