Un gemellaggio tra Bitonto e Parma nel segno di Traetta. La proposta arriva da Nicola Pice

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
17 febbraio 2018
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Un gemellaggio tra Bitonto e Parma nel segno di Traetta. La proposta arriva da Nicola Pice

Il compositore bitontino trascorse un lungo e proficuo periodo nella città dell'Emilia-Romagna

Bitonto non sarà la Capitale della cultura 2020. Ieri mattina nelle sale del Palazzo del Collegio Romano, sede del MiBACT, la commissione giudicante ha scelto Parma. Tuttavia l’antica città universitaria e Bitonto non hanno in comune solo l'essere arrivate alla finale con altre otto città italiane in lizza per questo ambito traguardo, bensì un legame culturale comune, che si perde nel tempo e trova la sua figura esemplificativa in un compositore bitontino assai noto, di cui ci siamo ritrovati a parlare solo qualche tempo fa.

Forse non tutti ricordano che Tommaso Traetta trascorse diversi anni proprio a Parma e alla corte del duca Filippo I, Infante di Spagna, ha avuto la possibilità di crescere artisticamente, e certo anche umanamente. Diventa amico e collaboratore di Carlo Frugoni, abate e poeta di corte che lo saluta calorosamente nel suo “Ad un maestro di Cappella”, scherzando anche sulla mania del musicista a fargli cambiare i testi dei libretti (Che ti venga un’eterna cacarella,/ Se di farmi mutare non sei satollo), quando nel 1764 Treatta lascerà Parma dopo cinque anni di composizioni, successi e sviluppi artistici con l’ecclesiastico. 

Sempre a Parma ha la possibilità di farsi conoscere e accedere alle più importanti corti europee contemporanee. Grazie a “Feste d’Imeneo”, l’opera messa in scena il 4 settembre 1760, in occasione delle nozze tra la principessa Isabella di Parma e l’arciduca Giuseppe d’Asburgo, Traetta ebbe come pubblico i più importanti dignitari europei, momento focale della sua carriera e trampolino di lancio per i futuri trionfi, soprattutto quello dell’”Armida”, che arriva ben due anni prima l’opera di Gluck “Orfeo ed Euridice”, considerata universalmente dalla critica la prima opera riformata.

E poi c’è l’importante figura di Guillaume du Tillot, il primo ministro del duca di Parma, che porta lo stile del compositore bitontino a confrontarsi anche con la tagédie lyrique di Lully e Rameau, con le grandi innovazioni delle arie senza ritornello e dalla grande aderenza al testo e del balletto, non più momento confusionale, ma intermezzo raffinato ed elegante. 

Parma dunque ha rappresentato per il nostro Traetta un’esperienza simile al contemporaneo Erasmus per gli studenti universitari: l’opportunità per conoscere nuove persone, nuove idee, nuovi modi di comporre musica e soprattutto l’occasione per fare il grande salto nell’Europa di fine Settecento. Ed è proprio per questo che il prof. Nicola Pice, sostenitore fino all’ultimo della candidatura di Bitonto, di fronte alla fine di questo viaggio ha proposto una ben altra reazione allo sconforto. 

Se fossi nel sindaco Michele Abbaticchio, ignorando i fatui piagnistei e gli inutili patetismi, ma soddisfatto di un notevole punto d'arrivo, farei subito un gemellaggio con Parma”, ha commentato lo storico professore bitontino in un post su Facebook. “Allora, a gemellaggio fatto, una bella idea sarebbe quella che Bitonto e Parma realizzassero per il 2020 la messa in scena di un'opera traettiana (un melodramma, non lo Stabat o il Miserere, e senza esterofilia): non siamo la capitale della cultura, ma abbiamo un capitale della cultura di cui poter sempre andare orgogliosi” ha concluso Pice nel suo post.