Internato nei campi di lavoro tedeschi durante la II Guerra Mondiale: la storia di Emanuele Coviello

Savino Carbone
di Savino Carbone
Video, Inchieste
08 febbraio 2018

Arrestato dopo l'armistizio, rimase imprigionato sino al 1945. L'emozionante videointervista

Una testimonianza unica sugli orrori della guerra e su quanto subito da migliaia di soldati italiani. Emanuele Coviello, 93enne bitontino, ha raccontato alle telecamere di BitontoTV la sua esperienza da internato nei campi di concentramento del Reich durante la Seconda Guerra Mondiale. 

Appena maggiorenne, fu costretto ad arruolarsi nel 1943. L’8 settembre dello stesso anno era di stanza a Rovereto, nel 132° reggimento artiglieria corazzata “Ariete”, quando seppe dell’armistizio. Emanuele, così, fu arrestato e condotto assieme ai compagni verso la Germania, per essere destinato al lavoro forzato nelle fabbriche tedesche. Come successo a Bartolomeo, il calzolaio ultranovantenne, la cui storia fu raccontata dalla nostra testata nel 2016.

Coviello diventò uno dei tanti Internati Militari Italiani che non godevano dello status di prigionieri di guerra e, quindi, della protezione di Ginevra. Fu portato al campo di Neubrandenburg, uno dei più grandi centri di internamento tedechi, costretto a vivere con altri ventiquattro italiani in una baracca di dimensioni ridotte, con pochissimo cibo.  

Da lì iniziò il lavoro nelle fabbriche, sia statali, per produrre armi e mezzi, che private. Nell’arco di due anni Emanuele fu impiegato nel nord della Germania, poi in Polonia - dove si occupò dell’assemblaggio dei temibili missili V1 e V2, utilizzati dai nazisti per bombardare Londra - quindi nella costruzione di baracche per i rifugiati tedeschi e polacchi che scappavano dal fronte russo. 

La prigionia terminò a maggio del 1945, anticipata da alcuni segnali, come la distruzione dei documenti dei campi e delle fabbriche. L’Armata Rossa liberò la Polonia e la Germania, così Emanuele potè fare ritorno a casa. Rientrò a Bitonto mesi dopo, pochi giorni prima della festa dei Santi Medici.

Esperienze, insomma, che hanno toccato l'animo di Coviello: durante l’intervista, a tratti davvero passionata, il 93enne non manca di invitare i giovani a ribellarsi a qualsiasi forma di estremismo che possa condurre il paese verso la dittatura e la guerra.

La testimonianza video è stata realizzata grazie al contributo dei colleghi Marino Pagano e Michele Cotugno, che, proprio ieri, hanno dialogato con Emanuele nei saloni del Torrione, durante la rassegna Memento.