La storia dei santi protettori della Città di Bitonto

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste
02 febbraio 2018
Photo Credits: BitontoTV

La storia dei santi protettori della Città di Bitonto

Da san Chirico alla Vergine Immacolata, attuale patrona

A chiunque si chieda quale sia il santo patrono che veglia sulla città di Bitonto, la risposta sarà: la Vergine Maria Immacolata. Sono ormai più di tre secoli che ufficialmente la Madonna compare come patrona della nostra città (ne abbiamo già parlato altrove), dopo che nel 1703 fu eletta tale dal Capitolo Cattedrale, come omaggio da parte dei bitontini per il suo costante intervento contro pesti e cattive condizioni climatiche. Ma non tutti sanno che Bitonto nella sua storia ha avuto anche altri patroni e altri santi protettori, che la città ha invocato nel corso del tempo nei momenti più difficili della sua storia. 

I santi diventavano interlocutori privilegiati per il popolo, che sentiva più “vicini” e a cui rivolgeva preghiere, novene e tridui. La pietà popolare, che nel momento del bisogno accorre al suo santo protettore, ognuno specifico a seconda della categoria di persone o malanni o sciagure per cui si chiede intercessione, si riconosce in questi riti, che diventano il solco nel quale la fede si cementifica e da cui si acquisiscono i modelli della virtù cristiana. 

Bitonto, con la sua chiesa plurisecolare, ha sin dall’inizio della sua storia invocato la protezione dei santi. San Pietro è uno dei primi, anche se non ufficiale, a causa della leggenda che lo vuole a Bitonto nel suo viaggio verso Roma. Ma il primo vero e proprio patrono lo troviamo nel 860, quando i Saraceni minacciavano le coste della Puglia. Mentre a Santo Spirito il Castello viene attaccato dall’assalto saraceno, come la stessa Bitonto, la leggenda narra che san Chirico (o san Quirico), martire fanciullo a Tarso del IV secolo, molto noto nel Medioevo, sia apparso di fronte alle mura cittadine in veste di guerriero, mettendo in fuga così i Saraceni. È da questo momento che a Bitonto il culto di questo santo si diffonde, anche grazie alla costruzione di una chiesa a lui dedicata situata tra la Cattedrale e Porta Robustina. Era celebrato il 15 luglio con un culto importante, che perdurò, seppur affievolito nel tempo, fino all’inizio del secolo scorso, quando la chiesa fu demolita.

Altro santo patrono di Bitonto fu san Francesco d’Assisi, eletto a custode della città nel 1357. Erano passati solo settant’anni da quando la chiesa conventuale dell’ordine del Poverello di Assisi era stata costruita e il culto del santo si era diffuso moltissimo in tutti gli strati sociali della città. La congiuntura economica particolarmente negativa per il popolo, ridotto allo stato di povertà, aggravata dalle frequenti siccità, e la simpatia dei ceti aristocratici e mercantili emergenti, da cui Francesco stesso discendeva, aiutarono tale diffusione. E sono proprio i nobili che nominano l’Alter Christus proprio patrono. Anche se certo ha influito anche la vulgata per cui san Francesco sia passato da Bitonto nel suo viaggio verso l’Egitto. 

 

L'immacolata e i santi protettori di Bitonto, Carlo Rosa, 1656.

 

Di fronte all’imperversare della peste, tra XVI e XVII, Bitonto invocava due santi che notoriamente erano taumaturghi e antipestiferi, san Rocco e san Sebastiano. Nel 1528 a san Rocco furono rivolte le preghiere dei bitontini per scongiurare la diffusione in città della peste e, dinanzi al miracolo dell’indennità dall’epidemia, in segno di ringraziamento fu nominato patrono di Bitonto e gli fu dedicata una chiesetta, con un cisterna, in ricordo dell’aiuto per le precedenti siccità. Il suo culto si affievolì molto con l’elezione a patrona dell’Immacolata, ma ancora nel 1836 i bitontini ringraziano san Rocco per aver protetto la città dalla peste, che tornava a imperversare in quel periodo il Meridione, come poi anche nel 1886. 

