PD: 'Noi incoerenti? Il punto è essere consequenziali rispetto alla volontà di fare il centrosinistra'

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica
07 maggio 2018
Photo Credits: BitontoTV

PD: 'Noi incoerenti? Il punto è essere consequenziali rispetto alla volontà di fare il centrosinistra'

I consiglieri Vaccaro e Bonasia spiegano l’astensione sul bilancio e rispondono alle critiche di Sannicandro&Co

Dopo il gruppo consiliare di Insieme per la Città, che ha ribadito il suo j’accuse, BitontoTV ha incontrato anche il gruppo consiliare del Partito Democratico, composto da Antonella Vaccaro e Gaetano Bonasia, per chiarire il significato politico della discussa decisione di astenersi in occasione della discussione del bilancio comunale

 

Per iniziare, la domanda che tutti si pongono in queste ore: il Pd è entrato o sta per entrare in maggioranza?

Vaccaro: Non è mai stato questo l’obiettivo. Il tema per quanto ci riguarda è ed è sempre stato quello di aprire una fase nuova, propositiva, per mettere le nostre risorse a disposizione delle richieste dei cittadini – che è quello che la politica dovrebbe sempre fare, al di là delle fazioni. Nell’ultima seduta consiliare abbiamo voluto lanciare un messaggio: è necessario che chi si riconosce nei medesimi valori intraprenda un discorso condiviso per il bene della città.

 

Riformulo la domanda. Escludete assolutamente che il Pd possa entrare in maggioranza nelle prossime settimane o mesi?

Bonasia: Non ha senso rispondere sì o no, in questa situazione.

Vaccaro: Il posizionamento politico deve avere senso rispetto al proprio coinvolgimento. Se l’appello a trovare un percorso condiviso per temi e proposte dovesse concretizzarsi, è chiaro che la posizione politica dovrebbe essere rivista. Ma il punto è che ora non siamo in grado di prevederlo, perché da dieci anni questo partito è relegato all’opposizione, pertanto non c’è mai stata fino ad ora l’opportunità di verificare l’effettiva possibilità di convergenza su certe tematiche. È rispetto a questo che noi vogliamo aprire una fase nuova. Un esempio? Oggi io mi pento amaramente di aver votato, per un accordo di coalizione, contro l’istituzione di un tavolo tecnico sulla situazione dell’Istituto Maria Cristina, perché così facendo non saremo rappresentati nel confronto con il commissario e il CdA. Per fare politica costruttiva, anche di opposizione, bisogna entrare dentro i problemi, non farsi da parte.

 

Quanto il nome di Angelo Mancazzo, già segretario cittadino del PD e oggi in pole position – secondo alcune indiscrezioni – per il rimpasto della Giunta Abbaticchio, potrebbe facilitare questa ricucitura?

V: non è un nostro problema. D’altronde, non sarebbe il primo assessore di Abbaticchio ad essere passato da questo circolo.

 

Più in generale, in questo dialogo intrapreso con la maggioranza rientra il totonomi di Giunta e sottogoverno?

B: Assolutamente no. È dei temi che si parla.

 

Cosa rispondete a chi ha definito la vostra astensione sul Bilancio “un capolavoro politico del Sindaco”?

B: Io sono una new entry della politica, e allora sono andato a guardarmi sul dizionario il significato del termine “astensione”: non mi sembra che esso implichi di sostenere tutto quanto è scritto in quel Bilancio, e d’altronde l’abbiamo detto in Aula. È un segno di distensione.

V: non ci siamo sottratti a criticare i tagli sul welfare e la mancanza di una intenzionalità politica chiara, ad esempio.

 

L’accusa più pesante che vi viene rivolta in queste ore è di relativa ad una presunta mancanza di coerenza. Nei confronti degli alleati di minoranza e degli stessi elettori.

V: mi sembra che siamo stati invece pienamente coerenti con l’impostazione che dall’inizio, con questa Segreteria, è stata data: quella di ritrovare, pur all’interno dei rapporti di coalizione, una specificità di azione del Partito Democratico, che oggi, se prende sul serio la crisi che affronta a tutti i livelli, non può in nessun caso chiudere le porte e rinunciare ad essere inclusivo.

 

E rispetto al mandato degli elettori?

