'E la chiamano estate' presentato giovedì al Traetta

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
13 gennaio 2018

'E la chiamano estate' presentato giovedì al Traetta

È la prima fatica letteraria di Valentino Losito

“Un diario sentimentale intimistico” come lo definisce Oscar Iarussi nella prefazione, "un Amarcord di luoghi e nostalgie”, collocate in un luogo in cui non è difficile intravedere Santo Spirito, un tempo marina e riviera di Bitonto, dove un tempo l'autore trascorreva la sua Villeggiatura, emblematico sottotitolo del libro. “E la chiamano estate”, prima fatica letteraria di Valentino Losito, è stata presentata lo scorso giovedì per la prima volta a Bitonto, dopo l’anteprima di dicembre a Santo Spirito

"Valentino è un giornalista che ha deciso di raccontare il mondo, mai sottraendosi alla bellezza che coglie" ha dichiarato Mario Sicolo, moderatore dell'incontro, “il porto di Santo spirito è la cameretta dove Valentino ha elaborato la sua opera. Un porto dissepolto, per parafrasare Ungaretti. Un luogo inteso sia in maniera orizzontale che verticale. Orizzontale perché si trasforma in agorà dove si intrecciano le storie degli uomini, verticale perché è luogo che va verso l'alto, che suscita quesiti esistenziali. Questi racconti sono scorciatoie per arrivare al cuore come racconta nella post fazione”.

Sulla copertina del libro un quadro di Francesco Speranza, “un paradiso che non c'è più, così com'è stato immortalato qui” ha sottolineato Nicola Pice, “la scrittura di Losito è poesia e pittura, tesa alla ricerca dell’esistenza e il suo altrove. Una raccolta di emozioni, di elementi fondanti. Pensare le emozioni sentire i pensieri. Ne deriva una ricostruzione di momenti di vita assai cari che danno il senso del tempo passato e del presente. Un luogo carico di colori e profumi. Un luogo che è paesaggio dell’anima. Raccontare e raccontarsi per ricordare e ricordarsi.

La memoria necessita di continua energia, di continua alimentazione. “E la chiamano estate” è un libro che parte dal vissuto dell’autore, ma per le trame evocate è quasi immediato il passaggio dal particolare all’universale.  È un libro che parla di sé ma che parla di altri, per altri, perché è facile ritrovarsi in queste pagine.

“Questo testo è un piccolo compendio di antropologia culturale, racconta il nostro passato, le nostre storie personali. Valentino parte da situazioni concrete e poi si apre alle riflessioni liriche, pieno di metafore, con un linguaggio figurato. Una riflessione sul senso del tempo. ‘Quando andavamo in villeggiatura’ – andavamo è un imperfetto che richiama un passato che si reitera, aspettare il momento della sosta, una noia che apre alla creatività” è stato l’intervento di Rosa Calò, assessore ai beni culturali.

Nelle battute finali della presentazione anche Enzo Robles ha regalato un pensiero di coraggio per questa raccolta: ”Chi legge il libro di Valentino legge le sue emozioni ma è invitato a vivere anche le proprie. Il lettore mentre legge si immedesima. Ma questo libro non è un libro di ricordi, è solo un espediente meditativo. Un mezzo per farci raggiungere dalla nostra anima. È un inno alla vita.”

"Non c’è che una stagione, l'estate…Un tempo per rinnovare le nostre promesse. Berremo a sorsi ebbri e lenti la sua potente dolcezza. Prima che scivoli verso l’autunno quando ricominciamo a ricordarla e già a convocarla” si legge nel racconto “Le promesse dell’estate”. Le emozioni solitamente non le comprendiamo mentre le viviamo, le capiamo dopo, guardandole con distacco. Così pure i ricordi si posano nella nostra memoria, e ogni tanto escono allo scoperto. In questo libro – che è tutto teso a ricordare con nostalgia i tempi passati – il processo evocativo di profumi e colori è immediato. E se è esiste una mission della scrittura, è questa qua.