Al Torrione Gigi Di Fiore ha presentato 'Briganti! Controstorie della guerra contadina nel Sud'

Francesca Ventrella
di Francesca Ventrella
Cultura e Spettacoli
05 febbraio 2018

Al Torrione Gigi Di Fiore ha presentato 'Briganti! Controstorie della guerra contadina nel Sud'

'Una guerra feroce come in Vietnam'. L'evento inserito in Memento

"Canto per la dignità di uomini che tanto abbiamo avuto, canto un canto di uomini che sono stati Briganti!”, con questo inno si è conclusa la visione del film "Li chiamarono...Briganti!", tenutasi sabato 3 febbraio presso il Torrione Angioino, seguita dalla presentazione del libro "Briganti! Controstorie della guerra contadina nel Sud" dell'autore Gigi Di Fiore, in un incontro moderato dal giornalista Marino Pagano. L’evento è stato inserito all'interno della rassegna culturale "Memento", per il progetto "Avere memoria per custodire il bene" a cura del Liceo Linguistico European Language School.

"Briganti o eroi?" si chiede Fiorella Carbone, preside del Liceo Linguistico "è gente povera che ha amato il nostro sud difficile ed a macchia di leopardo". Il giornalista Pagano ha domandato all'autore Di Fiore quanto sia importante dare valore al tema del brigantaggio, che è un "momento di guerra civile e, storiograficamente, rappresenta la sopraffazione dell'uomo sull'altro uomo, dell'identità su un'altra identità, di un potere su un altro potere", all'interno degli avvenimenti storici da ricordare. "Il ricordo deriva dal cuore ed è diverso dalla memoria, che è dovere dello Stato", ha risposto Di Fiore. Perciò, a detta del giornalista de “Il Mattino”, il brigantaggio merita di essere inserito all'interno della memoria. 

“È stata una guerra così feroce che l'entità dei morti è sconosciuta. Massari parlò di 50.000 morti nel primo periodo, ma molte fucilazioni erano condotte senza essere rapportate, la gente era prelevata senza processi e fucilata – ha proseguito Di Fiore – Fu una guerra senza quartieri con episodi efferati di sangue, uomini martoriati, una guerra così dura che gli stessi militari non riuscirono a sopportare, si parlò di circa 50 suicidi. Molti erano in ospedale per malattie infettive; fu una repressione selvaggia ma si cercò di non lasciare traccia per l'imbarazzo di tutto ciò che stava accadendo. Era il Vietnam di allora." 

Il giornalista Pagano ha poi sottolineato le appendici importanti all'interno del libro, con una bibliografia molto vasta, ricca di note e con un significato icastico. Un libro che merita di essere letto, in cui spiccano tre figure in particolare: Carmine Crocco, Donatello Crocco e Cosimo Giordano. "Non è una rivendicazione nel senso storico delle figure ma un'autocritica del gattopardismo delle classi dirigenti, le quali temevano che la rivendicazione sociale si potesse trasformare in rivendicazione politica", ha affermato.

Infine, Di Fiore ha ricordato il massacro di Pontelandolfo - la rappresaglia dell’esercito regio ai danni di civili indifesi - "emblematico, rappresenta cosa fu esattamente il brigantaggio, una storia complessa, in cui si sono riscontrate responsabilità di chi aveva potere sociale ma è ugualmente la storia del nostro Mezzogiorno di cui noi portiamo un peso importante". 

Dopo le riflessione dell'autore del libro, l’assessore Rosa Calò ha lanciato un monito molto intenso: "Il brigantaggio dev'essere oggetto di conoscenza per tutti, non esclusivamente di coloro che si sono appassionati, perché la questione meridionale è giustificata attraverso ragioni politiche e sociali, attraverso la quale si possono approfondire altri eccidi. Non si trova sui libri di scuola. Per vivere una cittadinanza consapevole e poter individuare degli spazi di impegno ci vuole consapevolezza che ci è data proprio attraverso questi impegni ed eventi. Questa conoscenza dev'essere allargata per evitare di porsi in maniera pregiudiziale dinanzi agli eventi. Bisogna comprendere e capire profondamente".