La pozione dell’odio. Ieri al Traetta la riproposizione della pièce dei ragazzi del Sylos

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
17 maggio 2018

La pozione dell’odio. Ieri al Traetta la riproposizione della pièce dei ragazzi del Sylos

Prima dello spettacolo, una lectio magistralis sulle Declamazioni e su Pseudo – Quintilliano

Una serata all’insegna della classicità e alla riscoperta di un genere letterario semisconosciuto, le declamazioni retoriche. Si è tenuta ieri al Teatro Traetta, organizzata dalla Fondazione intitolata alla prof.ssa Antonia Moschetta Paparella e dal Liceo Classico e Linguistico “C. Sylos” di Bitonto e dedicata a “La pozione dell’odio”, la drammatizzazione a opera di alcuni studenti del liceo su due delle Declamazioni Maggiori di Pseudo – Quintilliano

La rappresentazione, che è valsa agli studenti e ai professori che li hanno seguiti nelle varie fasi del lavoro di preparazione, il prof. Francesco Brandi, la prof.ssa Cinzia Giuliese e la prof.ssa Mariella Rizzi, quest’ultima referente del progetto, il terzo premio del “Festival della declamazione e delle forme spettacolari del tardo-antico”, è stata introdotta nel tema da una conferenza sulle declamazioni e su Pseudo – Quintilliano.

A intervenire, moderati Nicola Pice, sono stati Antonio Stramaglia, professore di lingua e letteratura latina dell’Università di Bari, e Giovanna Longo, docente di lettere presso il Liceo Classico “Tito Livio” di Martina Franca, che hanno tenuto due lectiones magistrales su temi che solo negli ultimi tempi la critica sta affrontando con nuovo zelo, ossia “Come si insegnava a declamare?” e “Le Maiores e la manualistica sugli errori sulla declamazione”. 

Come detto, le due relazioni hanno fatto luce su un fenomeno letterario, quello delle declamazioni, spesso ignorato o poco trattato a scuola. Si tratta delle performance retoriche che gli studenti dovevano presentare di fronte al maestro di retorica e alla classe, ma che poteva avere un pubblico maggiore, in cui il discente, indossando la toga, veste dell’adulto, provava a sfoderare tutte le sue armi retoriche in un discorso pubblico.

Stramaglia, uno dei maggiori esperti dello Pseudo – Quintilliano, ha citato una serie di fonti, tra cui Giovenale, Persio, san Girolamo, Quintilliano, oltre che ad alcuni reperti archeologici, che hanno mostrato la prassi più invalsa nell’antichità per l’insegnamento delle declamazioni nel mondo antico. Lo studente, ricevuto un testo modello dal suo maestro, doveva prima imparare a memoria al suo banco, e poi esibirsi di fronte alla classe. La declamazione sarebbe “il ponte con cui il giovane impara la cultura, applicazione della scuola nel mondo degli adulti”, ha spiegato Stramaglia, momento dunque fondamentale nella formazione del discente.

La Longo ha invece mostrato analogie e differenze che si colgono tra i testi delle Declamazioni Maggiori e alcuni manuali di retorica, in particolare le Istitutiones di Quintilliano e un trattato anonimo intitolato “Sugli errori nelle declamazioni”. La professoressa ha dimostrato che la silloge pseudo-quintillianea non è sempre fedele ai principi della retorica, rivelando più autori all’interno della raccolta, che a volte hanno contravvenuto alle regole più basilari dell’eloquenza. Alla difficoltà di attribuzione, corrisponde però una produzione, certo solo poco rappresentativa, di un mondo letterario che ha origini ben più lontane e che è alla base di ogni discorso filosofico-letterario successivo.

“La pozione dell’odio”, corrispondente alle Declamazioni 14 e 15, è la storia di un uomo che accusa la sua amante, che definisce meretrice, di averlo avvelenato con un veleno che, pur permettendogli di amarla, non fa altro che aumentare in lui un irreprimibile odio nei confronti di lei. Lui la porta di fronte all’assemblea, che dovrebbe decretarne la pena o l’assoluzione. Ieri sera è stato il pubblico del Traetta a votare a favore del virgiliano ”omnia vincit amor”.