I top e i flop del 2017 bitontino

Sabino Paparella, Savino Carbone
di Sabino Paparella, Savino Carbone
Politica, Cronaca, Cultura e Spettacoli
29 dicembre 2017

I top e i flop del 2017 bitontino

Dalla prima unione civile sino alla nomina di 'Città del Sollievo'. Passando per i polveroni SANB e Maria Cristina

LA TOP FIVE

 

Rivoluzione Lungolama

Gli oltre 9 milioni di euro riconosciuti a Palazzo Gentile nell’ambito del Patto per la Città Metropolitana promettono di ridisegnare il volto della città. Un successo al quale il ruolo di Michele Abbaticchio in seno all’istituzione che ha sostituito la Provincia non è estraneo. Interventi significativi di riqualificazione, pedonalizzazione e messa a verde sono previsti per tutto il lungolama, da Piazza Caduti del Terrorismo sino alla zona 167. Il sogno di integrare nel paesaggio urbano l’unica vera risorsa naturalistica cittadina, Lama Balice, sembra così lentamente avviarsi alla realizzazione. Quello che sta iniziando sarà l’anno della progettazione esecutiva. I primi lavori dovrebbero partire all’inizio del 2019.

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Il Sindaco più amato

Può piacere o meno, si può condividere o biasimare il suo modo di interpretare la politica, ma Michele Abbaticchio è il Sindaco con il più alto consenso registrabile nella storia del Comune di Bitonto. Lo dicono i numeri. Da quando è in vigore l’elezione diretta dei sindaci, nessun primo cittadino era stato scelto al primo turno da quasi il 61% dei bitontini votanti, come è accaduto ad Abbaticchio in occasione della sua riconferma a Giugno.  Le disamine sull’astensionismo, sulle alchimie elettorali, sui clamorosi autogol dei competitori, pur tutte legittime, non possono scalfire l’evidenza del dato: nei cinque anni del suo primo mandato, il giovane burocrate outsider della politica è riuscito a conquistare i suoi concittadini e a consolidare la sua posizione tra gli amministratori del barese, proiettandosi ben oltre i confini della scena politica locale. Una popolarità che non è escluso che Abbaticchio decida prima o poi di capitalizzare per sé.

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Sogno Capitale della Cultura

È davvero molto complesso concordare su cosa debba intendersi per “cultura” nella pianificazione politica di un Comune come Bitonto. Sul modo di tradurre in pratica questo concetto, da parte dell’Assessore al Marketing Territoriale Mangini, si può non essere d’accordo, opponendovi argomenti più che validi. Ciò che è difficile contestare è che la sua iniziativa di candidare Bitonto a Capitale Italiana della Cultura, pur perseguita nel tempo sospetto della campagna elettorale, abbia avuto un effetto positivo sulla città, in larga misura coinvolta nella fase di progettazione della candidatura. La presenza di Bitonto nella rosa dei Comuni finalisti, che si contenderanno il titolo per il 2019, oltre all’indubbio ritorno di immagine, ha alimentato soprattutto il circolo virtuoso che, da qualche anno, vede i bitontini rivalutare e riscoprire convintamente la propria terra, investendo nelle sue risorse. Comunque vada a finire, il risultato già raggiunto è tutt’altro che trascurabile.

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Città del Sollievo

Non è solo una dicitura sui cartelli della toponomastica cittadina. Il titolo di “Città del Sollievo” è un riconoscimento che la Fondazione “Gigi Ghirotti”, con il patrocinio dell’ANCI, ha attribuito al Comune di Bitonto per le sue attività e i suoi servizi di assistenza ai sofferenti, in primis quelli erogati dalla Fondazione “Santi Medici” e in particolare dall’Hospice “A. Marena”. Un segno di distinzione che, sin dalla cerimonia di conferimento di quest’estate, non è potuto non apparire anche come un simbolo dell’eredità della mente dell’Opera SS. Medici, Mons. Francesco Savino, oggi vescovo di Cassano all’Jonio.

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La prima unione civile celebrata in città

Lo scorso giugno, per la prima volta dopo l’approvazione del ddl Cirinnà, due uomini si sono uniti civilmente a Palazzo Gentile. Francesco, commesso, e Giuseppe, impiegato per un ente governativo, sono stati la prima coppia ad ufficializzare il proprio amore a Bitonto. 

Un evento, celebrato dal sindaco Michele Abbaticchio, che ha rappresentato una novità importante per la comunità e che ha rotto il silenzio su una tematica rimasta sui giornali, ma mai diventata oggetto di reale discussione.

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LA FLOP FIVE

 

Gli haters della politica locale

Se c’è una cosa che le elezioni amministrative dell’anno in dirittura d’arrivo hanno dimostrato, è che i voti non si prendono su Facebook. Il clima di contestazione contro il Sindaco Abbaticchio sui social media, crescente nei primi mesi dell’anno e per tutta la campagna elettorale, in un certo momento aveva lasciato intendere, forse anche allo stesso interessato, che la sua rielezione fosse seriamente a rischio, quantomeno al primo turno. Il responso delle urne ci ha consegnato una verità molto diversa, ridimensionando fortemente la rappresentazione del malcontento propagata dalla Rete. A dimostrazione di come le bolle dei social media possano amplificare a dismisura la voce minoritaria degli avvelenatori di pozzi ed alterarne significativamente la percezione: un campanello d’allarme, questo, da non sottovalutare, visto che è anche in funzione di quella percezione distorta che determinate scelte di strategia elettorale sono state prese e hanno potuto condizionare concretamente la realtà politica.

