Ruggiero: la rivoluzione è donna

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia, Elezioni Politiche 2018
13 marzo 2018

Ruggiero: la rivoluzione è donna

Sul valore storico dell’elezione alla Camera dell’esponente grillina

Non si tratta di propagandare femminismo a buon mercato, né tanto meno di tessere le lodi del grillismo, ora che il Movimento 5 Stelle è divenuto de facto parte di quell’establishment contro il quale è sorto. L’elezione alla Camera dei Deputati della prima donna bitontina dalla nascita della Repubblica, Francesca Anna Ruggiero, è un fatto di fondamentale importanza, storico – nel senso tecnico del termine.

Gli argomenti che suggerirebbero di ridimensionarne la portata sono certamente molteplici. Primo fra tutti, il meccanismo di selezione interna al M5S, grazie al quale Ruggiero è stata scelta per rappresentare il suo “popolo” nella competizione al collegio uninominale di Bari-Bitonto. A differenza della procedura di legittimazione dal basso adottata per individuare le candidature al proporzionale (le “parlamentarie”), infatti, nella quale, com’è noto, nessun bitontino ha avuto la forza per emergere, la proposta dei nominativi in lizza per l’uninominale è avvenuta per semplice cooptazione da parte del leader. La candidatura della Ruggiero, pertanto, non è stata sostenuta dalla base, ma calata dall’alto.

In secondo luogo, tale questione formale non rappresenta che il sintomo di un dato di fatto sul quale abbiamo già scritto, e che a maggior ragione porterebbe a dubitare che in Ruggiero si possa salutare il valore politico dell’elezione della prima donna bitontina: i numeri dimostrano che il consenso tributato alla candidata è stato inversamente proporzionale al suo radicamento sul territorio. Della donna Francesca Ruggiero, insomma, non si può dire che, mediamente, sia stata votata per averne apprezzato direttamente eventuali sue qualità personali, professionali o politiche.

A margine di queste perplessità, si può ancora dire che l’elezione di Ruggiero in Parlamento abbia uno speciale valore simbolico, in quanto elezione di una donna? La nostra risposta è: .

Per quanto l’essere donna possa aver inciso poco o nulla sulle ragioni che hanno portato Francesca Ruggiero ad essere eletta, ciononostante la sua elezione resta profondamente significativa. Non perché soddisfi un principio di parità puramente formale, sancito da una sorta di “quota rosa”. Ma perché anche nella nostra città, una città statisticamente coerente con una cultura tradizionale e meridionale, nella quale è sempre difficile pensare a donne in ruoli apicali e di responsabilità, nella quale ancora oggi non suscitano pubblica riprovazione pubblicità di centri estetici che canonizzano l’ideale femminile della magrezza; anche in questa città, questa elezione rompe un tabù, sdogana finalmente l’attività politica delle donne.

Si obietterà: non si può festeggiare la “promozione sociale” di una donna solo perché è donna; non si rischia, altrimenti, di replicare uno stereotipo negativo in forma uguale e rovesciata? Di “appiattire”, in fin dei conti, una donna sul semplice fatto biologico della sua sessualità?

L’obiezione, ragionevole e inappuntabile, che rimprovera al principio delle “quote rosa” di sminuire la dignità delle donne, assicurandone la valorizzazione solo in quanto donne e non per i loro meriti individuali, trascura tuttavia un dettaglio: così come oggi la semplice identità di genere di una donna in politica non ne garantisce assolutamente il merito, allo stesso modo se fino ad oggi non ci sono state donne meritevoli in politica, ciò non significa che non ce ne sarebbero potute essere. In altri termini, se fino ad oggi nessuna donna ha potuto far valere i propri meriti in politica, non è certamente perché non ci fossero donne in grado di farlo; bensì perché mancavano le condizioni culturali per poter immaginare che qualcosa del genere accadesse.

Se tra i nomi non solo dei sindaci, ma più complessivamente di coloro che negli ultimi settant’anni di storia cittadina hanno portato Bitonto agli onori della cronaca politica nazionale – dai Rossiello ai Procacci, per restare solo agli ultimi lustri – non v’è traccia di donne, ciò è forse da imputare a una sorta di curioso deficit di genere, o non piuttosto agli ostacoli culturali che hanno reso persino impensabile, per le donne bitontine, intraprendere una simile strada?

Ben venga, allora, l’elezione di Francesca Ruggiero. Essa rimane in ogni caso, alla prova dei fatti, cosa rivoluzionaria. Ben venga, indipendentemente dalla sua appartenenza e dalle perplessità sul meccanismo di cooptazione che le ha permesso di essere eletta. Al netto di tutto ciò, un obiettivo rilevantissimo si pone al suo mandato parlamentare, un obiettivo che la classe dirigente di questa città – di sinistra, quando non persino comunista – colpevolmente non ha saputo porsi e onorare: dimostrare che le donne di questa città, quando ne venga data loro l’opportunità, sanno rappresentare al meglio la comunità bitontina e dare il proprio meritevole contributo nella gestione della cosa pubblica. Si tratta di un privilegio, certo, ma anche di una responsabilità.

Che la politica “tradizionale” dei partiti dovrebbe fare seria autocritica per aver lasciato ai “populisti”, e questi ultimi cogliere in tutto il suo peso storico, affinché la gratitudine che oggi tutti dovremmo sentire nei confronti del Movimento 5 Stelle, per una novità culturale così significativa, non si tramuti nel rimpianto per un’occasione storica tradita e disonorata.