Consiglio Comunale in televisione: trasparenza o spettacolo?

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia
16 aprile 2018

Consiglio Comunale in televisione: trasparenza o spettacolo?

Sul Regolamento per le riprese e la diretta streaming del Consiglio Comunale, in discussione oggi

Il Regolamento per la disciplina delle riprese audiovisive e fotografiche, che proprio in queste ore il Consiglio Comunale è chiamato a discutere e, verosimilmente, ad approvare, rappresenta una svolta importante per la comunicazione politica e istituzionale della città, le cui ricadute non devono essere sottovalutate. 

Oltre a disciplinare e fissare delle restrizioni per le riprese fotografiche e audiovisive delle sedute – proposito che, in punta di diritto, sembra per la verità destinato a rimanere sulla carta, dal momento che su tutto dovrebbe prevalere il diritto di cronaca – il Regolamento introduce sostanzialmente un solo ma fondamentale cambiamento rispetto al passato, prevedendo che il Comune renda accessibili le sedute di Consiglio attraverso un servizio di diretta streaming. Intendiamoci: un servizio non si realizza per regolamento. Il passo compiuto oggi dal Consiglio Comunale è semplicemente quello di riconoscere l’utilità dello streaming e normarne il funzionamento, impegnando implicitamente la struttura comunale ad adottarlo. Tra questo impegno e l’effettiva disponibilità del servizio, in realtà, può intromettersi tutto o niente; in ogni caso, è ragionevole ipotizzare che potrebbero trascorrere mesi (nella più ottimistica delle previsioni) prima che un utente possa effettivamente assistere alla massima assise cittadina mediante la sua connessione internet. Tanto più perché dalle bozze circolate in questi giorni si evince che, fortunatamente, l’intenzione dell’ente sarebbe quella di realizzare tale servizio in proprio, dotandosi di una infrastruttura tecnologica comunale e utilizzando, sull’esempio di altri Comuni, piattaforme private ma gratuite – verosimilmente un canale Youtube – per la trasmissione e archiviazione dei video. Tutte scelte, queste, che se da un lato fanno tirare un sospiro di sollievo rispetto al legittimo dubbio che questa innovazione potesse trasformarsi nell’ennesima occasione per la distribuzione di prebende, dall’altro però lasciano prevedere tempi lunghi per l’attuazione dei desiderata, a maggior ragione se si pensa all’atavico ritardo del Comune di Bitonto in materia di infrastruttura informatica e digitale. Per non parlare delle perplessità che, sempre in punta di diritto, potrebbero sorgere se davvero il Comune dovesse pensare di “affidarsi” ad una piattaforma privata di video sharing come Youtube (Google), specie dopo le polemiche suscitate dall’affaire Cambridge Analytica in merito all’uso e abuso di dati e immagini personali – e in questo caso addirittura istituzionali.

Premessi tutti questi caveat, resta però la questione della scelta politica di “trasparenza” in sé. Una scelta che, se da un lato senza dubbio premia l’insistenza del fronte di minoranza, in prima linea nella richiesta di streaming soprattutto con il consigliere Ciminiello (Movimento 5 Stelle), dall’altro è però nei fatti trasversale e condivisa dalla stessa maggioranza, visto che un anno fa, in campagna elettorale, il sindaco Michele Abbaticchio in persona si era impegnato in tal senso nel corso di una intervista rilasciata a BitontoTv

Pare, insomma, che l’intero Consiglio Comunale abbia finalmente realizzato l’importanza di rendere più trasparente il “Palazzo”, mostrando direttamente ai propri elettori il lavoro dell’assemblea da loro eletta. L’apriscatole per la proverbiale scatoletta di tonno è stato infine trovato.

Dopo anni di veti, perplessità e rinvii su questa proposta, dunque, tutto è bene quel che finisce bene? In parte. Perché se è innegabile che, in teoria, facilitare l’accesso di qualsiasi cittadino allo svolgimento della democrazia comunale è certamente un bene, in pratica i rischi che questo strumento, lasciato a se stesso, possa rivelarsi controproducente, sono concreti. 

L’ipervisibilità, a cui la Rete ci ha abituati – che è possibilità immediata di guardare tutto e tutti, ma anche, al rovescio, di essere guardati in ogni momento da chiunque – modifica i nostri comportamenti più di quanto non saremmo disposti ad ammettere. Nel caso specifico, non è difficile immaginare che il giorno in cui la diretta streaming del Consiglio Comunale dovesse divenire realtà, ci ritroveremo con una politica istituzionale esposta alla spettacolarizzazione più di quanto già non lo sia. Ad esempio, se già oggi si registra la discutibile consuetudine dei consiglieri a “raddoppiare” alacremente il proprio eloquio in Consiglio con la messaggistica istantanea di Whatsapp, commentando fra di loro in tempo reale le performance oratorie proprie o di terzi, c’è da scommettere che l’introduzione delle dirette susciterà la creazione di una nuova figura: quella dello “spin-doctor-in-remoto”, comodo dietro il suo schermo domestico, pronto a fornire agli “attori” feedback sulla loro presenza di scena, suggerimenti, “aiuti da casa”. 

“Questa è la democrazia digitale, bellezza, e tu non ci puoi fare niente”, si dirà. Sia però consentito almeno ricordare che la trasparenza, valore quanto mai di moda nella Terza Repubblica, non è un valore neutro. Fa parte di una ideologia, e come tale è tanto più dannosa quanto più viene interpretata acriticamente, come se fosse un bene ovvio da accrescere indefinitamente (per questo ci professammo, e lo ribadiamo, “Contro la trasparenza”). Una politica trasparente non è affatto una politica più vera – e una diretta streaming del Consiglio non ne squadernerà mai la verità assoluta, come scrivevamo già in tempi non sospetti, quattro anni fa. Chi dice il contrario fa sterile propaganda e pericolosa ideologia. Bisogna educare, invece, a diffidare in ogni caso dalle rappresentazioni, soprattutto quando esse sono più fedeli alla realtà e illudono perciò, tacitamente, di essere auto-esplicative, di non aver bisogno di alcun commento. Per questo resta ineludibile il compito della mediazione: il bisogno di interpretare, comprendere quel che avviene, contestualizzare l’immagine – quello che è, in fin dei conti, il ruolo dei giornalisti.

Ben vengano, allora le dirette streaming del Consiglio Comunale. Purché nessuno, sbandierando il vessillo della trasparenza, le contrabbandi come un feticcio della Verità unica e assoluta di quel che avviene nell’aula di Palazzo Gentile. Purché guardare la diretta dalla propria poltrona di casa non esima nessuno dall’approfondire il significato di quel che vede, dal contestualizzarlo, dal metterlo in relazione con una serie di documenti, fatti, voci. Purché i video delle sedute, raccolti in un archivio, rimangano quello che sono: documenti – come tali non autoevidenti, ma fonti da interpretare e confrontare. Purché, insomma, non diventino l’ennesima occasione di chiacchiericcio ad uso della cloaca socialmediatica, il pretesto per farsi indicare da casa il profilo più telegenico o, peggio, per evocare registi e ventriloqui occulti della discussione democratica.