Cosa vuole fare Michele Abbaticchio del centrosinistra bitontino?

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia, Elezioni Politiche 2018
06 March 2018
Photo Credits: Lisa Fioriello

Cosa vuole fare Michele Abbaticchio del centrosinistra bitontino?

Un’analisi del voto, in vista del futuro politico della città

L’enormità del voto nazionale è tale che provare, oggi, a traslare semplicemente l’analisi sul piano locale, concludendone che l’amara débacle del centrosinistra significhi la sconfitta del sindaco Michele Abbaticchio, che era sceso in campo con determinazione al fianco dei candidati dem, sarebbe tanto facile, quanto grossolano e triviale. Certo, come abbiamo scritto due settimane fa, questo voto, visto l’“ordine di scuderia” espresso dal Sindaco, avrebbe dovuto misurarne la capacità di “spostare” i “suoi” 18mila voti bitontini, e il risultato è impietoso: Abbaticchio, anche al netto delle nette tendenze nazionali, dimostra di non essere padrone dell’orientamento politico delle numerose liste che lo sostengono. Ma questo, in fondo, lo si sapeva già.

Il significato locale specifico delle consultazioni di domenica si può ben ricavare, ma per farlo occorre approfondire i dati oltre una così semplice constatazione.

In primo luogo, si deve riconoscere che, seppur fortemente ridimensionato rispetto alle legittime aspettative, un “effetto Abbaticchio” sul voto bitontino c’è stato. Nello sfacelo complessivo, il centrosinistra e il PD a Bitonto hanno retto meglio che nei comuni viciniori, persino della Bari di Antonio Decaro. E ad essere “salvaguardato” è stato soprattutto il candidato al collegio uninominale della Camera, per il quale Abbaticchio più direttamente ha potuto spendersi. 

Male, dunque, ma non malissimo. Dei 3700 voti incassati alla Camera dal PD (1500 in meno rispetto a cinque anni fa, ma oggi ogni confronto appare, come si è detto, improponibile), una fetta non irrilevante può essere attribuita al sostegno di parte del civismo bitontino di centrosinistra (Città Democratica, Bitonto Solidale, Tra la Gente) che, ad eccezione di "Progetto Comune Viviamo la Città", ha espresso un endorsement diretto per il partito. I mille voti aggiuntivi capitalizzati da Giuseppe Giulitto, divisi tra le liste minori della coalizione e una piccola parte di consensi al solo candidato, possono essere inoltre almeno parzialmente ricollegati ad alcune forze cittadine di opposizione come i Socialisti, ufficialmente impegnati per la lista Insieme, che ha totalizzato solo 229 voti, o Governare il Futuro, che si è espressa a favore della lista +Europa (469 voti a Bitonto). Nel complesso, il Partito Democratico di Bitonto sembra aver trovato nel segreto dell’urna nazionale, paradossalmente, un alleato migliore nel vituperato “centrominestra” di Abbaticchio, che non nei propri compagni in Consiglio Comunale, largamente disimpegnati, quando non schierati dalla parte di Liberi e Uguali.

Detto questo, è l’analisi politica azzardata dal primo cittadino ieri mattina – sinora l’unica pervenuta – a fare acqua e proiettare un’ombra di incognita sulle sorti del malmesso centrosinistra cittadino. Oltre a minimizzare, legittimamente, la diserzione di molti dei suoi, Abbaticchio si è detto certo che l’exploit dei Cinque Stelle sia spiegabile col fatto che “una grossissima fetta della città è avulsa da qualsiasi indicazione politica” e che “l’elettorato oggi risponde anche alla persona”. Il Sindaco ha argomentato questa tesi facendo riferimento al suo risultato personale alle ultime Amministrative, e riconoscendo così implicitamente che buona parte dei suoi elettori domenica abbiano scelto di votare M5S.

Il refrain secondo cui “la gente ormai vota le persone e non più simboli o ideologie”, pezzo forte di una solfa che ha avuto larga eco in questa campagna elettorale, da Grillo a Salvini a Casapound, sarebbe ormai anche convincente, se solo non fosse negata, a Bitonto, dai numeri.

A confutarla è un dato impressionante, eppure trascurato in queste ore: la neo deputata pentastellata Francesca Anna Ruggiero, pur nel generale tripudio, ha totalizzato a Bitonto, la sua città, la percentuale più bassa dell’intero Collegio (ad eccezione del Comune di Sannicandro).

Può sembrare paradossale, ma l’onorevole Ruggiero è stata votata in un rapporto inversamente proporzionale al suo “radicamento” sul territorio. Segno, certamente, dell’efficacia relativa della “controffensiva” abbaticchiana a Bitonto. Ma forse, in misura ancora più determinante, segno del fatto che il voto ai Cinque Stelle è un voto politico e di opinione – e non certamente “alla persona”. Un voto, anzi, che prescinde dalla persona; sul quale l’esposizione del candidato può al limite avere un influsso addirittura negativo.

Il punto, semmai – ed è a questa altezza che il ragionamento di Abbaticchio torna utile – è che (anche) a Bitonto il voto ai Cinque Stelle è l’unico voto di opinione, e non “alla persona”, rimasto. È alla sua persona, infatti, che pensa Abbaticchio quando rilascia questa dichiarazione, nelle stesse ore in cui ribadisce la propria fiducia nel “centrosinistra” e polemizza contro i voti dei bitontini a Salvini.

La domanda è allora: qual è la responsabilità di Michele Abbaticchio per il fatto che quello pentastellato sia rimasto l’unico voto di opinione bitontino? Ed è una domanda ormai non più rinviabile, atteso che i prossimi appuntamenti elettorali – regionali e comunali – potrebbero segnare, allo stato dell’arte, lo storico tracollo della sinistra cittadina.

Cosa vuole fare Michele Abbaticchio del centrosinistra bitontino? L’interrogativo, su cui si è abilmente glissato per sei anni, segna oggi un punto di non ritorno. I tempi del cerchiobottismo sembrano non potersi protrarre oltre. Del resto, mentre “vanta” il 15% bitontino di Giulitto, di tre punti percentuali al di sopra del dato del capoluogo, Abbaticchio trascura stranamente di far notare che Bitonto è anche, alla pari con la modesta Valenzano, il Comune in cui Massimo Cassano ha registrato il record di consensi, questa volta di 4 punti percentuali superiore al dato barese.

Che si tratti, anche in questo caso, di un “merito” tutto in capo alle truppe abbaticchiane, in primis “Riformisti Cattolici e Popolari” e “70032”, non è un mistero.

Abbaticchio, allora, deve decidere. Deve scegliere se vuole diventare davvero il pivot del centrosinistra del nord-barese, come ha tentato di accreditarsi in queste settimane, o se preferisce continuare ad essere l’amministratore onnivoro che catalizza il consenso sulla propria persona, che siamo stati abituati a vedere in questi sei anni. Il tempo è maturo. A partire da oggi, a Bitonto, un voto di opinione/ideologico/di appartenenza alternativo al M5S dovrà essere ricostruito, con o senza di lui.