Giancarlo Giannini incanta il Traetta con 'Parole Note'

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli
14 novembre 2017

Giancarlo Giannini incanta il Traetta con 'Parole Note'

Inaugurata la stagione teatrale con il recital del famoso attore

"Vedere il mondo in un granello di sabbia / e un paradiso in un fiore selvatico / tenere nel palmo della mano l’infinito / e l’eternità in un’ora". Con questi quattro versi, frutto della genialità profetica e di uno spirito ribelle come quello di William Blake, il grande Giancarlo Giannini ha concluso, sabato 11 novembre, la sua emozionante performance al Teatro Traetta. Parole note è il titolo del recital, interpretato dal noto attore italiano, che ha aperto la nuova stagione teatrale bitontina, organizzata dal Comune in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Un appuntamento inserito, inoltre, all’interno del Festival BiTalk che per tre giorni, dal 10 al 12 novembre, ha coinvolto numerosi artisti in un dibattito sul tema della follia.

Dunque, Giannini non poteva scegliere chiusa migliore per il suo spettacolo se non quei versi di un poeta visionario come Blake in cui i contemporanei seppero vedere solo una vena in follia. Un viaggio fra le più belle poesie che la letteratura italiana e straniera ci ha regalato, condotto da colui che ha dato un volto ai grotteschi ed ironici protagonisti dei capolavori di Lina Wertmüller.

A regnare sul palco del Traetta l’inconfondibile voce di Giancarlo Giannini e la profondità dell’azzurro dei suoi occhi, lo stesso di quel mare d’agosto in cui fu travolto da quell’ ‘insolito destino’ insieme a Mariangela Melato. Nessuna scenografia, solo un leggio depositario di un patrimonio di inestimabile valore, i versi di Pedro Salinas, Garcia Lorca, Poliziano, Pablo Neruda e ancora Dante, Petrarca, Pasolini e tanti altri.

A farli rivivere ci ha pensato un interprete come Giannini che, sfruttando a pieno la forza evocativa della sua calda voce, ha saputo suscitare emozioni senza tempo. Poesie d’amore dedicate a quelle donne, reali o immaginarie, che hanno ispirato gli illustri poeti di ogni epoca. Così l’attore italiano ha ripercorso, dal ‘200 fino ai nostri giorni, quelle atmosfere di passione e malinconia che la letteratura ci ha tramandato. Un itinerario poetico che non poteva non avvalersi anche dell’espressività di un’ arte come la musica.

Ad accogliere Giannini in scena, accompagnandolo per l’intero spettacolo, vi era il sassofonista partenopeo Marco Zurzolo insieme alla sua band. Non un musicista qualsiasi. Zurzolo vanta collaborazioni con Pino Daniele, Zucchero, Roberto Murolo, Chet Baker, Gino Paoli, per citarne solo alcuni. Una coinvolgente esecuzione di brani all’insegna del jazz e blues ha accompagnato Giannini, alternando ai ritmi studiati della sua recitazione quelli travolgenti della musica.

Un essenziale gioco di luci sul fondo del palco ha poi contribuito ed estraniare gli spettatori in sala trasportandoli in quei luoghi onirici ritratti da celebri poeti. Passando da “A Silvia” di Leopardi a “S’i’ fosse foco” di Cecco Angiolieri, fino a “L’orazione funebre di Antonio”, tratta dal “Giulio Cesare” di Shakespeare, Giancarlo Giannini ha guidato il pubblico fra i mille stati d’animo che solo l’amore è in grado di suscitare. Un amore violento, fragile, tenero, disperato come quello cantato da Jaques Prèvert e con cui l’attore italiano ha incantato la platea del Traetta.