Stelle cadenti

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia
22 gennaio 2018
Photo Credits: Lisa Fioriello

Stelle cadenti

Quello che manca nel dibattito pubblico sul siluramento di Cariello

La vicenda della clamorosa esclusione di Francesco Cariello dalle elezioni primarie per il Parlamento interne al M5S ha un risvolto inquietante, che pure sembra non aver colpito più di tanto l'opinione pubblica. 

L'attenzione, com'era prevedibile, da giorni è catalizzata dalla nemesi grottesca del giustizialismo politico in salsa grillina: "A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro... che ti epura", si potrebbe dire, citando Pietro Nenni. E così il dibattito si accanisce intorno a regolamenti e procedure, cavilli interpretativi e retroscena. Nella ridda di polemiche, per la verità non poco noiose, sull'ermeneutica delle Regole del Movimento, solo la lettura politica dell'accaduto offerta dal diretto interessato, con una non troppo velata accusa di dirigismo rivolta al leader Luigi Di Maio, riesce a dare un po' di sostanza e di serietà alla discussione.

Tuttavia, non è nemmeno questo il nòcciolo della questione. Ad essere inquietante è piuttosto ciò che manca, vistosamente, al dibattito in merito alla ricandidatura negata di un "portavoce dei cittadini": l'analisi del quinquennato parlamentare di Francesco Cariello. In tutti i comunicati, le reazioni, le interviste, le dichiarazioni di questi giorni sulla vicenda, l'argomento non è stato neppure sfiorato. 

Al momento di esprimersi in merito all'opportunità che Cariello venisse o meno riproposto per un ruolo parlamentare, il giudizio sul suo operato si è rivelato, semplicemente, superfluo. Non negativo o positivo a priori, non pregiudiziale, non viziato, non strumentale, no: del tutto ininfluente. Sia che si fosse tra i "detrattori", sia che si fosse - ed è questo che più colpisce - tra i "difensori" dell'enfant prodige della politica bitontina. Ciò che egli ha realizzato, talvolta anche in maniera pregevole, in questi anni, non merita di essere discusso. Non c’entra con la sua ricandidatura. È un’altra questione.

Che Cariello in questi anni abbia fatto bene o male non è mai contato in questa vicenda, e non solo per chi doveva vagliare la sua autocandidatura, ma per lui stesso, nel momento in cui ha proposto degli argomenti per protestare contro la propria esclusione. Non importa quel che il portavoce del popolo ha fatto e detto, concretamente, durante il suo mandato; è un argomento marginale, secondario e che in ogni caso non c'entra con la sua possibilità di proseguire il suo impegno pubblico.

È un punto che deve fare riflettere sulla natura del formalismo pentastellato. Secondo questa prospettiva, la forma non solo è sostanza, ma è l'unica sostanza. Il che significa che la legittimità del rappresentante democratico non solo qualifica il suo significato politico, ma lo esaurisce: il portavoce dei cittadini ha come suo unico compito, quello di essere degno di essere un portavoce. Di chi sia quella voce e cosa dica non ha alcun valore.

Se quest'analisi ha un fondo di verità, allora il grillismo dimostra di essere il rovescio di quell'immobilismo politico contro il quale è nato: l'uno e l'altro sono due facce della medesima impossibilità di fare politica. Posto, cioè, che la politica non cambia le cose e non le cambierà, e che su questo punto non c'è, letteralmente, "niente da fare", la battaglia si sposta sul piano della legittimazione di chi deve essere eletto per non far nulla. In breve, il punto d'onore dei pentastellati diventa: nessun politico può, nei fatti, operare il cambiamento; noi, però, siamo qualificati, certificati, garantiti per non farlo. Nichilisti della politica sì, insomma, ma con stile: nichilisti onesti e trasparenti - vuoi mettere la differenza!

Quella grillina è, in fin dei conti, una magnifica lezione di estetica: ogni immagine è la percezione che se ne ha. Nella fattispecie, l'atteggiamento di chi non si sporca con la politica può essere guardato sotto due luci diverse; c'è chi tiene le mani in tasca per nascondere il lerciume di cui si è macchiato coi suoi maneggi privati; e poi c'è chi - i pentastellati, chiaramente - tiene le mani in tasca per rivendicare, con orgoglio, di averle pulite e di continuare a volerle tenere pulite. È, in fondo, il modello di salubrità degli "igienisti della politica": la sterilità, impeccabile nella sua consequenzialità logica: dove non c'è vita, non può esserci malattia.

Il risultato di questa vicenda è, allora, che domande del tipo "per cosa sarà ricordato negli annali di storia patria l'onesto parlamentare Francesco Cariello?" risultano, semplicemente, destituite di ogni fondamento. Ogni astro nascente nel firmamento della politica grillina ha come sua propria vocazione quella di essere una meteora: effimera, forse, ma bellissima. Estetismi postmoderni.