Due giorni tra storia e leggenda: ecco Bitonto Cortili Aperti

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli, Video, Feste Patronali 2018
28 maggio 2018
Photo Credits: Lisa Fioriello

In migliaia in città per scoprire un immenso patrimonio architettonico e artistico

Che i monumenti siano eterni custodi della memoria storica di una città lo testimonia l’etimologia stessa del termine latino monumentum, ovvero “ricordo", dal verbo monère. E, dunque, salvare dall’oblio il patrimonio storico-artistico architettonico cittadino, riportando alla luce anche leggende e curiosità ad esso legate, è uno degli obiettivi di Bitonto Cortili Aperti. Giunta ormai con successo alla sua sesta edizione, la tappa bitontina delle Giornate Nazionali dell’ADSI, l’Associazione Dimore Storiche Italiane, svoltasi il 26 e 27 maggio, è stata fra le più importanti dell’intera manifestazione nazionale. 

A contraddistinguerla, infatti, vi è in primo luogo la durata dell’evento che si è sviluppato su due giornate anziché una, come avviene nel resto del Paese. Dato ancor più rilevante è il numero di edifici storici, fra palazzi, cortili, giardini, chiese e musei, che sono stati aperti al pubblico durante l’iniziativa. Oltre sessanta luoghi da scoprire e ammirare per i migliaia di visitatori, fra turisti e non, accorsi nel centro antico della città. 

Tra le novità di quest’anno alcuni edifici che per la prima volta hanno accolto al loro interno il pubblico offrendo finalmente la possibilità di essere visitati. Fra questi, ad esempio, vi era la cappella di San Salvatore, annessa al palazzo Ancarano, ora accessibile dopo un lungo restauro, o il chiostro medievale di San Francesco d’Assisi. Ma il vero fiore all’occhiello dell’edizione 2018 di Bitonto Cortili Aperti è stato il Palazzo Bove Planelli Termite a cui è legata una leggenda che, per la simile sorte dei due protagonisti, sembra rievocare il triste amore di Romeo e Giulietta. Sormontato da uno scenografico loggiato in stile barocco, l’edificio, la cui costruzione risale al quindicesimo secolo, vanta un balcone decorato da preziosi fregi che ben si presta a divenire simbolo dei romantici incontri fra due innamorati. Lui appartenente ai nobilissimi Pietà, lei proveniente dalla famiglia borghese dei Termite, furono vittime di un destino, imposto dai rispettivi genitori, che costrinse la fanciulla a prendere i voti presso il Monastero di San Pietro Nuovo e il suo amato a partire come soldato di ventura. Una storia che, oltre ad accendere i riflettori sulla suddetta dimora, ha permesso di riportare alla luce un antico canto della tradizione dialettale bitontina, intitolato “La Menacédde”, che significa ‘la giovane monaca’. Si narra, infatti, che il soldato innamorato la intonasse dedicandola alla sua bella, ogni volta che faceva ritorno dal fronte a Bitonto, appostandosi nel Vico Storto, situato alle spalle del Monastero. Un viaggio a ritroso nel tempo ha, dunque, condotto i visitatori, non solo fra leggende, ma anche fra episodi storici che hanno segnato la città di Bitonto nei secoli. 

Particolarmente suggestiva la vicenda legata a Casa Martucci Zecca, che il visitatore ha incontrato proseguendo su Via Termite, riedificata a partire dal quindicesimo secolo. Varcando l’imponente ingresso e ponendosi nell’atrio interno, è sufficiente volgere lo sguardo verso l’alto per notare, al di sopra del portone, una statua della madonna rivolta verso l’edificio e non verso la strada. Si tramanda che fu collocata lì in seguito alla peste che nel ‘700 colpì Bitonto lasciando illesi tutti i componenti della famiglia, i quali decisero di considerare la Madonna loro protettrice omaggiandola con tale statua. Ulteriore curiosità legata a questa dimora risiede nel fatto che al suo interno è custodita una biblioteca, probabilmente la più antica della città. 

Impossibile rimanere indifferenti, poi, dinnanzi alla bellezza del loggiato interno del Palazzo Vulpano, esempio di architettura rinascimentale eretto nei primi anni del ‘500. Ad impreziosire la storia legata a tale edificio, il ritrovamento al suo interno, durante i restauri, di un tratto dell’antica Via Francigena, resa visibile ai visitatori. 

Tra i migliori esempi di architettura neoclassica bitontina vi è, invece, il Palazzo Pannone Ferrara del quale sono state aperte al pubblico le immense cantine situate al disotto dell’edificio, dove un tempo erano conservati i prodotti agricoli delle numerose terre di cui era proprietaria la ricca famiglia. Un labirinto di gallerie, in alcuni tratti inaccessibili per il pavimenti sconnesso, in cui era possibile perdersi nel racconto dei novelli ciceroni che, in ogni dimora, hanno accolto il pubblico. Oltre cinquecento studenti delle scuole di Bitonto si sono fatti portavoce di un messaggio fondamentale: una città che si fa strada nei tempi moderni senza dimenticare la sua storia ed il suo centenario patrimonio.

 

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