Una mostra al De Palo-Ungaro riunisce il trittico di Speranza 'Mio padre, mia madre, mia sorella'

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
30 maggio 2018
Photo Credits: Lisa Fioriello

Una mostra al De Palo-Ungaro riunisce il trittico di Speranza 'Mio padre, mia madre, mia sorella'

Due tele sono state donate dalla consorte del pittore. L'esposizione sarà aperta sino al 10 giugno

Lo scorso sabato 26 maggio, durante le Feste Patronali, è stata inaugurata presso il Museo Archeologico “De Palo – Ungaro” di Bitonto la mostra “Omaggio a Francesco Speranza. Le grandi tele degli anni Trenta: Mio padre, Mia madre e Mia sorella”, che ha al centro della sua esposizione tre opere del pittore bitontino del Novecento. 

L’iniziativa, curata dal Comitato Feste Patronali, Comune di Bitonto e Fondazione “De Palo – Ungaro”, risponde alla valorizzazione non solo di una delle più grandi personalità artistiche pugliesi del secolo scorso, ma anche, secondo le parole del prof. Nicola Pice, “per far capire che c’è bisogno di vino nuovo in otri vecchi”. La cornice delle feste religiose più importanti della cittadinanza non è, dunque, contenitore solo di tradizioni e riti ormai usitati, ma è l’occasione per guardare al passato con occhi nuovi, attraverso le nuove esperienze e suggestioni che il presente ci offre. 

Oltre alla tela “Mia madre”, già donata al Comune di Bitonto vent’anni fa dalla consorte di Speranza, portata al Museo per la mostra, si aggiungono le due tele (“Mio padre”, “Mia sorella”), che erano nella casa milanese del pittore fino a pochi mesi fa e che sono state donate alla Fondazione “De Palo – Ungaro” ancora da Marina Bagassi. Questi nuovi pezzi si aggiungono all’autoritratto del 1956, ad alcuni disegni e all’insieme dei documenti inerenti la vita e l’arte del pittore conservati nell’Archivio del “Fondo Speranza”.

 

 

Il prof. Pice ha commentato, descrivendo così i tre ritratti dei familiari di Speranza, “l’incanto spirituale che queste opere producono, segnate peraltro da quella acutezza visiva e mirabile tecnica compositiva con gli effetti di spazio e luce piena”.

A quanto detto, si aggiungono in occasione della mostra una “Natività” del 1937 pregna di mistico candore, un “San Pietro e Gesù” del 1935, altri tre quadri sul tema degli affetti familiari (sempre degli anni trenta), un'eterea figura femminile volta da un velo bianco di sapore quattrocentesco e l’ultima opera rimasta incompiuta del 1984. 

“La sua completa cecità, mi diceva la Sig.ra Marina, impedì il completamento dell’opera, che doveva essere nell’idea del maestro una casa su un prato sotto un cielo blu cobalto, e la vigile pietas della moglie volle completarlo giustapponendo sulla figurazione incompiuta i due pennelli da lui utilizzati per la composizione del quadro”, ha spiegato Pice. La mostra resterà aperta sino al 10 giugno. 

 

"Mio padre", Francesco Speranza, Museo "De Palo-Ungaro", Bitonto

 

"Mia madre", Francesco Speranza, Museo "De Palo-Ungaro", Bitonto

 

"Mia sorella", Francesco Speranza, Museo "De Palo-Ungaro", Bitonto