Dall'egemonia alle lotte per le piazze dello spaccio. Come è cambiata la malavita locale

Savino Carbone
di Savino Carbone
Cronaca, Inchieste
04 gennaio 2018

Dall'egemonia alle lotte per le piazze dello spaccio. Come è cambiata la malavita locale

Per comprendere l'omicidio Anna Rosa Tarantino bisogna fare andare indietro di venticinque anni

Per comprendere l’omicidio di Anna Rosa Tarantino bisogna fare un salto indietro di diversi anni. Ha ragione il presidente della Regione, nonché ex magistrato Michele Emiliano, che martedì scorso, durante il sit-in di protesta in piazza Moro, ha ricordato quanto avvenne a Bitonto venticinque anni fa.  

A pochi giorni dal Natale del 1991, fu fatto esplodere un ordigno davanti al Commissariato di Bitonto, retto allora dal dirigente Luigi Liguori. Fu in quei giorni che la criminalità bitontina, con una storia legata essenzialmente al mondo agricolo e ai furti - come quelli “spettacolari” ai tir in transito -, si impose a livello nazionale come organizzazione dalle movenze mafiose. 

Negli anni Ottanta, la droga e il contrabbando di sigarette divennero la principale fonte di guadagno della malavita locale, che in poco tempo trasformò la città da feudo minore di Bari a realtà capace di dialogare con i clan del capoluogo. Michele Bux, detto "la pallina”, all'epoca "dominus" della mala locale assieme a Michele D'Elia"seidita”, instaurò una proficua alleanza con Savinuccio Parisi, entrando a far parte di quel consorzio criminale pugliese molto vicino alla ‘ndragheta. 

Gli ingenti introiti contribuirono a rafforzare i clan, i cui equilibri rimasero inalterati per qualche anno. Sino al 1992: D'Elia, che aveva scelto la via della pax con i Parisi, venne ucciso in un conflitto a fuoco con la Polizia. Mario D'Elia e Giuseppe Cassano, fratello e nipote del boss, scelsero di venire a patti con l'allora piccolo gruppo dei Conte, per cancellare l’influenza del clan barese in città. Il clima divenne più teso e furono sempre più frequenti le rappresaglie tra i Conte-Cassano e la fazione Bux. Nel 1996 "la pallina", in odore di pentimento secondo i Parisi, fu freddato da un commando. 

La morte di Bux - nonostante fosse stata ordinata dai vertici del clan barese - significò la sconfitta del gruppo a Bitonto. La città, da allora, è stata il teatro di una lunga guerra tra i clan della periferia, mai capaci di restaurare l’impero del vecchio boss. 

Conte, Cassano, Modugno, Cipriano, Valentini. Nessuno dei presunti mamma santissima locali è riuscito mai ad imporre la propria egemonia o a instaurare pax durature. Dagli inizi degli anni Duemila si sono alternate sparatorie, casi di lupara bianca, omicidi. Tra i principali obiettivi Domenico Conte, che negli anni è riuscito ad aumentare il peso della cosca. 

“Se non c’è il capo è guerra” spiegò nel 2010 l’ex procuratore di Bari, Antonio Laudati, che in quell’estate, durante la quale furono uccisi Michele Cipriano e Michele Elia, non esitò a paragonare Bitonto a Scampia. Toni simili sono stati usati anche dal magistrato Carofiglio e da alcuni esponenti del governo, su tutti Alfano e Bubbico

La cronaca degli anni recenti racconta di una criminalità in totale conflitto. Se si escludono le lotte intestine tra i clan delle periferie, sedate nel 2015 con l’arresto di Giuseppe Cassano (recentemente accusato di aver partecipato alle sparatorie dell’agosto di quell’anno), le tensioni maggiori sono state registrate tra le cosche dei Conte e del centro antico, presidiato dai Cipriano.

Proprio nel borgo vecchio la criminalità ha dimostrato di sapersi adattare ai tempi, riuscendo a conservare i market della droga, nonostante le politiche di riqualificazione dell’area. 

In questo contesto gli investigatori hanno inserito l’omicidio della sarta Anna Rosa, vittima innocente di un’azione criminale che ricorda da vicino un’altra, avvenuta nel 2013, in piazza Partigiani d’Italia. Non ci fu nessun ferito, ma le immagini della sparatoria lasciarono sgomenti l’opinione pubblica e le istituzioni, che da allora poco sono riusciti a fare. Lasciando la sicurezza della città nelle mani di pochissimi agenti.