Pandora mostra ancora una volta i legami di Bitonto con i clan baresi

di La Redazione
Cronaca
19 giugno 2018

Pandora mostra ancora una volta i legami di Bitonto con i clan baresi

Conte considerato vicinissimo ai potenti Capriati

Oltre cento ordinanze di arresto con l’accusa di associazione di stampo mafioso, tentato omicidio, sequestro di persona e detenzione di armi. L’operazione “Pandora”, condotta a seguito delle indagini - durate quasi dodici anni - della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, coordinata dai pm Giuseppe Gatti, Lidia Giorgio, Renato Nitti e dall’aggiunto Francesco Giannella e dai Ros dei Carabinieri, ha svelato la fitta rete di relazioni e influenza esercitate dai clan del capoluogo “Mercante-Diomede” e “Capriati” nelle province di Bari e BAT.

L’operazione, partita all’alba di ieri, ha portato a numerosi arresti anche a Bitonto, dove è stata trovata una cellula guidata da Domenico Conte (arrestato nelle scorse settimane, dopo un breve periodo di latitanza, a seguito delle indagini sull’omicidio di Anna Rosa Tarantino) ritenuta vicinissima ai “Capriati” e un’altra legata ai “Mercante-Diomede”. Quest’utlimi sarebbero legati al tentato omicidio del presunto boss  bitontino nel settembre 2013, nonostante i rapporti di sodalizio clan barese di riferimento. 

Il nome di Conte spunta dopo quello di Francesco Colasuonno, considerato dagli investigatori il reggente del gruppo criminale di “Cipriano”, finito in un altro filone delle indagini che interessano i “Capriati” guidate dalla DDA barese

Grazie a “Pandora” gli inquirenti hanno potuto appurare le modalità con cui i clan gestivano rapporti e affiliazioni, nonché i legami con i potenti sodalizi della “Sacra Corona Unita” e della “Società Foggiana”. Numerosi i riti diretti ed organizzati dai componenti dei clan, divisi all’interno del sodalizio in “padrini” e“figliocci”: il“battesimo”, con cui veniva conferita la “personalità mafiosa” necessaria per agire nell'ambito del consorzio con pienezza di diritti e doveri, o il“movimento” con il quale veniva concessa la “dote” e dunque la promozione ai grandi superiori, eseguito spesso anche con la presenza di soggetti appartenenti ai sodalizi alleati.