Perchè Papa Francesco ha scelto Bari per l'incontro con i patriarchi ortodossi?

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste
29 giugno 2018
Photo Credits: BitontoTV

Perchè Papa Francesco ha scelto Bari per l'incontro con i patriarchi ortodossi?

Le attese di una storia di riconciliazione che vedrà una tappa storica il prossimo 7 luglio

Manca davvero poco all’incontro del prossimo 7 luglio, in cui papa Francesco incontrerà a Bari alcuni degli esponenti delle Chiese cristiane Orientali per l’incontro di dialogo e preghiera “Su di te sia pace – Cristiani insieme per il Medio Oriente”, indetto dal vescovo di Roma per riflettere sulla gravosa situazione in cui versano molti cristiani dell’area microasiatica, soprattutto la Siria, flagellata da una guerra che dura ormai da 7 anni. Il monito biblico “Su di te sia pace” (Sal122) è riassuntivo di tutta la visione di Francesco nel dialogo ecumenico e contro ogni forma di conflitto in nome della religione: come il salmista parla della rinnovata gioia nell’arrivo a Gerusalemme, qui vista come la civitas Dei, così le Chiese Cattolica e Ortodossa sono invitate dal Santo Padre a costruire un cammino di fraternità e di dialogo per raggiungere non una semplice sopportazione l’una dell’altra, ma una convivenza vera e fondata sulla fede cristiana. 

Momento fondamentale della giornata del 7 sarà proprio il dialogo a porte chiuse che avrà luogo nella Basilica di San Nicola, occasione nella quale certamente i padri ortodossi si confronteranno con Francesco sui passi che le due Chiese potranno e dovranno mettere in campo per andare in soccorso dei tanti cristiani perseguitati e spesso costretti a lasciare i loro luoghi d’origine a causa della fede. Certo è assai improbabile che assisteremo ancora all’abbraccio storico di due anni fa tra il papa e il patriarca della Chiesa russa Kirill a L’Avana (sembra abbia pesato il luogo dell’incontro, non neutrale come Cuba, e la presenza del patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, con cui il capo della Chiesa Russa ha da tempo noti dissapori), ma certo quello di sabato 7 è davvero quasi un unicum nella storia delle relazioni tra Chiesa latina e Chiesa ortodossa.  

La sede dell’incontro tra Francesco e i patriarchi ortodossi è stato individuata nella Basilica barese di San Nicola, che custodisce la maggior parte delle spoglie del santo di Myra da ormai dieci secoli. E certo la finalità ecumenica che questa giornata vuole perseguire non può che sposarsi assai bene con il luogo e il contesto.

In realtà Bari vanta una relazione con il mondo bizantino e ortodosso da prima ancora che i marinai baresi trasportassero il corpo del vescovo licio in Puglia. Un primo contatto tra mondo occidentale e mondo orientale ci fu nel secondo IX secolo, quando l’invasione musulmana del Mezzogiorno italiano spinse all’insolita alleanza tra l’imperatore costantinopolitano Basilio I e quello franco Ludovico II, che portò alla liberazione di Bari dalla stretta musulmana nel 871. Alla successiva supremazia bizantina, seguirono la scelta di Bari come sede del Capetano, la massima autorità politica e militare bizantina in Italia, e la conseguente grecizzazione della Puglia, che attecchì però solo in Salento.

 

Ortodossi durante una celebrazione nella Cripta della Basilica di San Nicola

 

Di grande rilevanza, nel secolare incontro tra mondo latino e mondo orientale, è stato l’arrivo di San Nicola a Bari nel 1087, a opera di 62 marinai baresi che, temendo per la perdita delle reliquie da parte musulmana, preferirono trafugarle e portarle a Bari. È così spiegato perché, ad esempio, Urbano II, che consacrò la cripta dove tutt’ora riposa il santo barese, volle qui indire la crociata per la riconquista di Gerusalemme. La presenza di San Nicola in un’ex colonia dell’Impero bizantino, vicino ad alcune comunità che conservarono (sino ad oggi) il culto ortodosso, resero Bari città davvero definibile “porta d’Oriente”.

E se queste radici antichissime non bastassero a rivelare la vocazione al dialogo con la sorella orientale della Chiesa barese, certo anche la figura stessa del santo di Myra ha indirizzato il cammino spirituale del capoluogo pugliese. La venerazione che i fedeli slavi e russi soprattutto hanno per san Nicola è tale da aver spinto i cristiani di questi luoghi a venire in pellegrinaggio a Bari per venerare le reliquie più importanti del santo. Lo stesso san Nicola, secondo uno dei suoi agiografi, avrebbe avuto la vocazione al dialogo tra cristiani che la pensavano diversamente da lui in materia di teologia, come il vescovo Teognide, con cui scambiò ripetuti confronti che riportarono quest’ultimo all’ortodossia. San Nicola è inoltre venerato dagli Anglicani ed è una figura nota anche in ambiente protestante, a causa della grande eco che ebbe il culto nicolaiano nel Medioevo in area tedesca.

Con uno sguardo all’Oriente è stata improntata anche la direzione della Basilica del santo da parte dei Domenicani che la reggono dal 1951, che hanno sin dagli inizi del loro ministero agevolato e implementato il dialogo ecumenico. Già nel 1931 l’Associazione di san Nicola di Roma aveva donato alla Basilica la lampada uniflamma, a forma di caravella, che rappresenta la fede cattolica e ortodossa unite insieme, accesa per la prima volta da Pio XI, e poi da Giovanni Paolo II e il metropolita di Costantinopoli, Crisostomo Konstantinidis, nel 1984. 

 

Pellegrini russi ortodossi nella Basilica di San Nicola

 

In quest’ottica vanno lette ad esempio le affermazioni del vescovo barese dell’epoca, mons. Enrico Nicodemo, che affermò l’importanza della “missione storica” di san Nicola, che “non è il santo di Mira o di Bari, dell’Oriente o dell’Occidente, ma è il Santo di tutta la Cristianità”. Dopo l’abbraccio di Paolo VI e Atenagora in Terra Santa e lo scioglimento delle scomuniche che duravano da secoli, anche Bari volle aprirsi alla chiesa sorella con l’ampliamento della cripta della Basilica, dove fu eretta la Cappella orientale, la prima in una chiesa latina in cui si potesse officiare il culto ortodosso. La nascita dell’Istituto di Teologia Ecumenica presso la Basilica e le numerose iniziative di dialogo e studio tra cattolici e ortodossi vanno ancora nella direzione di un impegno di ristabilire la comunione piena sacramentale tra le due chiese.

Non ci aspettiamo sabato 7 di vedersi concluso un processo di divisone, purtroppo ancora sentito, che va avanti da secoli e irrisolvibile in poco tempo. Questo potrà essere solo uno dei molti incontri (l’assenza di Kirill non può che essere letta in tal senso) in cui le due Chiese smetteranno forse di sottolineare le differenze di diritto canonico, ma inizieranno seriamente a guardare i loro punti in comune. Quel che è certo è che l’attesa per questo dialogo - incontro è alta e si spera che non ne venga fuori solo una semplice dichiarazione d’intenti. Soprattutto per quei cristiani che vogliono tornare a essere liberi di professare la loro fede.