La storia della tavola duecentesca di San Francesco conservata a Bitonto

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli, Video, Inchieste
16 febbraio 2018
Photo Credits: BitontoTV

Un tesoro unico: si tratta di una delle più antiche raffigurazioni del Santo d'Assisi

Tutti conoscono il ritratto di san Francesco d’Assisi nella Basilica inferiore a lui dedicata nel paesino umbro. È attribuita al grande maestro Cimabue e da alcuni è considerata una delle raffigurazioni più fedeli delle sembianze del Poverello di Assisi. Ma non molti sanno che a Bitonto nel Museo Diocesano è conservata una tavola duecentesca raffigurante proprio l’Alter Christus, una delle prime raffigurazioni del santo, ancor più antica di quella di Cimabue. 

Secondo una tradizione, quest’icona sarebbe stata commissionata da parte di Federico II di Svevia e conservata (questo lo sappiamo certamente) nel Castello Svevo di Bari. Alla metà del Cinquecento l’icona sarebbe stata portata a Bitonto durante una predicazione quaresimale e qui sarebbe poi rimasta, sicuramente per l’affetto della città per il santo, che lo aveva proclamato patrono nel 1357

L’immagine che possiamo attualmente vedere sulla tavola in legno di noce dell’icona non è esattamente come l’originale medioevale, databile poco dopo il 1255. Lo sfondo era inizialmente bianco-argentato, grazie alla presenza di lamine di stagno, per richiamare lo stile bizantino che voleva lo sfondo dorato, simbolo della presenza divina. Una volta ossidato, si è ricorso alla ridipintura con tre colori, il rosso, che richiama allo spirito divino, l’azzurro, che simboleggia la trascendenza, e, con uguale valenza del dorato, il giallo. Quest’ultimo colore è solo parzialmente visibile subito sotto il segmento azzurro, eliminato per lasciar trasparire lo sfondo precedente.

Fortunatamente la parte centrale, quella in cui è presente l’immagine integrale del santo, si è conservata molto bene ed è appunto quella originale duecentesca. In realtà il recupero dell’intera raffigurazione è stato possibile solo dopo un restauro condotto nel 2004, diretto da Francesca Pellegrino e dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali di Bari, durante il quale è stata eliminato un dipinto dell’800, ma che ha potuto far venir fuori un’immagine dalla rilevanza ben più notevole. 

Diversamente da altre icone coeve, la nostra mostra il santo con il libro aperto, rappresentante la Scrittura, nella mano sinistra, con due versetti della lettera ai Galati di san Paolo: “Io porto le stimmate di Gesù sul mio corpo. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia”. La norma è la regula fidei, il nuovo corso che san Paolo contrappone alla Legge mosaica, sostituita ora dalla sorprendente novità della croce che porta alla salvezza. Questa vicinanza tra il passo paolino e la filosofia francescana, riassunta nel saluto “Pace e Bene”, è senz’altro il motivo per cui l’autore ha voluto qui citare san Paolo. L’altra mano, in linea con quanto detto, non è benedicente, ma rappresenta appunto un saluto. Come segno della partecipazione alla passione di Gesù, sia le mani che i piedi di Francesco presentano le stimmate, che insieme alla ferita sul costato sono suo attributo tipico che, secondo la tradizione, aveva ricevute durante una meditazione sul monte della Verna nel 1224 e mantenute fino alla morte.

Il volto del santo, attorniato dall’aureola, è inespressivo, come da tradizione bizantina, ed è caratterizzato da linee decise, che danno quasi un senso di ieraticità. La tonsura visibile sulla sommità del capo si lega all’approvazione ecclesiastica della Regola ricevuta da Francesco, mentre l’orecchio allude alla capacità del santo di farsi uomo dell’ascolto. Nota particolare necessita la posizione dei piedi, stranamente di profilo e non frontalmente, forse per simboleggiare la disposizione di Francesco alla sequela di Gesù. 

Quest’icona rappresenta un tesoro ricco di storia, arte e religiosità, un unicum della iconografia francescana e del patrimonio artistico bitontino. Conoscerla, valorizzarla e diffonderne bellezza è il compito di ogni bitontino attento alla propria ricchezza culturale. 

Nel video servizio allegato don Peppino Ricchiuto, direttore del Museo Diocesano di Bitonto, spiega le origini e l’importanza artistica della tavola.