Le immagini dell’Addolorata a Bitonto

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste, Settimana Santa 2018
23 marzo 2018
Photo Credits: BitontoTV

Le immagini dell’Addolorata a Bitonto

Quasi dieci le statue della Mater Dolorosa, tre quelle portate in processione durante il periodo pasquale

Il culto della Mater Dolorosa, il titolo latino con cui la Vergine Maria viene celebrata nel momento in cui assiste Gesù crocifisso, ne compiange la morte e partecipa “intimamente e fedelmente alla passione salvifica del Figlio” (così nel Martirologio romano), affonda le sue radici nel Medioevo, quando il culto mariano è tornato in auge nella Chiesa latina. 

Dalla fine dell’XI secolo, a partire dai racconti evangelici, la Chiesa inizia a istituzionalizzare la celebrazione di questo titolo della Vergine (si pensi che lo Stabat Mater, attribuito a Jacopone da Todi, risale al XIII secolo). Dopo la diffusione di questo particolare culto legata a congregazioni come quella dei Servi di Maria, data senz’altro importate per la storia della devozione all’Addolorata è il 18 agosto 1714, quando la Congregazione dei Riti volle approvare la celebrazione di questo titolo mariano durante il cosiddetto venerdì di Passione, cioè il venerdì che precede la domenica delle Palme. 

Questi pochi elementi non danno in realtà conto della straordinaria e articolata storia del culto dell’Addolorata, che si muove tra la religione ufficiale e la pietà popolare. Bitonto, come tante altre città del Mezzogiorno, presenta sin dal Medioevo una viva devozione, scandita e segnalata dalle numerose immagini dell’Addolorata. Nella nostra città infatti sono conservate complessivamente quasi dieci esemplari diversi di statue della Mater Dolorosa

Partendo dalle più recenti, possiamo vedere un’immagine dell’Addolorata nella chiesa omonima di Mariotto, dove è appunto patrona, nella chiesa dell’Immacolata a Palombaio, nella chiesa di san Leucio nuovo, nella chiesa di santa Caterina (in principio comprata dagli americani per Mariotto), nella chiesa di santa Maria delle Marteri (fra poco sarà riportata al suo splendore con un restauro) e nella chiesa di san Leone Magno. 

Ma di certo ai bitontini stanno a cuore tre immagini della tradizione, quelle che ogni anno sfilano nelle altrettante processioni che caratterizzano il periodo pre-pasquale, cioè la Desolata conservata nella Cattedrale e che sfila il venerdì di Passione, l’Addolorata situata nella chiesa di san Domenico, portata in spalla nella Processione dei Misteri, e l’Addolorata presente nel corteo della Processione di Gala, appartenente alla chiesa di Santa Maria del Suffragio. Queste immagini caratterizzano tutto l’insieme dei riti della cosiddetta “atletica penitenziale”, un modo assai caratteristico con cui la Controriforma attecchisce nel Mezzogiorno. I dogmi e la religiosità vengono sublimati nelle esigenze pietistiche del popolo attraverso queste splendide ed emozionanti opere d’arte, che costituiscono elementi dinamici delle varie pratiche religiose del periodo quaresimale e della settimana santa.

Della Desolata della Cattedrale sappiamo assai poco. Non c'è alcun documento che possa spiegare in qualche modo la presenza di questa immagine nel duomo romanico, né conosciamo la committenza e la data precisa di fabbricazione. Sappiamo per certo che, fino agli anni in cui la Cattedrale presentava l’imbarocchimento del XVIII secolo, vi era una cappella laterale dedicata alla Madonna Addolorata, con un importante altare settecentesco, costeggiato da alcune epigrafi, una delle quali sarebbe derivata al periodo del vescovado di Cornelio Musso. Probabilmente l’immagine è stata completata tra Settecento e Ottocento, sotto l’influsso della scultura napoletana, e la statua è contraddistinta dallo sguardo smarrito e affranto, con un viso leggermente piegato, attorniato dal velo nero in seta, e con le mani giunte a trattenere un fazzoletto in pizzo bianco. 

Anche dell’Addolorata che è conservata nella chiesa di santa Maria del Suffragio non abbiamo documenti che ne certifichino la data di costruzione e il nome dell’autore. Il primo documento che prevede la presenza di questa immagine mariana e quella del Cristo morto è datato ottobre 1789, ciò a causa della perdita di molti dei registri e documenti dell’Arciconfraternita del Purgatorio. Anche qui ci troviamo di fronte a un esempio di scultura napoletana, che incarna lo spirito pietistico del XVIII secolo, caratterizzata da viso, rivolto leggermente a sinistra, bianco e dall’espressione assai patetica, con le mani giunte a sostenere un fazzoletto di seta, come il lungo velo nero di pizzo, attorniata da 111 candele poggiate sulla base processionale.

Secondo la tradizione, lo scultore dell’Addolorata della Processione di Gala sarebbe Gennaro Franzese, lo stesso autore dell’immagine di san Michele confezionato per l’omonima confraternita. Prova ne sarebbe il dipinto, ancora oggi presente nella chiesa del Purgatorio, in cui sono ritratti l’Arcangelo, simile a quello di Franzese, e la Vergine Addolorata, simile alla statua lignea: un esempio dunque, secondo alcuni, mostrato alla confraternita dall’artista per mostrare le sue abilità. Ma tutti conoscono la leggenda, che sottolinea la bontà dell’immagine, secondo cui la Vergine sarebbe apparsa allo scultore, una volta terminata la statua, e gli avrebbe rivolto le parole famose: “In cielo mi vedesti e in terra mi facesti”.

Dello stesso periodo è l’Addolorata della Processione dei Misteri, realizzata sullo stile napoletano settecentesco. È ospitata nella Cappella della Passione della chiesa di San Domenico, con una veste che cambia in occasione della processione, vestizione eseguita in privato e solo da parte di alcune consorelle dell’Arciconfraternita del Ss. Rosario. Originariamente la statua era caratterizzata da un manichino ligneo, con braccia snodabili, mani di terracotta e occhi di cristallo, ma ha subìto nel tempo vari, anche incauti, restauri, di cui non abbiamo attestazione nei documenti. 

I rosei lineamenti del viso affranto, circondato da una fluente parrucca, sono stati invece riportati alla luce con gli ultimi restauri, avvenuti nel 2003. Le mani giunte in preghiera, con un pendente fazzoletto bianco, sembrano riportare nell’ambito dell’umano un dolore ormai al limite della sopportazione. La veste, che comprende anche l’intimo bianco merlettato, è in seta nera con fili d’oro. La base della fine dell’800 è attorniata su tutti e quattro i lati da 111 candele da 100 cm ciascuna. 

Queste “macchine” dell’emozione, dette “madonne vestite”, concentrano su di sé un valore antropologico davvero interessante. Realmente qui arte e fede si confondono a formare un unicum di rara bellezza. Nostro compito non è solo quello di ammirare, ma soprattutto preservare e curare questo tesoro inestimabile e che attraversa i secoli. Perché, pur da non credenti, possiamo ritrovare in queste Madonne le nostre radici e la nostra identità.

 

Fonti:

Carmela Minenna, “Rosarii Sodales – l'Arciconfraternita del Ss Rosario a Bitonto

Pasquale Procacci, "L'arciconfraternita di S. Maria del Suffragio o del Purgatorio"