Alternativi o concorrenti. Il baratro del dopo-Abbaticchio

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia
30 aprile 2018

Alternativi o concorrenti. Il baratro del dopo-Abbaticchio

Chi oggi lamenta l’inciucio con il PD fino a pochi mesi fa era al fianco di Abbaticchio. Il fatto è che il re democratico ha generato da se stesso i propri avversari

Se non fosse uno spaccato del serissimo travaglio politico che la città vive da qualche anno, potrebbe funzionare alla perfezione da canovaccio di una commedia degli equivoci

L’immagine dei consiglieri comunali che, giovedì scorso, si stracciavano le vesti gridando allo scandalo, per bocca di Emanuele Sannicandro, davanti all’apertura di credito del Partito Democratico nei confronti dell’Amministrazione Abbaticchio è sintomatica dello smarrimento che attraversa la politica bitontina in questi tempi liquidi.

A denunciare come ignominia l’astensione dei dem sul Bilancio Comunale, atto di distensione considerato propedeutico al loro ingresso in maggioranza, sono nientemeno che: l’Assessore alle Finanze e l’Assessore ai Servizi Sociali della prima Giunta Abbaticchio, impegnati per l’intera seduta a barcamenarsi tra le doverose critiche al Bilancio e la difesa delle eredità da loro lasciate in esso; nonché i consiglieri di “Insieme per la Città”, che fino a un anno fa e fino a tre mesi dalle elezioni in cui avrebbero espresso il principale competitor di Abbaticchio, erano saldamente al suo fianco, e anzi accusavano il PD dell’epoca di essere troppo avverso ad Abbaticchio e al pezzo di centrosinistra che egli rappresentava. Tutto documentato, tutto nero su bianco

Il paradosso deve far riflettere. Se non ci si vuole illudere di poterlo derubricare a vizio morale o psicologico di questo o quell’attore politico, esso deve essere interpretato come l’epifenomeno di un cambiamento strutturale, una rottura della geografia politica in grado di spiegare questi incredibili ribaltamenti di fronte. Il fatto che, con buona dose di obiettività, bisogna registrare, è che Michele Abbaticchio, come si è già notato in più occasioni, ha ridisegnato la politica bitontina, plasmando a propria immagine non solo la propria maggioranza, ma persino la sua controparte. I suoi più significativi avversari attuali, difatti, sono perlopiù tutti suoi ex sodali. E ciò anche per effetto – bisogna sottolinearlo – della volontà degli elettori, che un anno fa hanno cancellato o condannato all’irrilevanza tutte le proposte realmente alternative alla fase politica inaugurata nel 2012, dalla destra partitica al Movimento 5 Stelle, sino alla linea dei falchi dem capeggiati da Franco Natilla. Oggi, dunque, il confronto non può che essere quello tra il “re democratico” e i nemici che egli stesso, negli ultimi anni, ha costruito, legittimato o persino resuscitato politicamente.

C’è un modo più preciso per dirlo: bocciate sonoramente le alternative ad Abbaticchio (se più per merito di quest’ultimo o per demerito di chi le ha avanzate, è un dilemma che non vedrà risposta), lo scenario che da un anno sostanzialmente si è aperto è quello conteso dai possibili concorrenti di Abbaticchio. 

Tra le schermaglie a mezzo di comunicati e dichiarazioni, infatti, c’è un punto che non sfugge all’attenzione di nessuno: la notte tra l’11 e il 12 Giugno 2017 ha fatto partire un conto alla rovescia, che scorre senza fermarsi. Al più tra quaranta mesi – molto prima, secondo tanti – l’era Abbaticchio arriverà al capolinea, senza possibilità di replicare. Il modello monocratico su cui essa si è fondata è costitutivamente incapace di fare spazio a eredi naturali. Oltre, in questo momento, si scorge solo un baratro. 

La battaglia di idee che oggi si apparecchia ha come posta in gioco questo scenario del dopo-Abbaticchio. Chiunque abbia intenzione di parteciparvi, di fatto, non può fare a meno di candidarsi a concorrente del sindaco-manager, giocando una partita diversa, magari diversissima, ma con il mazzo di carte che il “re democratico” ha deciso di mettere sul tavolo. Chi non colga questa verità, oltre a dimostrare scarsa lungimiranza, è destinato a tagliarsi fuori dal futuro politico di Bitonto. 

La città di domani difficilmente sceglierà un anti-Abbaticchio. È più verosimile credere che vorrà scommettere su un alter-ego politico, un Abbaticchio migliore di Abbaticchio. Se questa sia una fortuna o una condanna, solo la storia potrà dirlo.