Due santi legati alla tradizione del Regno di Napoli e al tempo stesso importanti nella vita religiosa bitontina sono san Gaetano e sant’Andrea Avellino, l’uno più volte ringraziato dalla città per il dono dell’acqua per i campi oppressi dalla siccità, l’altro liberatore da mali apoplettici. Entrambi sono invocati e ringraziati come patroni minori di Bitonto nel 1625, raffigurati poi nel 1656 da Carlo Rosa nel soffitto della chiesa dei Teatini, quando san Gaetano non era ancora stato canonizzato. Il loro culto continuò anche nel XVIII secolo, con il ridesto della devozione nei momenti critici per la città. 

Come questi ci sono altri santi patroni secondari, o protettori, che Bitonto condivide con Napoli o la tradizione del suo Regno. Ecco spiegata l’elezione a protettori, nel 1637, di santa Teresa d’Avila, san Francesco di Paola, san Domenico, san Gregorio Armeno. Di questi il santo calabro fu poi proclamato patrono nel 1640, con una tradizione poi risvegliata da mons. Aurelio Marena.

Ancora nel Seicento, secolo di accumulazione di santi e di accrescimento delle associazioni laicali dedicate a un santo, non deve stupire se Bitonto continuava a rivolgersi anche ad altri santi, soprattutto come tutelari dell’economia agricola cittadina e come difensori dal diffondersi della peste. È così che nasce il culto alla Madonna del Rosario (la devozione a questo titolo della Madonna ebbe molta fortuna anche dopo Lepanto), a san Francesco Saverio, portati in città dai gesuiti, san Michele Arcangelo, la Vergine Immacolata, sant’Agostino e sant’Antonio da Padova. In seguito all’intervento di questi santi nel fugare la peste dalla città, a Carlo Rosa venne commissionata una nota tela della Madonna con il bambino attorniata dai santi protettori nel 1656 (oggi conservata nel Museo Diocesano). 

Tra i santi invocati dai bitontini, poi diventati protettori per i meriti conseguiti per la città, ritroviamo anche san Biagio nel 1664 e poi nel 1726, intercessore contro i mal di gola, san Gregorio Taumaturgo e Maria SS.ma della Purificazione nel 1691, per aver anche loro allontanato la peste in quell’anno. Proprio in quell’occasione il morbo aveva lasciato la città solo quando la processione del popolo, che sfilava in penitenza, ebbe raggiunto la cappella di Maria SS.ma di Costantinopoli, attigua all’attuale Teatro Traetta. A ricordo dell’avvenimento una tela dell’Altobelli raffigura la Vergine che presiede alla città (1698).

Ultima santa protettrice della città, dopo l’elezione di Maria Immacolata a patrona, che dominerà incontrastata per tutto l’Ottocento e il Novecento nella devozione ai santi in città, fu sant’Irene, che intercedeva per i bitontini contro le gelate e l’abbassamento di temperature, diffusi nel XVIII secolo, nel 1732 e poi nel 1750.

La storia religiosa della nostra città rappresenta solo uno spaccato di uno scenario, quello del Regno di Napoli, in cui la devozione ai santi e il pietismo, poco colpiti dalle stoccate controriformistiche, rimasero a lungo l’unico vero campo dell’esercizio della fede per i più semplici. Le pratiche di devozione poi aumentarono proprio in un periodo, il ‘600, particolarmente scosso da sommovimenti economici e politici, ma anche da situazioni di instabilità, come le diffusioni della peste. Ma in fondo ogni occasione di pericolo e di gravità sono spunto per i bitontini per invocare la protezione del cielo, quasi una cartina tornasole da cui leggere i fatti economici, sociali e politici del nostro territorio. È alla luce di ciò che, credenti o no, dobbiamo riconoscere l’indiscusso valore di questa secolare tradizione. 

 

Fonte:

Grazia Minenna, I Santi protettori della città di Bitonto, Studi bitontini, n. 69, 2000