La 'pantomima' del Re democratico

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia
28 dicembre 2017

La 'pantomima' del Re democratico

Sulla nomina di Farella nello Staff del Sindaco

“Pantomima”. Non è un appellativo affibbiato da giornalisti maliziosi, ma il termine che il Sindaco Abbaticchio in persona, nel corso dell’ultima seduta di Consiglio Comunale, ha utilizzato per qualificare l’avviso pubblico bandito da lui medesimo per individuare a titolo gratuito un consulente politico dell’Amministrazione, difendendosi dalle pesanti polemiche scaturitene.

A maggior ragione, una pantomima al quadrato potrebbe essere definita la procedura ad evidenza pubblica mediante la quale, qualche giorno fa, sono stati assunti con un contratto part-time a scadenza di mandato due collaboratori per lo staff del Primo Cittadino, uno dei quali è Christian Farella, già consigliere comunale in quota alla lista abbaticchiana “Direzione Bitonto”, tra le poche a non aver ancora ricevuto incarichi di governo o sottogoverno dopo la vittoria elettorale primaverile. 

La procedura di selezione – è bene sottolinearlo – è limpidissima dal punto di vista giuridico, tanto più perché si tratta di nomine che la legge riserva alla discrezione del Sindaco – “intuitu personae”, secondo la dicitura corretta. In una temperie in cui, però, la “trasparenza” è diventata un feticcio politico, amplificato dai dispositivi giuridici (come abbiamo già scritto in altre occasioni), la legge obbliga a dare evidenza pubblica ai criteri di quell’intuitu personae, impone insomma di allestire quella che Abbaticchio ha definito “una pantomima”, in cui i vincitori designati dall’inizio fingano di scontrarsi con ignare comparse. E le pantomime della legge vanno celebrate, perfino esaltate, tanto più se ti chiami Michele Abbaticchio e hai fatto di uno dei peggiori idoli dell’etica pubblica contemporanea, il legalismo, la tua bandiera personale.

Ci sarebbero, tuttavia, diverse considerazioni da poter svolgere a margine di questa inappuntabilmente legittima assurdità.

Una prima potrebbe riguardare, sempre dal punto di vista dell’etica pubblica, l’effetto di frustrazione che una simile pantomima suscita in coloro che, ingenuamente, vi partecipano convinti di concorrere ad armi pari con gli altri. La pantomima, quando gli attori lo sono a propria insaputa, diventa una candid camera. E la logica su cui si fonda il successo di un genere come quello della candid camera è, notoriamente, quella del sadismo. Lasceremo ad altri, però, il compito di dedurre da questo punto le relative conseguenze. 

Qui preferiamo soffermarci su un secondo aspetto, più politico. Esso riguarda la natura dell’incarico che, con questo escamotage, il Sindaco ha potuto riconoscere a Farella (sia detto per inciso: un incarico relativo a “funzioni di indirizzo e controllo di spettanza dell’Organo Politico”, per un consigliere la cui carriera politica è stata tutta interna al centrodestra, e che ancora un anno fa era all’opposizione dell’Amministrazione Abbaticchio). 

I bene informati aspettavano questa nomina da mesi, poiché, come si è detto, essendo gli incarichi assessorili previsti per legge inferiori al cospicuo numero di liste che ha permesso la schiacciante riconferma di Abbaticchio, era ovvio pronosticare che agli esclusi sarebbero spettati posti e responsabilità “collaterali”. In quest’ottica, a sorprendere non è (più) tanto la disinvoltura di Abbaticchio, del quale è ormai nota l’abitudine a gestire la propria maggioranza attraverso una logica di spartizione di interessi. Ad essere più significativa, a ben vedere, è la facilità con cui, nella suddetta logica di spartizione, i diversi “azionisti” della maggioranza politica abbiano potuto accettare un principio di equivalenza tra un incarico assessorile – un incarico politico in ragione della sua natura istituzionale – ed un contratto di lavoro part-time, o magari un posto da componente del CdA di una partecipata comunale – incarichi, questi, che “politici” possono esserlo “solo” nel senso del maneggio degli interessi privati.

Questa vicenda mostra, allora, un ulteriore volto dell’abbaticchianesimo: l’appiattimento della Politica degli onori sulla politica degli interessi. Un processo di livellamento, questo, che non comporta un annullamento della tradizionale gerarchia dei poteri esecutivi comunali (Sindaco – Assessori – Funzionari/ Collaboratori/Incaricati/Delegati – Impiegati e tecnici), bensì una sua semplificazione, una polarizzazione quasi caricaturale: sul gradino più alto il Primo Cittadino, in basso tutti gli altri. 

Si spiega così il motivo per cui, in fondo, non costa più di tanto ad una forza politica “accontentarsi” di un posto nello Staff del Sindaco, invece che di un assessorato: perché nell’era dell’Abbaticchianesimo un assessore vale fondamentalmente quanto un funzionario, quanto un consulente, quanto un dipendente dell’unico decisore in ultima istanza.

Michele Abbaticchio si dimostra, una volta di più, l’unico Commander-in-Chief dell’Amministrazione, cui ben si addice l’epiteto, coniato da un filosofo francese, di “Re democratico”: un capo che, per ribadire la propria superiorità, non ha miglior strumento che quello di dimostrare la sostanziale uguaglianza e omogeneità di tutti i suoi sottoposti. “Tutti sono uguali” davanti a Michele Abbaticchio: “uno vale uno”, cioè, praticamente, niente.