 

Fallimento SANB

Ha già bruciato a vuoto diverse decine di migliaia di euro di soldi pubblici la società Servizi Ambientali del Nord Barese, che avrebbe dovuto gestire in maniera unificata il servizio di raccolta e conferimento rifiuti nei comuni di Bitonto, Corato, Molfetta, Ruvo e Terlizzi; ma che, finora, è rimasta solo sulla carta. La possibilità che la SANB muoia prima ancora di nascere è oggi più che concreta: da qualche mese si trova ufficialmente in stato di liquidazione, con una procedura affidata all’avvocato Roberto Toscano, già candidato alla carica di amministratore unico della stessa società e, soprattutto, già in corsa per il PD alle primarie per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra, la scorsa primavera. Prima di decidere se ricapitalizzare la propria partecipazione societaria, il Comune di Bitonto ha chiesto al Commissario ad Acta dell’Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione del ciclo dei rifiuti, Gianfranco Grandaliano, di poter visionare il piano industriale aggiornato, che dovrebbe essere consegnato dai tecnici a giorni. Le prossime settimane, dunque, dovrebbero rivelarsi decisive per il futuro della SANB e delle aziende comunali partecipate – per quanto ci riguarda, l’ASV – che in essa dovrebbero in buona sostanza confluire. Quanto è certo è che sinora a prevalere sull’opportunità di ottimizzare una gestione intercomunale condivisa del ciclo dei rifiuti, ponendo le basi per un abbattimento dei costi per i cittadini, sono state le logiche di campanile, l’attendismo e il timore di una perdita di sovranità da parte di Amministrazioni Comunali incapaci di fare fronte comune. 

 

Project financing e gestione privata di beni pubblici

A quasi sei anni dalla “rivoluzione Abbaticchio”, uno degli strumenti introdotti dal governo cittadino sta mostrando i suo limiti: si tratta del project financing per la riqualificazione e la gestione del patrimonio pubblico e, più in generale, dell’idea di management che coinvolge i privati. Dopo i primi anni sono emerse le difficoltà di chi ha provato a fare impresa con i beni a disposizione del Municipio o di altri enti attivi sul territorio. Il Chiostro di San Domenico, gli immobili inseriti nel progetto Rigenera 167, tutte le attività, tranne la positiva eccezione del campo di via Togliatti (che riesce ad attrarre una importante utenza), sono messe malaccio e molte hanno chiuso. È il caso di chiedersi se privatizzando la gestione di servizi tipicamente pubblici sia possibile fare impresa. Come nel caso della Biblioteca Comunale, che vive un momento di difficoltà dopo la chiusura della progettualità SAC. 

 

A.S.P. “Maria Cristina di Savoia”

È passato un anno e nulla è cambiato. L’incertezza all’A.S.P. è sovrana, aumentata ancor di più nelle ultime settimane con la vacatio alla presidenza, dopo l’uscita di scena di Vito Masciale. La crisi dell’ente, che ha in carico, attualmente, ben diciassette dipendenti (con numerose mensilità arretrate), non ha fine e le sbracciate di Comune, sindacati e singoli esponenti politici servono a poco. 

L’unica speranza di salvezza è costituita da alcune proposte di riqualificazione e presa in gestione avanzate da realtà private: come la cooperativa “Costruiamo Insieme”, che gestisce già un C.A.S. all’interno della struttura, o la Misericordia. 

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Il Partito Democratico di Bitonto

Con la sconfitta alle Primarie di coalizione, la debacle elettorale di Giugno e la fine ingloriosa della segreteria Vaccaro, il Partito Democratico ha toccato il punto più basso della sua storia. Dal misero risultato delle ultime elezioni amministrative, con un consenso attestatosi appena sopra la soglia delle 2500 preferenze, si può solo risalire.

Il tentativo in atto da qualche mese, da parte di pezzi della maggioranza di Abbaticchio, di “colonizzare” il Partito, è in fondo già il segno di una sostanziale resa dei dem nel braccio di ferro con il Sindaco che hanno tenacemente contestato negli ultimi cinque anni. L’atteggiamento mite e conciliante del nuovo segretario, Michele Naglieri, nei confronti del suo omonimo, lo conferma. L’eventuale nome bitontino scelto per rappresentare il PD alle prossime, insidiose, elezioni nazionali, potrebbe sancire il definitivo disarmo, e spianare la strada per l’assimilazione del PD tra le fila di Abbaticchio, che potrebbe così vantare la conquista dell’oggetto del desiderio più ambito dalla politica locale da lustri: la titolarità del centrosinistra.

 

TOP O FLOP?

 

Il Centro di Accoglienza Straordinario del Maria Cristina

Per il secondo anno consecutivo, riproponiamo questo interrogativo.

Aperto a Marzo dell’anno scorso, il CAS ha continuato ad essere al centro di polemiche, pettegolezzi e vere e proprie denunce in questi mesi.  La presenza stabile di migranti e richiedenti asilo a Bitonto sarebbe potuta diventare esempio di inclusione e politiche di integrazione. Peccato che il condizionale, dopo più di un anno, continui ad essere d’obbligo: tranne che per la (triste) vicenda dell’impiego di migranti nel Corteo Storico 2016, la cooperativa “Costruiamo Insieme” ha trasformato il CAS in una zona off limits, di cui si conosce poco o nulla (compresi gli ospiti). Poco ha chiarito, in merito, il generico appello all’integrazione con la città da parte di Ernesto Chiarantoni, uno dei responsabili della cooperativa, in un recente incontro pubblico promosso da Città Democratica. “L’auspicio – scrivevamo un anno fa e ribadiamo oggi con determinazione – è che vengano promosse iniziative volte alla collaborazione tra i migranti e le realtà culturali e sociali più vivaci di Bitonto. La chiusura non farebbe che alimentare il pregiudizio xenofobo”.