Il sorpasso di Risi rivive nell'adattamento teatrale con Giuseppe Zeno e Luca di Giovanni

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
15 gennaio 2018
Photo Credits: vocespettacolo.com

Il sorpasso di Risi rivive nell'adattamento teatrale con Giuseppe Zeno e Luca di Giovanni

È andato in scena sabato al Traetta con la regia di Guglielmo Ferro

“A me Modugno mi piace sempre, questo "Uomo in frac" me fa impazzi', perché pare 'na cosa de niente e invece c'è tutto: la solitudine, l'incomunicabilità, poi quell'altra cosa, quella che va di moda oggi... la... l’alienazione”. Questa battuta, che Bruno Cortona dice a Roberto Mariani nella commedia all’italiana de “Il sorpasso” andata in scena lo scorso sabato al Teatro Traetta, è senz’altro la cifra stilistica dell’intera opera. Il rifacimento per il teatro del film di Dino Risi, con la regia di Guglielmo Ferro, ha avuto per protagonisti Giuseppe Zeno – nei panni di Vittorio Gassman – e Luca di Giovanni – nelle vesti di Jean-Louis Trintignant. 

Il viaggio on the road di Bruno e Roberto, metafora anche di un viaggio dell’anima e di una condizione esistenziale – è riproposto come nel film. Al centro del palcoscenico una riproduzione della Lancia Aurelia B24 S, divenuta simbolo di un intero periodo storico contrassegnato dal Boom Economico degli anni ’60. 

La dinamicità degli spostamenti è assicurata da un accurato progetto di retroproiezioni che il pluripremiato scenografo Alessandro Chiti ha realizzato. Le soste che i due compiono sono rappresentate mediante una scenografia pensata geometricamente su due livelli spaziali, nella misura in cui il palcoscenico viene suddiviso in rettangoli immaginari, ai quali ad ognuno viene data una precisa collocazione. Così prende vita la dimora dei parenti di Roberto, la casa della moglie di Bruno, e persino il famoso litorale toscano ultima sosta del viaggio.

È la mattina di ferragosto e Bruno Cortona – nullafacente, cialtrone, e anche un po’ rozzo – piomba nella vita del giovane studente di legge Roberto Mariani – educato, timido e impacciato -, e lo persuade a seguirlo in una piccola gita. Quello che doveva essere un viaggio di poche ore si trasforma in un decisamente più lungo tragitto. I due infatti, così differenti caratterialmente, rilanciano continuamente la pièce e in un gioco di ruolo ora si sovrappongono, ora si annullano. 

È qui ripresentato anche l’Io pensante di Roberto che si dimena tra quello che vorrebbe dire e quello che poi realmente compie. Perché il giovane subisce, rapito e forse anche un po’ manipolato, l’energia e la vitalità di Bruno che lo allontana dalle responsabilità. È la piccola borghesia lavoratrice, rappresentata da Roberto, che rimarrà schiacciata sotto il peso dell’individualismo furbesco e amorale del resto della Nazione. A questo serve, simbolicamente, il salto nel vuoto che i due compiono e che uccide il giovane studente universitario.