Venticinque anni di Fondazione Santi Medici. Don Vito: 'Il segreto sono i volti delle persone'

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
05 maggio 2018

Venticinque anni di Fondazione Santi Medici. Don Vito: 'Il segreto sono i volti delle persone'

Ieri l'evento con Renato Brucoli dedicato alle attività dell'ente e alla figura di don Tonino

All’interno della programmazione del sesto giorno della settimana della Tenda dell’incontro, l’iniziativa portata avanti dalla Pastorale Giovanile diocesana e dalle parrocchie bitontine, si è svolto ieri il momento a sfondo più civile e aperto alla cittadinanza, intitolato “Temi generatori – Don Tonino Bello”.

Il leitmotiv della giornata di ieri era stato quello della solidarietà, declinata in tutte le sue forme, e che ha a Bitonto un interlocutore privilegiato, la Fondazione dei Santi Medici protagonista della serata, nell’anno del suo 25° anniversario dall’istituzione. Occasione propizia anche per ricordare don Tonino Bello, il vescovo di Molfetta tanto caro alla Chiese pugliese, di cui quest’anno è ricorso il 25° anniversario dalla morte, senz’altro ispiratore della realtà della Fondazione (qui lo speciale di BitontoTv sull’eredità del vescovo leccese nella nostra città). 

In una gremita chiesa di San Gaetano don Vito Piccinonna, rettore del Santuario dei Santi Medici e presidente della Fondazione, ha voluto dialogare con Renato Brucoli, editore e stretto collaboratore di don Tonino Bello, sulla storia della Fondazione e sulle prospettive che il futuro le riserva.

La discussione ha riguardato quattro parole chiave desunte dal patrimonio del pensiero di don Tonino Bello, vero e proprio paradigma per la vita della Fondazione. La prima parola è stata l’originale definizione di “basilica maggiore” fatta da don Tonino, che invece di intendere la chiesa di mattoni guardava alla chiesa del corpo dell’uomo. “Il vero segreto della Fondazione sono i volti e le storie concrete che vengono servite quotidianamente” ha spiegato don Vito, che ha detto di riconoscere l’obiettivo della fortunata azione della Fondazione in “ciascuna persona nella sua irripetibilità. La Fondazione non è basilica maggiore, ma aiuta a riscoprirla nelle persone”.

Altra parola cara a don Tonino era quella della “centralità del volto”, in cui riconoscere una persona. A questo don Vito ha risposto che “ci sono tanti volti nella Fondazione, non solo gli operatori, ma anche i volontari, che provocano in me tanta gratitudine”. Ma don Vito ha voluto riflettere soprattutto sui volti di coloro che, pur aiutati nella loro situazione di sofferenza dalla Fondazione, sembrano essere sempre nella solitudine. È il caso di Antonio, quarantenne deceduto nell’Hospice “Aurelio Marena” lo scorso venerdì santo, solo perché violento e proveniente dal carcere. Ad Antonio, per cui in quel giorno non potevano essere celebrate le esequie, don Vito ha fatto volgere la riflessione: “nelle nostre comunità conosciamo tante persone per bene, ma è opera di carità anche entrare nelle piaghe e nelle pieghe della solitudine di questi volti”.

Motto di don Tonino era anche “andare nella navata del mondo”, l’invito alla Chiesa per farsi abitatrice del mondo, non più chiusa nelle “sacrestie”, come direbbe papa Francesco. In quest’ambito, nella relazione tra comunità tutta, civile e religiosa, e la Fondazione c’è “un’interdipendenza”, ha detto don Vito, “la Fondazione è per la comunità la prova del nove, perché se non c’è carità sprechiamo devozione. E la comunità serve alla Fondazione per ricordarle le sue origini, la Parola e l’Eucarestia”. 

Per le prospettive future, i “sogni diurni” come avrebbe detto don Tonino, don Vito ha spiegato che “vogliamo certo dare stabilità a quello che c’è e già portiamo avanti. Non voglio che la Fondazione sia una realtà chiusa, ma sempre aperta e voglio che la Fondazione sia percepita come propria della città. Se fossimo capaci al di là dei tempi di apprezzare il bene che c’è, sarebbe già molto”.

Quest’oggi si chiude la settimana della Peregrinatio della Tenda dell’incontro, che si concluderà nel tardo pomeriggio in una festa conclusiva con tutte le parrocchie bitontine, tra canti e balli animati dalle comunità, a cui parteciperà anche il Caporal Maggiore Capo degli Alpini dell'Esercito Italiano, Ferdinando Giannini, che darà una testimonianza della sua esperienza.