V: Noi abbiamo sostenuto coerentemente il nostro candidato Sindaco, ma gli elettori hanno deciso che quella coalizione (quella a sostegno di Sannicandro, ndr) meritasse di essere minoranza. Il PD però, dal canto suo, tenuto conto di chi è andato via, ha mantenuto il suo consenso.  Chi ci ha votato ha voluto che il PD fosse rappresentato da due consiglieri. E probabilmente se oggi non ci fossimo noi due qui, staremmo facendo un’intervista molto diversa.

 

Resta il fatto che Socialisti e Insieme per la Città proprio sulla coerenza ritengono di cogliervi in fallo.

V: io non mi permetto di parlare di coerenza e vorrei che non lo facessero gli altri. Dovremmo aprire un capitolo enorme, altrimenti. In dieci anni in questo partito è accaduto di tutto. Lezioni di coerenza io non ne accetto da nessuno e non pretendo di darne a nessuno.

 

È innegabile però che il ragionamento politico che oggi proponete sia oggettivamente molto diverso da quello sostenuto dal PD negli ultimi anni. È implicita anche un’autocritica rispetto alla linea sostenuta nella passata consiliatura?

V: è sempre questione di contesti. In quel momento, date le personalità dominanti nel partito, era giusto avere quelle posizioni. Io tuttavia, pur condividendo la posizione di opposizione, non ho mai fatto mistero di non condividere il modo in cui essa era condotta. Detto ciò, la cosa fondamentale è che non c’erano in quel momento le condizioni per il dialogo che ci sono oggi.

 

Cioè?

B: Anche gli interlocutori nella maggioranza sono cambiati.

V: Prima non c’era interesse da entrambe le parti a intraprendere questo dialogo.

 

Pensate al Sindaco o a qualche forza in particolare, quando registrate questo cambiamento di atteggiamento della maggioranza nei vostri confronti?

V: è maturato un contesto diverso. Per esempio con Città Democratica, che sicuramente è sempre stata la forza politica più affine a noi, non c’erano mai state tuttavia le occasioni di collaborazione che invece si presentano oggi, probabilmente anche perché hanno trovato qui interlocutori diversi.

 

Qual è l’obiettivo di questo riavvicinamento, il Sindaco o la sua maggioranza?

B: Il nostro obiettivo è lavorare per una maggioranza di centrosinistra.

 

Pensate a dei traguardi elettorali in particolare?

V: Certamente se si pensa al fatto che in diversi appuntamenti elettorali il Sindaco o i suoi abbiano sostenuto candidati del PD, comincia a diventare imbarazzante non riuscire a lavorare insieme anche per questi percorsi.

 

L’argomento fondamentale sulla base del quale i colleghi di opposizione di centrosinistra hanno criticato la vostra presa di posizione è che bisogna distinguere il livello politico da quello amministrativo. Quindi intavolare delle trattative per un accordo a lungo termine, magari per le prossime elezioni, non dovrebbe impedire di farsi la guerra a Palazzo Gentile. Dopotutto, è stata anche la linea dei dem negli ultimi anni.

V: Non è un ragionamento logico. Se si vuole lavorare veramente per mettere insieme una maggioranza di centrosinistra per le prossime amministrative e lo si fa sulla base della condivisione di alcuni temi, non ci si può poi sottrarre ad essere consequenziali da subito sul piano amministrativo. Non è questa la “coerenza”?

 

Vale anche a livello retroattivo? Voglio dire: se i due piani sono indissolubili, allora ritenete che gli interlocutori di centrosinistra nell’Amministrazione abbiano anche fatto cose di sinistra in questi anni?

B: Sicuramente sì.

V: Anche se forse sulla capacità di fare e dire cose “di sinistra” in questa città dovremmo in tanti fare mea culpa, perché c’è davvero tanto da recuperare.

 

Parlate di una convergenza su temi e provvedimenti. Ma non c’è forse un ostacolo di natura più viscerale? Non c’è forse da parte di alcuni ormai una sorta di ossessione nei confronti della persona stessa di Michele Abbaticchio?

B: Non mi spingerei a dire una cosa del genere.

V: Io, in generale, vedo le cose da un’angolazione diversa. In politica non può esserci spazio per qualcosa come ossessioni o personalismi. Diciamo allora che definire la nostra presa di posizione in Consiglio “un capolavoro politico del Sindaco” è significato scegliere un’angolazione sbagliata. Va bene così?