Il BiTalk si chiude con il folle Morgan

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
14 novembre 2017

Il BiTalk si chiude con il folle Morgan

Genio e sregolatezza nel suo 'Piano Solo' al Teatro Traetta

Tra gli ospiti della prima edizione del BITalk, incentrata sul tema della follia, sicuramente il personaggio più indovinato è stato Morgan, l’eccentrico e imprevedibile musicista che domenica sera ha presentato il suo Piano Solo al Teatro Traetta: Marco Castoldi incarna perfettamente l’immagine dell’artista tutto genio e sregolatezza.

Sin dalla conversazione pomeridiana con il regista Cosimo Damiano Damato, avvenuta sempre a teatro, è apparso a tutti come un catalizzatore di attenzione. Tutti gli astanti ascoltavano rapiti e divertiti dal suo modo di fare e di semplificare grandi teorie e pensieri: da Dante, a Leopardi fino a Gesù Cristo. E il suo Piano Solo è continuato su questa scia.

Sul pianoforte a coda un calice di vino, un posacenere, uno smartphone, sul declivio del palcoscenico una chitarra – che rimarrà inutilizzata – e una poltrona. Morgan è solo sul palco, accompagnato dai suoi mille sé. “Le mie canzoni vengono fuori in anni di lavoro. Tagli, spezzi, incolli, ami, odi, scomponi, componi. Prima o poi chi sa scrivere canzoni riesce a riconoscere quando effettivamente c’è. La follia c’è quando non c’è l’opera, e viceversa. Le canzoni degli altri mi impegnano meno, le mie sono preziose per me e per la mia umanità, non sono canzonette. Sono canzoni vere. Sono cose che ho da dire. Se non mi danno il premio nobel però, vivo lo stesso” afferma mentre si lascia andare in Cieli Neri dei Bluvertigo, gruppo di cui era membro fondatore.

La maggior parte delle canzoni eseguite sono cover di grandi artisti, come Luigi Tenco – riportato in vita con una versione di Mi sono innamorato di te -, Umberto Bindi in Arrivederci, Cosa sono le nuvole di Domenico Modugno, Lontano dagli occhi di Sergio Endrigo e c’è spazio pure per una versione di Life on Mars di David Bowie. Momento di tutto rilievo l’esecuzione del suo brano Destino Cattivo, che come ha spiegato prende spunto, o meglio si adatta alla Grande Sonata Patetica di Beethoven. Esegue anche una versione di Margherita di Riccardo Cocciante – poi brutalmente svuotata di senso – e La Ballata di Miché di Fabrizio DeAndrè.

Nonostante l’ausilio, solo in alcuni casi, delle basi, di Morgan arriva forte e deciso il talento da musicista, le sue mani sul pianoforte si muovono trascinanti e ipnotiche. Quando suona sembra precipitare in uno stato di trans, come quando appoggia con forza il calice sul piano spaccandolo o quando tra il fumo della sua sigaretta continua a suonare, ma agli Artisti, si sa, è concesso tutto.